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UNO SPOT PER IL NAPOLI

CdS: "Toglietemi tutto, ma non il mio Lavezzi"


CdS: 'Toglietemi tutto, ma non il mio Lavezzi'
13/04/2012, 11:04

Don’t touch my Pocho. Toglietemi tutto, ma non il mio Lavezzi. Se il Napoli dovesse essere spiegato con uno spot, un effetto un po’ speciale, una pubblicità, ebbene, non ve ne sarebbe uno più immediato ed efficace. Perché, piaccia o non piaccia, là davanti le cose funzionano se funziona lui, se fanno la differenza la sua velocità, la sua fantasia e quest’anno anche la sua mira. Spesso, però, non basta manco questo, com’è capitato l’altra sera contro l’Atalanta, quando ha fatto gol, ha corso, s’è dannato più di tutti, ma alla fine ha dovuto alzare le braccia pure lui. E invece, sì, che avrebbe avuto voglia di far festa, il Pocho, nella notte in cui ha migliorato il suo record di gol da quand’è qui in Italia. Nove, infatti, i suoi centri. Mai così nelle quattro stagioni precedenti. Undici se vanno nel conto anche i due rifilati al Chelsea in Champions. Numeri – ma il campionato non è finito ancora e quindi il traguardo della doppia cifra può essere tagliato – che cominciano a dargli un profilo da bomber vero. Novità pure questa, per uno che in passato ha avuto, sì, un buon rapporto con l’ultimo passaggio, ma ha fatto spesso a botte con il gol.
NUMERI - E non è tutto. C’è di più. C’è di meglio. Perché in rapporto ai risultati e ai punti procurati, i gol di Lavezzi, incredibile ma vero, “pesano” addirittura più di quelli di Cavani. Proprio così: mano a quei conti che fanno impazzire chi si diverte col pallone pure fuori campo, infatti, ogni gol del Pocho “pesa” 1,03 punti, mentre ogni gol del Matador “pesa” 0,79 punti. Il che vuole anche dire che di quei 48 punti che il Napoli oggi si ritrova, 9,25 li ha procurati lo scugnizzo d’Argentina. O ex scugnizzo, chi lo sa. Perché Mazzarri, i suoi compagni, chi lo conosce bene, giurano che “è cresciuto”, che “è maturato sia come uomo che come calciatore”. Lontano, insomma, il tempo in cui Reja, a Lisbona, nella notte di coppa col Benfica, lo tirò via dal campo per disperazione. Per punirlo per la sua indisciplina tattica e per la sua indolenza. Oggi no. Oggi, in quanto a impegno, determinazione, voglia di successo, il signorino Pocho se non è un esempio, ci manca proprio poco. Studia da leader, ora che si sta completando anche come bomber.

FONTE: FRANCESCO MAROLDA PER IL "CORRIERE DELLO SPORT"
PdM

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di Redazione
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