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Campionato, tre grandi rimpianti del Napoli


Campionato, tre grandi rimpianti del Napoli
29/04/2012, 10:04

E’ la frase (più) ricorrente: ma alla fine di una stagione, il destino compensa favori e danni? E’ dibattito fine a se stesso, ma mentre scivolano i titoli di coda di un campionato vivo, vibrante e appassionante, con il portone dorato della Champions che s’intravede in lontananza, l’aritmetica diventa una opinione. Roma 2, Napoli 2: la zona Cesarini è felicità ma anche disperazione, l’estasi di chi trova la gloria e la disperazione per chi è costretto a digerire la polvere d’un colpo basso, e mentre intorno agli occhi dei  «principi» azzurri volteggiano le farfalline d’un diretto che rischia di mandare al tappeto, a ricomparire sono soprattutto i rimpianti.

BIANCO, ANZI NERO - La prima volta in cui la realtà s’è capovolta, d’improvviso, è in una notte magica per gli effetti specialissimi che produce Napoli-Juventus (a prescindere), in quella serata d’onore a guardare le stelle - e quante - un 3-1 che sta per essere consegnato agli archivi con largo anticipo e che invece diviene 3-3 nel finale arrembante di Madame, che si scrolla di dosso la paura, smette di subire, attacca, trova un rimpallo favorevole nella percussione centrale di Pepe e porta a casa un pareggio che toglie a Mazzarri i primi due punti di platino nella corsa all’Europa che conta.

PROFONDO ROSSO AZZURRO - Clamoroso al san Paolo, il 25 marzo, quando gli effetti nocivi della eliminazione di Londra, in casa del Chelsea, non si sono manifestati compiutamente: ma quella è la goccia che fa traboccare l’area di rigore del Napoli, avanti 2-0 con autorevolezza assoluta e poi vittima di se stesso sulle palle inattive che lasciano il segno. Segna prima Spolli, e ci sta, perché è un gigante ed è bravo; poi provvede Lanzafame, che non è Gulliver, infatti rimedia il tap in, andando ad intrufolarsi tra la difesa schierata (e ad uomo) della retroguardia, e rimette in discussione ogni valutazione sulla vicenda: ma la sorte, quando il big ben del campionato avrà ordinato lo stop, è realmente equa?

CALMA, OLIMPICO - Poi c’è Roma, che trasforma il difettuccio in un vizio...Capitale inestirpabile in quel finale che pure pare di calma piatta, perché dopo un primo tempo trascinante, la Roma rimane soggiogata: il Napoli pareggia con Zuniga, scappa via con un Cavani da applausi, produce una opportunità con Maggio, un’altra ancora sempre con Maggio, una serie di percussioni centrali che mandano nel caos la difesa di Luis Enrique; offre persino a Zuniga la possibilità del raddoppio personale. E invece, dal cilindro dello stadio Olimpico, esce Simplicio ed un 2-2 al quale la Sud non osava sperare. Ed allora, nello stanzone, c’è poco da ridere ed molto da recriminare ed ecco che ricompaiono i ricordi spiacevoli che cancellano gli exploit e le rimonte: due punti in meno con la Juventus, due punti in meno con il Catania e altri due punti mollati sul più bello della rincorsa Champions alla Roma, fanno un bottino niente male per chi si sta giocando l’accesso alla nobile Europa e finiscono per rielaborare il campionato attraverso un interrogativo che resta a galleggiare nel bel mezzo delle tenebre dove c’è una dea bendata che nessuno riesce a capire dove realmente guardi per un anno intero.

FONTE: CORRIERE DELLO SPORT
 

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di Luigi Russo Spena
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