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STORIA DI UN ESODO

Benvenuti al Dall'Ara di Napoli


Benvenuti al Dall'Ara di Napoli
12/04/2011, 17:04

Per qualche ora il Napoli ha raggiunto il Milan (poi vittorioso a Firenze) accarezzando un sogno che in città si respira quotidianamente. Per due giorni Bologna si è tinta completamente d'azzurro, in una festa che è rimasta tale e che per fortuna non ha riscontrato incidenti o scontri fra tifosi e forze dell'ordine. Dell'esodo di napoletani nella città felsinea si sapeva da giorni: biglietti della curva ospite completamente esauriti, numerosissimi tagliandi dei distinti centrali venduti ai supporter azzurri e tante macchioline azzurre che ci si aspettava di vedere anche in tribuna. Ma partiamo dal sabato.
Già sulla A1 in direzione Firenze notiamo un gran numero di automobili abbellite da sciarpe e vessilli di ogni genere, rigorosamente azzurri. Pausa in autogrill, si dà uno sguardo al match che contrappone l'Inter al Chievo. Peccato ha segnato Cambiasso, ma in fin dei conti la cosa sembra non turbare più di tanto chi ormai guarda in avanti e non alle proprie spalle. Sosta in un ristorante fiorentino con annessa bistecca di dimensioni preistoriche, carpiamo che l'Inter ha raddoppiato con Maicon, ma ancor di più il pensiero vola alla partita degli azzurri che devono vincere a tutti i costi, per lasciarci l'ossigeno necessario ad alimentare il nostro sogno e per poi vedere cosa farà il Milan a Firenze. Si arriva a Bologna, una breve sosta e giro in centro nel vivissimo capoluogo emiliano. Si continuano a vedere sciarpe azzurre, sono un po' di meno, ma al contempo aumentano gli echi di accenti non proprio bolognesi. In parole povere, i napoletani già da sabato sera hanno letteralmente invaso Bologna. Città universitaria, piena zeppa di giovani, piena di universitari e lavoratori di altre terre. Ma questo sabato sera, oltre al bolognese non si sente altro che napoletano. Pensiamo: prima o poi ci scapperà una zuffa, uno sfottò troppo pesante, una rissa. Nulla di tutto ciò. Contenti dell'atmosfera andiamo a dormire a notte fonda. Un riposino e siamo pronti per la partita. Finalmente. Il Dall'Ara di solito è rossoblu, ma qualcosa ci dice che il blu diventerà azzurro. Incontriamo tre arzille signore, ci raccontano di non aver mai visto nulla di simile negli ultimi anni. Sono loro a ricordarci dello scudetto che il Napoli vinse proprio qui, un'invasione ormai lontana nel tempo, ma mai così vicina. Hanno simpatia per i napoletani, invisi a quasi tutte le tifoserie. Ci raccontano degli scontri con gli odiati laziali (dissapori calcistici ma soprattutto politici), con i parmensi, con i fiorentini. Ci rendono partecipi dell'ultimo scudetto vinto dal Bologna, nel 1964, quando erano appena diciottenni. Loro sempre abbonate, ora ultra-sessantenni con doppia sciarpa e cuscino rossoblu. Mitiche. Ci salutano dicendoci che oggi possiamo vincere, ma dobbiamo permettere a Di Vaio di segnare almeno una doppietta. Non abbiamo i super-poteri, ma ci impegneremo. L'attaccante qui è visto come un Messia e capiamo subito il perchè. Il buon Marco, nel periodo peggiore della società felsinea dal fallimento del '93, ha pagato gli stipendi ai calciatori più giovani che non prendevano lo stipendio da mesi e il gesto non è passato inosservato. Mitico anche lui. Si entra al Dall'Ara, giusto il tempo di posizionarci nei distinti, a diretto contatto con tanti supporters bolognesi, ma soprattutto con i napoletani che sono più del doppio. In tutto saranno 15000, forse più. Una festa già iniziata insomma. Qualche sfottò (i napoletani che cantano "Siete ospiti!"), qualche piccolo diverbio, ma tutto si svolge nella tranquillità più totale e sotto un sole africano (si superano abbondantemente i 30 gradi) il Napoli si porta nel primo tempo sul 2-0. All'intervallo abbiamo fatto "amicizia" con due tifosi bolognesi seduti al nostro fianco. Ci parlano di Malesani, della società assente, della squadra che non ne ha più dopo una salvezza importantissima e manco a dirlo, menzionano un centinaio di volte Di Vaio. E' il loro Maradona, ne hanno ben donde, quindi ascoltiamo con piacere. Si riprende, secondo tempo più anonimo, un miracolo di De Sanctis e una vittoria per gli azzurri mai messa in discussione. Usciamo dallo stadio mentre tutti cantano 'O Surdato nnammurato, saliamo in macchina e la canzone riecheggia nella nostra mente anche a debita distanza dal Dall'Ara di Napoli o, se preferite, dal San Paolo di Bologna.
Roberto Russo

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di Roberto Russo
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