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PARLA L'EX AZZURRO

Careca: "A Cavani non manca nulla, è un fenomeno"


Careca: 'A Cavani non manca nulla, è un fenomeno'
07/03/2012, 09:03

La storia, sempre quella. Cavani può battere ancora una volta il mitico Antonio Careca. Per il secondo anno consecutivo può superare un mostro sacro, il partner brasiliano di Maradona. Careca, nella stagione 1988/89 si è arrampicato fino a 19 reti, in quella che è stata la sua stagione più prolifica in maglia azzurra (27 gol in 52 gare, compresa Coppa Italia e Coppa Uefa). El Matador, lo scorso anno, è volato fino a quota 26, superando di slancio anche il record assoluto di Vojak (22 reti nel campionato 1932/33). Quest’anno, dopo il gol a Parma, Edi è a 16 reti. La storia del club è già stata riscritta dal bomber di Salto. Nel mirino adesso c’è re Diego, l’unico attaccante del Napoli ad aver vinto finora la classifica dei cannonieri dal 1926 a oggi.
Careca, Cavani può farcela a vincere la classifica dei cannonieri di serie A?
«Non so se può riuscirci già quest’anno. La concorrenza è molto agguerrita. Di Natale e Ibrahimovic sono due avversari molto bravi e pericolosi nella corsa al titolo. Io ci andai molto vicino ma poi vinse Aldo Serena. In quel campionato c’erano Van Basten, Vialli, Baggio e Ramon Diaz, giocavano davvero i migliori bomber d’Europa».
Insomma, difficile che arrivi primo?
«Però se non è quest’anno credo che possa accadere nella prossima stagione».
L’uruguaiano, come lo fu anche lei, sembra davvero un attaccante spietato.
«Ha grande senso del gol ed è bravo a trovarsi sempre al posto giusto. Poi ha dei colpi da grande campione. Non gli manca nulla per essere un fenomeno e sta dimostrando il suo immenso valore. L’uruguaiano è un vincente che trasmette ai compagni forza mentale ed efficacia. Un artista del gol, un vero numero 9, che segna più o meno come facevo io. E come me non ha sofferto i primi mesi d’ambientamento a Napoli».
Chi le ricorda dei grandi del passato?
«Nessuno. E lo faccio per il suo bene: ai miei tempi non facevano che paragonarmi ad Altafini o a Clerici ma io avevo già 27 anni e certi discorsi non mi spaventavano. Lui, invece, è un po’ più giovane ma ha già tanta esperienza in serie A».
L’idolo del Matador era Batistuta.
«Un altro spettacolare giocatore. Anche a me piaceva tantissimo».
L’attacco del Napoli tutto estro e fantasia?
«Sì, abbonda per la varietà di soluzioni offensive. E poi spesso gli attaccanti, Lavezzi e Cavani, vincono le gare da soli, anche quando la squadra non gioca bene».
Quale è il segreto di Cavani?
«Lo stesso segreto che avevo io: l’equilibrio, la calma, la pazienza e la consapevolezza che il lavoro paga. Giocare e segnare per una grande squadra, su un palcoscenico prestigioso come il San Paolo è un sogno per tutti. Quella è una città magica, intorno alla squadra c’è sempre un’euforia contagiosa, Napoli sembra una città sudamericana».
Può Cavani vincere lo scudetto con la maglia del Napoli?
«Ai miei tempi le squadre vincenti si costruivano intorno a un uomo che faceva tanti gol. Cavani è uno di questi».
La sua risposta è sì?
«Al Napoli manca ancora qualcosa per essere più forte di Milan e Juventus. Magari con qualche altro rinforzo si mette alla pari».
Per vincere lo scudetto deve andare via da Napoli?
«Non credo. Il Napoli ha tutto per poter tornare a vincere. Come sta dimostrando anche in Champions League».
Lei in Italia ha giocato sempre e solo a Napoli. Una scelta?
«Sì. Quando andai via lo feci per trasferirmi in Giappone. A Napoli stavo benissimo: avevo l’affetto della gente e la passione: mi sentivo in famiglia. Ho sempre pensato che avrei potuto realizzare lì le mie ambizioni. E sono contento di quello che ho fatto».
FONTE: IL MATTINO
PdM

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di Redazione
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