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Bianchi: "Il Napoli dalla sua ha la continuità"


Bianchi: 'Il Napoli dalla sua ha la continuità'
04/07/2011, 13:07

A Radio Crc è intervenuto Ottavio Bianchi, ex allenatore del Napoli:
“Mazzarri ha dei meccanismi ormai consolidati. Avere la possibilità di continuare con lo stesso gruppo è un vantaggio per l’allenatore, sia per ciò che concerne il lavoro fisico che quello tattico. I calciatori si conoscono benissimo, ma adesso c’è da fare i conti con gli avversari. Certo è che chi ha cambiato la conduzione tecnica farà più fatica a prendere il giusto ritmo. Spero molto che il Napoli possa vincere lo scudetto, magari già la prossima stagione ma ora è prematuro a parere di queste cose. Basta un piccolo infortunio, un problema nella società, un diverbio tra allenatore e presidente per far rallentare la marcia di una stagione. Poi bisognerà vedere anche le altre squadre cosa faranno. Mazzarri e i giocatori sono una forza del Napoli, ma non la sola perché la società vince quando è la società tutta funzione bene, quando la parte tecnica dà il massimo e i giocatori fanno lo stesso. Non basta un fuoriclasse per vincere tutto, il singolo non è vincente se il gruppo e l’allenatore non danno il massimo. Nessuno può pretendere di vincere qualcosa a tavolino. Un calciatore può aver fatto 30 gol l’anno prima, ma se un giovane è più bravo, in campo scenderà lui. Sono dell’opinione che più giocatori forti hai in rosa, più
vinci. Mi sembra opportuno avere più giocatori importanti perché se vuoi vincere non esistono titolari e rincalzi. 10 anni fa, quando lavoravo in Federazione era tutto diverso. Se giocatori di caratura internazionale come Pirlo, per giocare ha aspettato i 26 anni vuol dire che in Italia non sappiamo valutare i calciatori. All’estero invece i giocatori non aspettano di arrivare a 21 anni, i calciatori già a 17 anni giocano nella prima fascia, ovviamente se sono validi. L’Argentina ha vinto molto nell’Under 20. Il problema del vivaio, al di là delle chiacchiere che arrivano, è reale. Quando si allenano giocatori nel vivaio, non si ha necessità di spendere tanti soldi per comprare giocatori, magari anche meno bravi, altrove. Prenderei solo giocatori molto importanti dall’estero e il resto lo costruirei in casa”.

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di Roberto Russo
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