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L'AMORE E' RECIPROCO

CdS: "Napoli, un regno per SuperMario"


CdS: 'Napoli, un regno per SuperMario'
22/11/2011, 12:11

LA STORIA - Roberto Mancini da anni cerca di fargli da «padre», alternando bastone e carota. Ora è il momento della carota perché il bastone qualche effetto sembra averlo prodotto: Balotelli evita da qualche tempo di mettersi nei guai. Bacia la maglia della Nazionale italiana, si emoziona ascoltando le parole di Giorgio Napolitano sui «nuovi italiani» (« E' la mia storia »), sembra essersi riappacificato con i compagni del Manchester City e anche un po' con la vita che con lui, comunque, è stata generosa ripagando le iniziali ingenerosità.
Rieccolo, SuperMario, uno che con il suo Genio Sregolato può solo piacere a una città fortemente creativa come Napoli. Così come Napoli piace a lui: « Sì, mi piace la città », ha detto recentemente. E lui alla città certo non dispiace tanto è vero che quando tre anni fa scese sul terreno di gioco del San Paolo (era il 2 marzo del 2008 e Zalayeta piegò un'Inter all'epoca imbattibile), la gente lo accolse con simpatia. Veniva fischiato ovunque, qui, al contrario, lo accolsero con un rispettoso silenzio. Rispettoso e, sotterraneamente, venato di simpatia.
PAURE - Ora torna dopo aver attraversato le aule della Procura. La chiacchierata con gli inquirenti su quel famoso tour turistico a Scampia, le dichiarazioni su tavoli pieni di droga. SuperMario è così: un talento naturale nel mettersi nei guai, non solo nel giocare a pallone. E' finito dentro una storia più grande di lui, inconsapevolmente e innocentemente, nel senso che la storia lo ha solo sfiorato e non lo ha fagocitato. Certo, poteva limitarsi a fare il suo, a ricevere un premio a Sorrento, a firmare qualche autografo, a regalare qualche sorriso da fotografia digitale, invece al posto di farsi un bagno di mare, ha provato un bagno di realtà e con la realtà i calciatori spesso hanno poca dimestichezza, la maneggiano con difficoltà, la interpretano come un gioco anche quando gioco non è.
Ma dato che parliamo di Italia e in questo periodo (non solo in questo, per la verità) il nostro Paese non ha molti estimatori in Inghilterra (se non tra i ricchi villeggianti e proprietari del Chiantishire). E allora ecco che il Caso viene montato. « Riuscirà Balotelli a resistere alle pressioni? Potrà avere dei problemi e, semmai, anche crearli? » L'altro giorno, alla fine dell'ultima partita di campionato, hanno posto il quesito a Mancini. Che l'ha affrontata con un certo fastidio perché le questioni serie non possono essere trasformate in note di costume gossipparo alla maniera dei tabloid scandalistici: « Da calciatore sono andato a Napoli per vent'anni, da allenatore per sei: non ho mai avuto problemi. Non li avrà nemmeno Mario », ha risposto seccamente il tecnico.
EROE - Una cosa è certa: il Bad Boy è molto meno «bad» e molto meno «boy» da qualche tempo a questa parte. SuperMario festeggia ancora i gol alla sua ingrugnita maniera. Però del City che sta dominando il campionato, che sta travolgendo antiche gerarchie nazionali e cittadine in attesa di stravolgere anche quelle europee, Balotelli è protagonista. E quando si vince, tutto diventa più sopportabile, anche gli atteggiamenti da Eterno Incompreso, da «incazzato patologico».
I tifosi del City cominciano a rendersi conto che il Super che precede il Mario non è un dato identificativo abusato, non è figlio di un errore o di un abbaglio. Balotelli è un grande giocatore che stasera a Napoli proverà a certificare la sua grandezza, ovviamente se gli sarà data l'opportunità. Non ha cambiato il suo modo di essere: probabilmente «giocando» con i fuochi d'artificio manderà di nuovo a fuoco la sua casa, ma sul campo è una forza della natura. Sei gol in campionato, otto nelle varie competizioni: una avvio di stagione scintillante (per fortuna si tratta di scintille che non provocano incendi ma solo entusiasmi).
In fondo l'età adulta arriva per tutti, forse anche per Peter Pan.
FONTE: CORRIERE DELLO SPORT

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di Redazione
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