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Nel mirino gli "emigranti". E' successo pure a Cagliari...

"Caccia ai napoletani" in trasferta, ma nessuno se ne accorge...


'Caccia ai napoletani' in trasferta, ma nessuno se ne accorge...
14/12/2009, 12:12

NAPOLI - La solita vergogna. Non è più possibile subire in silenzio aggressioni, minacce, insulti, sputi e schiaffi. E’ capitato pure a Cagliari. Dove sono le istituzioni del calcio? Dove sono le persone che l’anno scorso decretarono il divieto assoluto di trasferta per gli ultras azzurri e non perdevano occasione per squalificare il “San Paolo”?
Ripartiamo dall’inizio dello scorso campionato. Uno sguardo dietro per interpretare con lucidità i fatti di attualità. Roma-Napoli. Prima trasferta per i partenopei del campionato passato. Non succede niente. Qualche coro offensivo, soliti sfottò. Nulla in più. Parlano di un treno devastato. Nessuno lo ha visto. Nessuno lo ha filmato. Sono state fatte veicolare, per tutto l’anno, sempre le stesse fotografie che non dimostravano nulla. Allo stadio non è successo niente. Non ci sono stati scontri. Non ci sono state aggressioni. Tra la polizia e gli ultras è filato tutto liscio. Non è successo nulla. Il verdetto del post-partita ha lasciato tutti a bocca aperta. Trasferte vietate per tutto il campionato.
Uno sguardo a quanto successo quest’anno. I tifosi azzurri, quando gioca il Napoli lontano dal “San Paolo”, sanno già che difficilmente potranno accompagnare fuori dalla Campania i loro beniamini. Colpa della fama costruita ad arte dai media e di un accanimento evidente delle istituzioni del calcio. Basta guardare cosa è successo prima, durante e dopo l’ultimo derby romano. Una settimana fa. Tra Roma e Lazio. Scontri tra le opposte fazioni a cominciare dalla mattina. Partita sospesa per lancio di petardi. Cori e striscioni offensivi. Tutta la gara, tra laziali e romanisti, lancio di oggetti, di bombe e di fumogeni. All’esterno “i corpo a corpo” si sviluppavano in ogni zona dello stadio. Le forze dell’ordine tentavano a fatica di tenere sotto controllo al situazione. Se la sono cavata con una multa di piccola entità. Proprio così. Una multa. Per squalificare l’Olimpico lo devono distruggere. Insomma, deve venire giù lo stadio mentre le squadre sono in campo e 10mmla spettatori sulle gradinate. Altrimenti nulla. Quello che vale a Napoli, non vale a Roma. Eppure le leggi identiche, i criteri uguali e le persone che decidono hanno sempre lo stesso nome e cognome.
Lo stadio chiuso a Roma, a Cagliari, a Firenze, a Torino? Non se ne parla proprio. Trasferte vietate? Assolutamente no. Due pesi e due misure che non solo hanno penalizzato gli ultras partenopei, ma hanno messo seriamente a repentaglio l’incolumità fisica dei napoletani che risiedono nelle città dove gli azzurri vanno a giocare. E’ successo a Milano, a Firenze, a Torino e a Cagliari. Lo sanno tutti, ma nessuno è intervenuto. Non c’è stato un cronista che ha riportato quello che è successo. Nessuno si è indignato. Nessuno ha chiesto una squalifica del campo. Questa volta giusta e doverosa.
Un cagliaritano che aggredisce un napoletano residente in Sardegna non fa notizia. E lo stesso vale per un gruppo di juventini che se la prendono con un paio di vecchietti dopo la sconfitta subita a Torino, o una cinquantina di interisti che dopo la partita si dedicano alla “caccia del napoletano”. Con cinte e bastoni. Non ci sono gli ultras azzurri coinvolti. Quindi, non importa a nessuno. Non si scrive. Non se ne parla. Non si denuncia. Nessuna punizione. C’è spazio solo per il ministro degli Interni Maroni. Parla di un fenomeno che non conosce. Come la stragrande maggioranza degli opinionisti. Discutono, sputano sentenze, attaccano, contestano, diffamano, senza conoscere realmente cosa accade sui campi. La sentenza è sempre la stessa. La colpa è degli ultras partenopei. Punto. E basta. Il ministro in carica, quello che ha inventato la tessera del tifoso, contestata dagli stessi presidenti di club perché allontana la gente negli stadi e rafforza il business della pay-tv, mostra i dati. Cifre fredde: gli incidenti sono diminuiti. Quindi, si è sulla buona strada. Ma, soffermandoci sull’ultima giornata, Maroni e le istituzioni del calcio sanno cosa è successo ai napoletani residenti a Cagliari che hanno deciso di recarsi al Sant’Elia? Hanno rischiato di essere massacrati e sono stati costretti a vedere la partita sotto gli sputi, le minacce e le offese continue dei tifosi sardi accomodati in tribuna al loro fianco. Il settore ospiti, com’è noto, era rigorosamente chiuso. Trasferta vietata ai supporters azzurri. Allo stadio solo “gente perbene”. I napoletani presenti non hanno reagito consapevoli di avere una colpa: Lavezzi e Pazienza hanno portato il Napoli sul due a zero. Stesso scenario, anzi ancora più inquietante, ha visto protagonisti i tifosi dell’Inter, della Juventus e della Fiorentina, sempre contro i napoletani emigrati, presenti allo stadio. Non se ne sono accorti. Né i cronisti, né le istituzioni del calcio, né l’osservatorio sulle manifestazioni sportive. E poi parlano di lotta alla violenza, decreti e chiusura degli stadi. Questa volta gli ultras napoletani non c’entrano niente. Ecco perché non fa notizia…

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di Giovanni De Cicco
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