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"Se non lo facessi deluderei i miei fans"

Balotelli confessa: "Non sono matto faccio cose divertenti"

Io-Cassano e Rossi possiamo entrare nella storia

Balotelli confessa: 'Non sono matto faccio cose divertenti'
09/11/2011, 19:11

COVERCIANO - Non è matto, fa cose divertenti. Non è forte come Ibra ma lo diventerà. E insieme a Giuseppe Rossi e Antonio Cassano può fare la storia. A Coverciano è il giorno del 'Supermario show'. Raro, infatti, vedere Mario Balotelli in conferenza stampa perchè «non mi piace parlare e se poi si scrive il contrario di quello che dici, fai anche una figura di m…». L'attaccante del Manchester City non ama molto parlare, inizia un pò contratto e risponde a monosillabi, poi si scioglie e regala qualche titolo. «Io più forte di Ibra? Ancora no. Ha ragione lui, devo ancora crescere», ammette. «Mi posso avvicinare ma ho ancora tanto da lavorare. Comunque penso che posso arrivare al top: se sono bravo andrò avanti, se sono fortunato no», dice. Ora che Antonio Cassano e Giuseppe Rossi sono fuori, in nazionale gli occhi di tutti sono puntati su di lui. «Sono abituato alle pressioni, ce l'ho sempre addosso e non cambia niente. Mi sento pronto, sono sempre stato pronto anche se la gente pensa che non lo sono», sottolinea. Di certo, non si vede come un matto. «Non sono matto per niente, posso fare cose strane o divertenti ma matto proprio no».  Il tandem Balotelli-Cassano, che affascinava il ct azzurro Cesare Prandelli all'inizio della sua avventura sulla panchina della nazionale, non ha avuto molte occasioni per esprimersi in azzurro: «Giocare con Antonio è farlo con uno dei più grandi al mondo e nell'ultimo periodo lo stava dimostrando. Lui in nazionale ha giocato bene con Giuseppe Rossi, spero che un giorno lo faremo anche noi». Insieme, possono formare un tridente da sogno. «Secondo me possiamo entrare nella storia, perchè siamo forti», assicura. Mediaticamente non ha nulla da invidiare alle altre star del pallone. «Si tende sempre più a parlare della mia vita privata piuttosto di quello che faccio sul campo», è il suo cruccio. «Capisco che è una cosa normale ma mi dà fastidio. È normale perchè quando sei famoso alla gente interessa più quello che fai fuori». A chi domanda il perchè di certi suoi atteggiamenti, Balotelli risponde: «Se non lo facessi la gente si arrabbierebbe con me, direbbe che sono noioso». Anche i tabloid britannici lo hanno preso di mira: «Fanno schifo», dice a chiare lettere parlando dei giornali scandalistici d'Oltremanica. «Un giornale che mette in prima pagina donne nude per me fa schifo, parlano sempre quando non devono parlare e dicono cose non vere. Nonostante ciò sono i giornali più seguiti. Lì il gossip è peggio che qua. Nel peggio, meglio l'Italia», è il pensiero di Balotelli. Ma a parte questo, ora è in Inghilterra che vede il suo futuro. «Se dovessi tornare a giocare in A lo farei in Lombardia». Nel Milan? «È una squadra che mi piace e non lo nascondo, è una grande società e ci sono tanti campioni con i quali mi piacerebbe giocare. Ma se un giorno ci fossero le basi tornerei anche all'Inter, non c'è problema», assicura, specificando però che «quest'anno sono troppo contento di essere in Inghilterra e per ora posso pensare a un futuro qui». L'addio con l'Inter non è stato dei migliori, in futuro tornerebbe a certe condizioni. «Prima di tutto nessuno mi deve spaccare la macchina se vado in giro per Milano, poi i tifosi devono stare tranquilli e deve essere una squadra che punta in alto. Ma per ora sto bene in Inghilterra e non ho bisogno di cambiare», ribadisce Supermario, che dice di sentire «zero» nostalgia del campionato italiano.  «Il campionato italiano è calato molto, mentre la Premier League è il più bello che c'è e gioco nella squadra più forte d'Inghilterra». C'è stato un momento in cui la sua avventura al City sembrava al capolinea, poi la storia è cambiata. «Il calcio inglese mi ha insegnato il pressing e a rincorrere il pallone quando lo perdo, cosa che prima non facevo. E poi ho più sicurezza perchè gioco con regolarità, mi sento sicuro nel fare cose che prima non facevo». Nella sua crescita è stato più importante Roberto Mancini o Cesare Prandelli? «Tutti e due», risponde il talento dei 'Citizens'. «Quello che hanno fatto per me è stato importante per arrivare a questo punto, ma non parlo della dimensione umana», sottolinea. «Quando ero con Mourinho dicevano che doveva insegnarmi ad essere uomo, ma a questo ci pensano i miei genitori non l'allenatore». «Mancini e Prandelli -continua- mi hanno aiutato soprattutto a livello tecnico-tattico in campo e mi hanno dato quella serenità di giocare che in un certo periodo mi era mancata». La nazionale, poi, «per me significa giocare per il mio paese e rappresentare tutte le persone italiane. Penso sia la cosa più bella che ci sia nel calcio. Ma è ora che in azzurro mi svegli», ammette, alludendo al gol che con l'Italia ancora gli manca.

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di Santo Subito
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