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L'ABBANDONO

Cimitero dei ricordi: centro Paradiso di Soccavo


Cimitero dei ricordi: centro Paradiso di Soccavo
13/11/2011, 16:11

Probabilmente stessimo parlando in un altro luogo questo articolo non avrebbe ragione d'esistere. Plausibilmente staremmo parlando dell'inaugurazione di un museo calcistico o di un posto dove la gente possa salutare con un sorriso il luogo dove si allenò il loro giocatore preferito. Nel nostro caso quest'articolo è invece l'ennesima testimonianza di un degrado senza senso, un abbandono fuori da ogni logica. Il centro Pardiso di Soccavo è stato il luogo dove si è amalgamato ed è cresciuto il Napoli di ieri, dove si è allenato Maradona, deliziando con giocate sublimi addetti ai lavori, tifosi e qualsiasi curioso passasse da quelle parti e trovasse il cancello azzurro fortunatamente aperto. O, nel peggiore dei casi, doveva saltellare per vedere qualcosa al di sopra di un muretto che lo divideva dal campo d'allenamento. Un centro accogliente, carissimo ai napoletani, non all'altezza di Milanello, la Pinetina o Coverciano, ma comunque importante per la città e soprattutto per un quartiere abituato al degrado come Soccavo. Basta fare un breve sopralluogo per capire che lì non c'è più nulla di storia, allenamenti, conferenze stampa fiume o improvvise che davano il pane a giornali e trasmissioni sportive. Non c'è più nulla in quei luoghi dove la gente trovava l'unico rifugio di emozioni positive, guardando una partitella, un esercizio divertente o un gesto tecnico al quale si doveva assistere. Il campo da gioco è diventato una discarica a cielo aperto: macchine, oggetti di ogni genere bruciati o abbandonati. Uffici devastati, documenti più o meno importanti rubati e che finiranno chissà dove; suppellettili di ogni genere e computer spariti. Perfino i bagni non hanno avuto scampo. E come se ci trovassimo in una delle migliori puntate di "Lupin III" o nella parte finale dei "Soliti Ignoti", una stanza blindata con altri documenti di vitale importanza è stata stuprata, sfondata con un buco enorme fatto direttamente nel muro perimetrale. Ci si avvilisce a questo sfacelo. All'approffittarsi di uno spazio privato divenuto improvvisamente pubblico e sfruttato o distrutto nella maniera più becera. Le istituzioni sono completamente ferme, la questione non riguarda la società sportiva azzurra dal 2005 e chi potrebbe interessarsene anche per un semplice dovere civico e anche con il più piccolo dei poteri istituzionali, se ne lava tranquillamente le mani. Nelle interviste realizzate con sindaci, politici e assessori, le parole sono sempre state di sgomento, vergogna e frustrazione. In quelle dei tifosi e dei semplici cittadini bisogna aggiungere la rassegnazione. Anche solo nel capire come potrebbe cambiare una situazione così complessa. Molti napoletani, assecondando speranze infantili (nel senso buono del termine), immaginavano un museo con i cimeli di Maradona, le scarpette di Careca, una maglia, un documento, un pallone, un qualsiasi oggetto che, visto in un contesto giustamente aperto a tutti, avrebbe generato ricordi, batticuori, malinconie e perchè no, qualche goccia salata che sarebbe scesa senza forza generativa sul viso di chi quei momenti li ha vissuti in prima persona. Molti hanno smesso di saltellare dietro quel muretto, tanto i rottami e gli abbandoni qui non mancano. Mai.

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di Roberto Russo
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