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ESPERTI DI CHE?

Calciomercato, tanto fumo e niente arrosto...


Calciomercato, tanto fumo e niente arrosto...
16/06/2012, 20:06

Si divertono e pure tanto. Inoltre, non si stancano mai di farlo. Lavorano d’immaginazione e, raramente, sono in possesso di informazioni attendibili.
“Venditori di fumo” li chiamano. Il fumo in questione, però, è quello gettato dai cosiddetti “esperti di mercato” negli occhi degli appassionati di calcio. Ingolositi, a volte, come se fossero dei poveretti, tenuti a digiuno per mesi, a cui dare in pasto ogni cosa possibile come fosse una prelibatezza.
Ed ecco che fioccano i nomi e le trattative impossibili: “Il Napoli vuole Ivanovic, Essien e Meireles del Chelsea”.
Si, e Messi ce lo siamo dimenticato? Suvvia.
“La Juventus offre 40 milioni più Giovinco per Cavani”. Ma poi, in Tv va Marotta, dg bianconero e… : “Non c’è nessun contatto con De Laurentiis per Cavani”. La realtà torna, prepotente, a dire la sua.
Come se gli spettatori, i lettori o più genericamente i tifosi, negli ultimi tempi, avessero vissuto sulla Luna. Come se non avessero mai sentito parlare del divario economico che c’è tra le società nostrane e quelle straniere, della differenza della pressione fiscale che comporta costi più alti per le società italiane a parità di benefici concessi al calciatore, di crisi, Fair Play finanziario, bilanci in rosso, fallimenti (i più sfortunati, tra cui i napoletani) o salary-cap.
Già, il salary-cap. Monte o tetto-ingaggi, se preferite. Ormai sanno tutti cos’è e tutti hanno imparato a farci i conti, compresi i tifosi azzurri.
Ora sanno perfettamente di non poter ambire a certi giocatori, di fama internazionale e con stipendi faraonici. Sono diventati quasi tutti competenti in materia, a stampa e Tv sembrerà strano, ma dovrebbero abituarsi all’idea: l’esperto di calciomercato non esiste. Esistono quelli informati e i “cantastorie”. Poi, per capire certe cose, non ci vuole grande esperienza, ma buon senso e un pizzico di conoscenza della matematica. Ma di quella che si apprende alle elementari. Niente di più.
Che continuino a raccontare delle favole. Perdendoci tanto in termini di credibilità e “appeal”. Dopo tutto, è sconveniente solo per loro. O si affidino finalmente a qualcuno che, quando scrive o dà notizie, lo faccia con il cervello acceso. E ben collegato.

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di Pietroalessio di Majo
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