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Bruscolotti: "L'anno prossimo servono rinforzi"


Bruscolotti: 'L'anno prossimo servono rinforzi'
16/04/2010, 13:04

Ospite di Marte Sport Live, Peppe Bruscolotti, vecchio capitano del Napoli, ha parlato di tutto. Il passato, i vecchi allenatori, i compagni, gli avversari e il Napoli di oggi. "Pal e Fierr è un soprannome che mi ha dato la gente. All'inizio non gli ho dato tanta importanza, ma mi piaceva essere chiamato così". Bruscolotti è sempre stato uno temuto dagli attaccanti avversari. "Non minacciavo gli avversari, ma a volte era meglio per loro che non superassero la loro metà campo. La partita cominciava nel sottopassaggio, dicevo che era più importante per noi. Nessuno però doveva farsi male". Bruscolotti ricorda un intervento cattivo: "Ne feci uno quasi voluto su Vialli. Ci fu un litigio, ma non ho avuto il coraggio d'andare fino in fondo. lo presi per l'orecchio e gli dissi che era il primo assaggio". Il salto nel calcio che conta arriva a Sorrento. "Non pensavo più di rientrare nel giro. Debuttai la seconda giornata e non sono più uscito. L'allenatore Giancarlo Vitale mi disse che c'erano buone possibilità d'inserirmi. A 21 anni arrivai a Napoli grazie a D'Alessio. Era stato l'allenatore del Sorrento. Ho debuttato in campionato con la Ternana. Mi volevano anche Roma e Sampdoria. Liedholm è sempre stato un mio estimatore, il Napoli m'aveva venduto ai giallorossi nel secondo periodo di Vinicio. Poi dopo tutto saltò e non mi è dispiaciuto. Volevo restare qui, pensavo di poter conquistare lo scudetto con questa maglia e ci sono riuscito". I rapporti con gli allenatori hanno avuto alti e bassi in tutti questi anni. "Con Chiappella ho avuto un bel rapporto, era il primo anno della serie A. E' stato come un padre, mi ha dato fiducia. C'era meno feeling con Bianchi, caratteri diversi, ma professionalmente nessun problema. Ho legato di più con Pesaola, Vinicio e Marchesi, il rapporto è stato bello."
L'anno più bello è stato di certo il 1987. "Lo scudetto del 1987 è stato fantastico. Non dimenticherò mai quella giornata. Il San Paolo era impazzito. La città era piena di gioia. Il ricordo più brutto invece è l'1 maggio 1988. La sfida con il Milan. Perdemmo lo scudetto. Il motivo? Il Milan andava come una Ferrari, noi eravamo una 500. Qualcuno ci ricamò sopra, fu molto antipatico". Non poteva mancare una parola sul rapporto con Diego Armando Maradona. "E' stato bellissimo. Mi ero messo a disposizione quando arrivò a Napoli. Gli ho dato la fascia, la meritava. Era giusto anticipare i tempi, oramai ero alla fine della carriera, mi sembrava giusto che prendesse per mano questa squadra e lui mi promise lo scudetto. Quando lo vincemmo, mi chiamò durante un'intervista e mi definì il vero capitano Eravamo legati. Come allenatore penso che l'Argentina sia la squadra da battere, se Diego porta al mondiale giocatori più utili di quelli usati nelle qualificazioni. Mia moglie Mary cementava il gruppo con le famose spaghettate". Con Ferlaino invece. "E' stato il mio unico presidente. Bisogna dargli merito, è riuscito a portare Napoli ai vertici. Lui sentiva molto la partita, era agitato prima di alcune sfide importanti e si raccomandava".
Il feeling con l'azzurro della Nazionale invece non è mai scoppiato. "Mi arrabbiavo anche io per le mancate convocazioni. Credo che potevo far parte del gruppo. Bearzot – nell'under 23 – puntava su chi non giocava in campionato. Alla terza partita glielo feci notare e lui mi disse di restare a casa". Sono tanti gli aneddotti una volta lasciato il calcio. "Mi sono dedicato a tante cose. Potevo rientrare con Naldi, ma mi resi conto che il rapporto poteva essere difficile. Il modo di fare non mi piaceva. L'avventura in politica è nata quasi per caso con alcuni amici. E' stata una soddisfazione". Una parola su Quagliarella e i rapporti con gli arbitri. "Qualche volta li ho insultati e sono stato espulso. Chiaramente dispiace per quello che è successo a Quagliarella, servono tutti adesso per conquistare l'obiettivo dell'Europa. Per un campano ci sono sempre maggiori pressioni, ma siamo noi a dover trasmettere sensazioni positive alla gente. Mi vogliono ancora bene. Ho giocato anche in situazioni precarie e sono andato in campo. I tifosi non dimenticano". L'attaccante più difficile fa marcare? "Ne ho affrontati tanti. Elkjaer? Bei duelli con lui. Maradona? Qualche volta l'ho affrontato in allenamento, ma non potevo mica picchiare Diego. Difficile dire chi possa essere il mio erede, c'è una crisi nel mio ruolo. Grava e Paolo Cannavaro meritano considerazione". Il suo pensiero sulla possibilità di un nuovo stadio San Paolo. "Molto dipenderà dall'assegnazione degli Europei. Ho giocato sedici anni in questo stadio, ho tanti ricordi". Infine Bari-Napoli e le chance Europa degli azzurri. "E' la classica partita difficile. Il Bari può sembrare demotivato, ma non è così. L'ambiente non è dei migliori, non c'è simpatia verso Napoli. Bisogna stare molto attenti. Speriamo di conquistare l'Europa. Ma lo spirito non deve essere quello di sabato contro il Parma. L'anno prossimo ci vorrà qualche rinforzo, ma decideranno loro".

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di Marco Marino
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