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L'EDITORIALE

Con quali ambizioni


Con quali ambizioni
10/05/2010, 12:05

Vederli fare il giro del campo in mutande, cantando “Oj vita, oj vita mia”; sapere di aver messo dietro la Juventus, che non ci può più raggiungere, avendola battuta due volte e segnandole sei gol; aver vinto a Verona, pur se con il Chievo; aver mandato in serie B l’Atalanta, con un bel pernacchio a tutti i beceri cori razzisti che ci fanno ogni volta; soprattutto essere entrati in Europa, senza preliminari, con la prospettiva di giocare contro Liverpool o Manchester City o chissà chi, gente che siamo abituati a vedere alzare coppe in alta definizione.
Insomma, c’è di che essere veramente molto, molto felice, per chi ha il cuore azzurro. Ma lo stesso sguardo in avanti che tanto ci ha aiutato negli anni terribili della decadenza ci porta a chiederci: che campionato farà il Napoli l’anno prossimo? Quali obiettivi deve fissarsi, una squadra che vuole tornare a essere grande e che non vuole ridiventare grigia e anonima?
L’ultima partita di questo torneo non può variare la posizione in classifica: perdendo rimarremmo davanti ai bianconeri, raggiungendo come punteggio il Palermo saremmo sotto per l’andamento degli scontri diretti. Siamo sesti, è definitivo e ufficiale. Quali motivazioni dunque, per andare a Marassi?
Tutti questi interrogativi ci portano a una sola risposta: il mercato. Il destino prossimo del Napoli passa necessariamente per la campagna di rafforzamento.
La gestione Mazzarri ci ha detto qualcosa di importante, che la rosa cioè deve essere integrata e non rivoluzionata: sfidiamo chiunque a dire, dopo le sette tristi giornate di Donadoni, che non aveva pensato a un drastico repulisti. E invece abbiamo scoperto che gente come Grava, Aronica, Pazienza, Cannavaro e Rinaudo possono eccome dire la loro in giro per il continente, esibendo un rendimento affidabile e buone qualità di base. Degli altri sapevamo, molti sono nazionali e qualcuno andrà anche al mondiale; alcuni sono concupiti da formazioni di massimo lignaggio continentale, e non è detto (qui lo diciamo e qui lo neghiamo) che non sarebbe un grandissimo affare cederli, magari fruttuosamente reimpiegando il ricavo in acquisti di grande interesse.
Non rivoluzionata, dunque: ma certamente integrata. Perché Denis ha dimostrato in quest’ultimo scorcio di stagione di non essere all’altezza delle ambizioni che nutriamo; perché Gargano e Pazienza hanno gambe e cuore, ma non piedi che offrano soluzioni verticali di gioco; perché il bravissimo Aronica, unico difensore mancino in rosa, può ricoprire più ruoli ma nessuno da titolare. Questo per quanto concerne gli undici che vanno in campo: se allarghiamo lo sguardo alla panchina, vediamo che Bogliacino, Rullo, Hoffer non sono esibibili ai nuovi livelli, nemmeno incidentalmente; che Cigarini non rientra evidentemente nei piani tattici dello staff di Mazzarri; che Hamsik, Lavezzi e Quagliarella non hanno riserve; che la Primavera non è in grado attualmente di fornire elementi alla prima squadra.
Bisogna perciò dividere le integrazioni tra “necessarie” (un difensore mancino, un centrocampista con piedi e fisico, una punta da doppia cifra), “importanti” (quattro elementi, immediatamente utilizzabili, tra centrocampisti e attaccanti buoni per campo e panchina) e “molto utili” (ventenni di prospettiva da lanciare nel corso della stagione).
Il primo rinforzo dovrebbe essere Guarente, non male ma a nostro parere da collocare tra quelli “importanti” e non tra i “necessari”; l’identikit del “necessario” comprende, oltre a una fisicità rilevante, un piede in grado di verticalizzare, tirare da fuori area e magari di calciare (finalmente!) le punizioni in modo pericoloso. Di un altro Pazienza, con tutto il rispetto, non sentiamo la necessità.
Ma ne riparleremo, eccome; per ora sarà fondamentale stare a vedere quali sono le trattative che per prime saranno intavolate: è dall’entità degli interlocutori che capiremo quali sono le vere ambizioni del Presidente.

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di Maurizio de Giovanni
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