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CdS: "Hamsik, il gentiluomo che stregò Napoli"


CdS: 'Hamsik, il gentiluomo che stregò Napoli'
11/01/2012, 11:01

Gli piacciono le spagnole. Una in particolare: il Villarreal. Dei suoi primi sei gol europei, infatti, la metà li ha destinati proprio alla squadra di Pepito Rossi: uno in Europa League e due in Champions. Ma è solo ai primi passi la carriera europea di Marek Hamsik, il ventiquattrenne talento slovacco già alla quinta stagione in maglia azzurra. Del resto, lui in Europa c'è arrivato proprio con il Napoli e pure il Napoli, si sa, solo da poco ha ricominciato a viaggiare in lungo e in largo per il vecchio continente. Ne faranno di strada ancora assieme? Così sembrerebbe, visto che hanno voglia d'andare avanti in buon accordo e visto che il Napoli da tempo sta lavorando sodo per migliorasi e competere anche al di là del solo campionato.
IDENTIKIT - Ma chi è Marek Hamsik? « E' il mio Lampard», disse un giorno Reja, il suo primo allenatore azzurro. Perché come il Frank del Chelsea nella sua testa e nei suoi piedi fa convivere bene le caratteristiche del centrocampista e quelle dell'uomo che fa gol. Non per nulla prima dell'arrivo di Cavani proprio lui è stato per tre stagioni di fila il bomber azzurro in campionato. In passato la stessa cosa era riuscita solo a due altri centravanti: José Altafini e Claudio Pellegrini. E nella storia azzurra solo altri due sono riusciti a fare meglio. Ovvero, capocannonieri della squadra per quattro anni consecutivamente: Beppe Savoldi e un tale che si chiama Diego Maradona. «Chi è il mio erede naturale? E' Marek Hamsik», disse invece Pavel Nedved prima di uscire dal campo definitivamente. E anche stavolta per questione di caratteristiche e di qualità da bomber.
NELLA STORIA - E lo slovacco sembra proprio sulla strada giusta per ripercorrere i sentieri anche europei di quei due campioni. Anzi, seppure con numeri ancora troppo piccoli per possibili confronti, la media-gol europea del napoletano è addirittura, anche se d'un soffio, migliore di quella di quei due "modelli": 0,27 a partita (6 gol in 22 match) per Hamsik, contro lo 0,25 di Lampard (22 reti in 88 presenze nelle coppe) e lo 0,24 di Nedved (29 gol in 118 gare). Comunque sia, un incoraggiante inizio per l'azzurro che ha davanti a sé ancora molti anni e molte coppe per dar ragione a chi in lui vede un talento che sfugge alla rigidità dei ruoli e degli schemi. Hamsik, protagonista e osservato speciale anche in Europa e, in Champions, così ha deciso il caso, prossimo avversario proprio di quel Chelsea che gli fa la corte per fare di lui l'erede di Frank Lampard.
Dov'eravamo arrivati? Dalla Sampdoria al Palermo, in un lustro indimenticabile di Hamsik, la giostra del gol è una scarica d'adrenalina a ritmo continuo, iniezioni di felicità senza confini, una collana con cinquantacinque perle incastonate qua e là, in Italia e all'estero, per impreziosire quell'album ormai colmo di cartoline. L'Hamsik I capelli a cresta, i tatuaggi e gli occhialetti impegnati: lui fa tendenza. Lo slovacco ha conquistato città e tifosi e il presidente De Laurentiis lo ha messo in cassaforte, quello scugnizzo che cento ne fa e altrettante ne pensa, l'icona e il modello di una generazione ormai piegata a quel fenomeno, è geniaccio diabolicamente seducente, un «monello» che s'affoga nelle pieghe della partita per poi riemergerne con slanci famelici da cannibale.
CHE BOMBER - Cinquantacinque reti tutte d'un fiato, dal 2007 ad oggi, con la tendenza Hamsik impressa come un marchio fuoco sul Napoli, dominato dall'alto di una prolificità insospettabile per un centrocampista e invece racchiusa in un talento sbarazzino. Cinquantacinque Hamsik rappresentano un repertorio di prodezze da tenere a memoria e poi mettere a confronto, per apprezzare la varietà d'un campionario mai banale. Palermo è una specie di folgorazione, una fonte d'ispirazione: e la sua quinta rete ai rosanero, la terza consecutiva nelle ultime tre gare, è la rappresentazione d'una vivacità cerebrale perenne, una lucidità in servizio attivo permanente, pure nelle ombre di una nottata pallida. Guai a voi, se lo perdete di vista per un istante, se pensate che si sia eclissato o, peggio ancora, sia scomparso tra le ceneri del match: come un'araba fenice, quel gioiellino che ha fatto innamorare De Laurentiis (« non è soltanto un campione, ma è anche un ragazzo molto educato ») risorge, svolazza, raccoglie il colpo di tacco di Inler e lo trasforma in un colpo di grazia. Un capolavoro: slalomando nello stretto, un fazzoletto d'erba, facendo sedere il portiere e poi cercando la telecamera per la dedica a Lukas: «Il gol è per lui e per Martina, che sono tornati già a casa dopo il parto e va tutto bene».
HO FIRMATO - Cinquantacinque Marek Hamsik, in questo quinquennio di magie cominciato con la Sampdoria, al San Paolo, e poi proseguito con l'incedere d'un serial killer dell'area di rigore: nove reti la prima stagione, nove nella seconda, dodici nella terza, undici nella quarta (in campionato, sia chiaro) e adesso siamo già a sei, però con dure rigori sbagliati, contro l'Inter e contro la Juventus, altrimenti sarebbe da Santa Barbara, lo scorcio personale. Ma non finisce qua, ovviamente, pure perché Napoli è ormai casa sua, l'habitat naturale a prova persino di rapinatori (a lui un Rolex, a Martina la macchina) nella quale ha deciso di restare (da tempo) a oltranza, avendo ormai trovato l'accordo con De Laurentiis: «Ormai è stato tutto concordato e sul contratto manca soltanto la firma» .
L'IDOLO - Si scrive Hamsik e però si legge Marekmania, con la cresta che fa moda tra i suoi fan inebriati da quel ragazzo della porta accanto, il fratellone ideale che ti contagia con un sorriso e poi con un dribbling ti ubriaca di felicità, un sorso alla volta e per cinquantacinque volte, quarantanove delle quali in campionato, quanto basta per essere nella top ten dei cannonieri azzurri di tutti i tempi. Una favola da condividere con la gente, attraverso un contatto diretto rilanciato sistematicamente attraverso il proprio sito, puntualmente aggiornato per offrire le proprie emozioni, e il dopo-Palermo è un concerto di sensazioni da raccontare a modo suo: « Siamo riusciti ad affermarci, dopo aver dovuto inizialmente subire un po' il gioco dei padroni di casa. Siamo felici per questi primi tre punti del 2012, è stato molto importante vincere. Ora continuiamo a vivere alla giornata, partita dopo partita: abbiamo allungato su chi ci sta dietro e restiamo nella scia di chi ci precede, la fine della campionato è ancora così lontana ». E nel Marek di Napoli c'è un tesoro nascosto...
FONTE: CORRIERE DELLO SPORT

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di Redazione
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