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PAOLINO E' CRESCIUTO

Capitano, o mio capitano...


Capitano, o mio capitano...
31/03/2011, 11:03

Considerato per circa un decennio come il fratello meno bravo di Fabio, Paolo Cannavaro si è finalmente preso la sua rivincita.
Come? Sul campo, ovviamente, riuscendo a conquistarsi la stima di tutti (o quasi) i tifosi napoletani, attraverso l’attaccamento alla maglia e, soprattutto, grazie ad un’infinita serie di prestazioni convincenti.
Un vero e proprio riscatto per chi, come lui, ha avuto tante difficoltà ad affermarsi nella sua città. Quel cognome che porta, che richiama alla mente uno dei difensori più forti della storia del calcio, non l’ha certamente aiutato. Oggi, però, è cambiato tutto.
Non solo i napoletani, infatti, hanno cominciato ad accorgersi delle qualità di “Paolino”, come lo chiamano affettuosamente alcuni supporters azzurri. Anche la stampa nazionale, nonché la gran parte di opinionisti, allenatori e giocatori, hanno iniziato a rendersi conto delle qualità del capitano del Napoli.
Soltanto Prandelli, che gli ha preferito Gastaldello e Astori, sembra non essere d’accordo sul valore di Cannavaro, evidentemente non ritenuto all’altezza della Nazionale dal Ct.
Ma Paolino si è tirato su le maniche: la sua Nazionale è il Napoli. Poco importa se quel blu più intenso non verrà vestito, al Capitano basta l’azzurro tenue della maglia che già indossa. Rifiutò squadre ed ingaggi importanti per vestirla, dopo tutto. Si liberò a costo a zero e fece i bagagli per trasferirsi in Serie B.
Un gesto d’amore incondizionato, mai compreso fino in fondo da dirigenza e tifosi. Mai, fino a poco tempo fa, quando De Laurentiis, ammirato dalla continuità di rendimento di Paolino, gli ha prolungato il contratto, che era in scadenza alla fine di quest’anno.
Un riconoscimento dovuto. Perché Cannavaro sta dando tutto e, forse, anche di più. L’esperienza, accumulata negli ultimi anni, lo ha reso un uomo più sicuro e concentrato. Il piccolo Paolino non è più il fratello minore del grande Fabio, ormai: è maturato ed ha imparato a sopperire ad alcune lacune con il “mestiere”.
E, aspettando che se n’accorga anche Prandelli, il buon Paolo continuerà a fare del suo meglio per portare in alto i colori della sua maglia, della sua città e, soprattutto, del suo cuore.
Capitano, o mio capitano…

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di Pietroalessio di Majo
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