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Bologna, i giocatori contro Porcedda


Bologna, i giocatori contro Porcedda
19/11/2010, 11:11

Il Bologna non crede più nel suo presidente, è come se lo avesse sfiduciato. Sergio Porcedda deve farsene una ragione. E non cambierà niente anche se Porcedda pagherà gli stipendi nel giro di una settimana, probabilmente martedì, come ieri ha promesso alla squadra. Che gli aveva dato fiducia nonostante avesse capito quelle che erano le sue infinite difficoltà economiche, che si era fidata delle garanzie date dallo stesso Porcedda domenica sera, al termine di Bologna-Brescia, sul pagamento degli stipendi. Sì, perché quella frase che il presidente del Bologna ci aveva consegnato alle 20 di lunedì, “tranquilli, è tutto a posto, ho già pagato, gli stipendi sono l’ultimo dei problemi, parola mia”, l’aveva già detta ai giocatori dieci minuti dopo la vittoria contro il Brescia, da qui la loro incapacità di dimenticare e di credere ancora alle sue promesse. Cosa succederebbe se poi Porcedda pagasse davvero? Agli occhi della squadra per certi versi salverebbe la faccia (e non sarebbe un particolare di poco conto) ma mai si potrebbe ricostruire un rapporto tra le parti. E ieri i giocatori del Bologna glielo hanno fatto capire, dopo aver ascoltato a testa bassa le sue spiegazioni e le sue giustificazioni. Ieri mattina Porcedda ha parlato per una decina di minuti alla squadra, che da martedì sera aveva capito e cominciava a tremare, e che già da mercoledì sapeva tutto. Il presidente rossoblu ha cominciato a raccontare che è stato tradito da alcuni funzionari di banca, che lui aveva dato disposizione per il pagamento, che era strasicuro che tutto fosse a posto e che nel primo pomeriggio sarebbe andato in una caserma di carabinieri per sporgere denuncia. A un certo momento c’è stato anche un confronto tra le parti, considerato che la squadra voleva conoscere fino in fondo la verità sia su quello che era successo che su quello che dovrà succedere, ma ecco che ancora una volta Porcedda ha tentato di rassicurare tutti i presenti sui pagamenti. “Avrete tutto, dal primo all’ultimo euro, fossero gli ultimi euro della mia vita li avrete entro una settimana, non più tardi”, ha detto. Chissà se Porcedda avrà visto negli occhi dei giocatori lo scetticismo che alberga nello spogliatoio del Bologna, ancora incredulo per quello che è accaduto, terrorizzato per la penalizzazione in classifica, arrabbiato perché proprio l’uomo che avrebbe dovuto dare il buon esempio sta rischiando di rompere il giocattolo. Ammesso che già non lo abbia rotto. La verità è una sola: se ieri Porcedda avesse pagato almeno l’Irpef avrebbe potuto leggere questo suo passo come un tentativo di voltare pagina, come un segnale importante, di contro quello che è successo non cambia di fatto quello che è stato, e anche per questo motivo la squadra non ha alcuna voglia di tendergli la mano. Tutti con Alberto Malesani, la squadra si stringe attorno al suo allenatore, perché non va dimenticato che domenica il Bologna gioca a Napoli e che c’è un campionato da salvare. In queste ultime ore è stato molto importante il lavoro portato avanti da Marco Di Vaio e Daniele Portanova, che sono i punti di riferimento per tutti nello spogliatoio, ebbene la gente di Bologna chiede a tutti e due di convincere l’intera squadra a non mollare, a reagire di fronte a questo pugno in faccia terribile che mai e poi mai si sarebbe aspettata di dover subire, anche all’inevitabile (a questo punto) penalizzazione in classifica che arriverà, a non coltivare per niente al mondo quegli alibi che lo stesso presidente rossoblu Porcedda le ha servito su un vassoio d’argento. Sentite cosa ha detto Portanova prima di lasciare Casteldebole: “In caso di penalizzazione faremo conto di aver perso qualche partita, noi continuiamo a lavorare, noi pensiamo a giocare a pallone”. Che il Bologna gli dia quanto meno questa possibilità.

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di Salvatore Formisano
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