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CdS, tifosi del Bologna: "Delusi e arrabbiati"


CdS, tifosi del Bologna: 'Delusi e arrabbiati'
19/11/2010, 14:11

Alla fine pagano loro. I tifosi del Bologna, sempre in prima linea quando in ballo ci sono le sorti del club. Non metteranno mano al portafoglio, ma la pesante situazione societaria si ripercuote sugli aficionados rossoblu. Confusi, delusi e arrabbiati, dopo anni di incertezze in campo e fuori, anche ieri in tanti hanno fatto visita al capezzale del Bfc. Fin dalle prime ore della giornata, quando a Casteldebole è spuntato Sergio Porcedda. Pochi all’inizio, poi la marea è salita sfiorando il centinaio di persone, tutti ad attendere fuori dai cancelli del centro tecnico lumi dai dirigenti e dai giocatori. “Ha pagato gli stipendi?”, “E’ vero che c’è il deferimento?”, “E’ vero che la penalizzazione è scontata?”, erano gli interrogativi più diffusi fra il popolo nella mattinata. Ultras e semplici tifosi, fianco a fianco, in un crescendo d’ansia che ha toccato l’apice nel pomeriggio. Al ritorno di Porcedda dal blitz nel Comando provinciale dei Carabinieri di viale Panzacchi. Erano rimasti in pochi, ma si sono fatti sentire: “Ora paga, e tornatene in Sardegna”, hanno detto alcuni di loro, inviperiti, mentre il presidente (o forse sarebbe meglio dire ex) parcheggiava la macchina. Il compito più arduo spetta ora ai gruppi organizzati. Ieri notte, come da tempo annunciato, si sono riuniti nella storica sede della Bocciofila per valutare la situazione e decidere come comportarsi. Ma la situazione ingarbugliata mette le briglie anche a loro. Il margine di manovra è limitato: o si decide per una manifestazione di protesta contro l’operato di Porcedda o si fa quadrato attorno alla squadra, appoggiando i giocatori la domenica come sempre. Più facile che si scelga questa linea, perché l’obiettivo di un’eventuale contestazione paradossalmente rischia di svanire. “Con la famiglia Menarini almeno ci si poteva discutere, arrivando magari al muro contro muro ma se non altro c’era qualcuno con cui relazionarsi”., faceva sapere nel tardo pomeriggio un esponente dei gruppi organizzati. Già destituito ai loro occhi, agli ultras viene meno il bersaglio, cioè Sergio Porcedda. “Non ha senso nemmeno andare in piazza. Per fare che, poi? Per urlare a vuoto?”. Si vedrà, ma l’incubo del fallimento comincia a turbare il sonno dei tifosi.

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di Salvatore Formisano
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