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LA MEZZA RIVOLUZIONE

CdS: "Riecco il necessario e maledetto turn-over"


CdS: 'Riecco il necessario e maledetto turn-over'
31/01/2012, 12:01

Un accidente, una squalifica, il bisogno di trovare più equilibrio dopo gli sbandamenti e la sconfitta di Marassi ed ecco alle porte un’altra mezza rivoluzione. Almeno cinque, infatti, i cambi in arrivo rispetto all’ultima partita. Un nuovo turn over. Termine che in verità fa rabbrividire il Napoli, visto che quasi mai gli porta buoni risultati.
NECESSITA’ - Stavolta, però, è tutt’altra cosa. Più che questione di “laboratorio”, di dosaggio delle forze e dei minuti in campo in nome della Champions, infatti, stavolta è pura, semplice necessità. Perché se Cannavaro rimedia un pestone al piede e se Lavezzi finisce nella lista nera del giudice sportivo, diventano un obbligo le sostituzioni. Mentre come sotto la voce “rientri necessari” possono o debbono passare i recuperi di Aronica (per Britos ancora titubante), di Inler (al posto di Dzemaili) e di Maggio, il quale si riapproprierà della fascia destra, “prestata” a Genova a Zuniga. Insomma, un turn over, sì, ma se si vuole anche un poco all’incontrario, visto che stavolta ad uscire ci sono anche rincalzi e a rientrare sono invece i titolari.
ASPETTANDO IL CESENA - Comunque sia, aspettando il Cesena Mazzarri, rimischia un po’ le carte. Non può farne a meno. Ed è la prima volta che è costretto a farlo al di fuori dei calcoli di coppa. Perché solo per quella, solo per la Champions, prima aveva messo mano al tourbillon delle sostituzioni. Cinque volte tra il 21 settembre e il 3 dicembre; ovvero tra la prima con il City (il 14 settembre) e l’ultima col Villarreal (il 7 di dicembre). Rivoluzioni, mezze rivoluzioni dettate soprattutto dalla necessità di far recuperare ai calciatori le energie altrimenti messe a duro rischio da match troppo numerosi e troppo ravvicinati. Bisogno, obbligo, che però s’è spesso scontrato con la ristrettezza di una rosa che ancora oggi fa fatica a contare pienamente su Britos e Donadel dopo i seri infortuni dell’estate scorsa.
POCHE GIOIE DAL TURN OVER - Un lavoraccio, quello dell’allenatore e del suo staff. Ma anche un problema per la squadra. Perché, si sa, nel calcio il turn over è un lusso e solo pochi club possono permettersi di rivoltare una formazione senza procurare comunque qualche danno al gioco e ai suoi equilibri. E’ cosi per tutti. Non capita sempre – anzi, è raro – che, chiamati ad essere protagonisti, calciatori di seconda fila riescano a non far rimpiangere gli assenti. Questione di valori, è ovvio, ma anche di maggiore confidenza con le geometrie disegnate dell’allenatore. Ed è proprio questo che probabilmente il Napoli ha pagato in campionato, se è vero come è vero che i cinque turn over sperimentati sino ad oggi gli hanno procurato la gioia di una vittoria e basta. Per il resto: due pareggi e due sconfitte. E non proprio contro irresistibili avversari.
La prima volta contro il Chievo: tre giorni dopo il match col Milan e tre prima di quello con la Fiorentina. Sette sostituzioni! E vinse il Chievo. Poi con il Cagliari: cinque giorni dopo Napoli-Bayern e 3 giorni prima di incrociare l’Udinese e fu 0-0. Quindi a Catania: tre giorni dopo il match vinto contro l’Udinese e quattro prima del ritorno a Monaco e andò un’altra volta male. A Bergamo, contro l’Atalanta, il quarto turn over: quattro giorni dopo il successo sul Manchester City e alla vigilia dell’appuntamento con la Juve. Fu pari anche stavolta. Infine l’ultimo, che è stato anche il primo in casa, contro il Lecce: dopo Napoli-Juve e prima del successo in Spagna col Villarreal, decisivo per il passaggio del turno in Champions League. E contro il Lecce il Napoli vinse pure. Finalmente. E abbondantemente.
L’ULTIMA MOTIVAZIONE - Stavolta, invece, la mezza rivoluzione è tutta dedicata al campionato. All’idea, alla speranza d’una rincorsa al terzo posto che però pretende un percorso senza più passi falsi. Un cammino da prima della classe, mentre s’annuncia un altro ciclo intenso di partite: sette in meno di quattro settimane. E tra queste c’è anche quella con il Chelsea.
FONTE: FRANCESCO MAROLDA PER IL “CORRIERE DELLO SPORT”

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di Pietroalessio di Majo
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