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Bergamo lo rivela a Galliani

Calciopoli, "Per Kakà ho cambiato il referto"


Calciopoli, 'Per Kakà ho cambiato il referto'
15/04/2010, 12:04

NAPOLI - Le nuove telefonate intercettate sono state depositate presso il Tribunale di Napoli. Martedì prossimo il collegio giudicante dirà se le telefonate entreranno negli atti, cosa molto probabile. Quello che viene fuori è che effettivamente tutti parlavano con i designatori, smontando l’idea di una Cupola bianconera (anche se alcune cose fatte da Moggi sono ben diverse, vedi le schede svizzere). Tutti i presidenti avevano una linea diretta con chi decideva gli arbitri da mandare sui campi, si lamentavano per gli errori e facevano richieste.
Una parte delle intercettazioni è inconsistente tra auguri e condoglianze, ma un’altra ha dell’incredibile.
Alcune conversazioni riguardano anche Galliani. Siamo nel 2005, il designatore arbitrale Bergamo è in rotta con Pairetto e il presidente degli arbitri Lanese. Bergamo, così, cerca un appoggio in Galliani e il 28 aprile gli chiede apertamente aiuto: "La Juve mi accusa di voler prolungare la squalifica di Ibrahimovic per non farlo giocare contro di voi". Galliani allarga le braccia: "Non si preoccupi, io sono qui". Il 17 maggio il designatore parla con Galliani del pareggio contro la Juve e lo definisce "un trauma in famiglia". Poi confida un atto d'arbitrio, realizzato di fronte a un fallo intenzionale di un difensore del Lecce su Kakà: "A lei posso dirlo, con Trefoloni abbiamo riscritto il referto arbitrale. Il giudice sportivo non avrebbe capito, ci volevano i toni giusti per una squalifica esemplare".
Facchetti in due telefonate a Pairetto, vicecommissario arbitrale in Uefa, sottolinea il gradimento per il suo intervento in Europa: "Avete già fatto per le Coppe?, avete stabilito per le Coppe?". 
Il
26 aprile il designatore gli dice: "La partita con la Juve era stata preparata bene". Per la Roma parla il ds Pradè, chiama il vicepresidente federale Mazzini prima di Atalanta-Roma:
"Puntiamo su di te".
Da un lato il dispiacere per essersi resi conto che il calcio non si salva quasi da nessuna parte, dall’altra il sorriso degli juventini per aver praticamente dimostrato di non essere gli unici e di non aver, quindi, vinto immeritatamente visto che anche gli altri avevano favori nello stesso periodo e alla fine non esistevano tante differenze.

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di Francesca Fortunato
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