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L'ADDIO

Congedo al Tanque


Congedo al Tanque
15/07/2010, 18:07

Il calcio più forte al Pallone. La rete si gonfia, e quasi ti prende in giro per non averlo fatto quando serviva. Quando volevi dimostrare il tuo valore e non ci sei riuscito. Ora il volto è scuro, la testa china. Ti guardi attorno e sai che quello potrebbe essere il tuo ultimo giorno. L’ultimo allenamento con gli amici, l’ultima maglia azzurra da dare al magazziniere perché sudata. L’ultima partita nello stadio del tuo idolo l’hai giocata più di due mesi prima. Non è stata una grande gara e sei uscito dopo 63 minuti. Ma nessuno ti aveva detto che quello sarebbe stato il tuo addio alla città. Alla stessa città in cui ha giocato e vinto il giocatore più forte di tutti i tempi: Diego Armando Maradona. Argentino come te. Provi a far finta di nulla. Fai un giro di corsa in più per allungare il tempo. Passi il pallone ad un compagno. E intanto provi a ripensare quanto tempo hai lavorato per quella maglia. In due anni, qualche emozione l’hai vissuta e anche regalata. Come la prima tripletta in serie A contro la Reggina. La critica ti aveva già soprannominato il nuovo “Batistuta”. La stessa critica che a fine anno, dopo che avevi messo a segno otto gol in campionato e due in Coppa Uefa, ti chiamò “bidone”. Ma sai com’è, in Italia funziona così. Eppure ti ci sei abituato. L’anno successivo hai rimesso la testa a terra e ricominciato a lavorare. “Il carro armato è tornato”, dicevano. E invece nulla. Ancora una volta non è girata nel tuo verso. Le partite sono diventate di meno, e con loro i gol. Solo cinque. Eppure tutti pesanti. Come quello che ha fatto esplodere il San Paolo al 94’ in uno strepitoso 2-2 contro il Milan. Te lo ricordi? Eri impazzito di gioia e correvi urlando sotto la curva. Come hai sempre fatto quando segnavi, perché, nonostante la panchina, non ti sei mai lamentato, mai avuto un broncio o dato fastidio allo spogliatoio. E quando sei entrato in campo c’hai messo il cuore. E questo non è da tutti. Come quel 28 febbraio 2010, quanto il Napoli al San Paolo perdeva con la Roma per 2-0. Entrasti in campo e trascinasti gli azzurri al pareggio con un gol ed un rigore procurato. Successe la stessa cosa circa due mesi prima. Il Pocho si stirò e tutta Napoli si affidò a te per battere la corazzata Sampdoria. Ci riuscisti, anche lì. Con il pezzo forte della casa: il colpo di testa. Ora la testa è da un’altra parte. Già in viaggio verso una nuova città, nuovi tifosi. Ma Napoli ti resterà nel cuore, lo si vede dalla rabbia che hai in corpo per la partenza. E in qualche modo il ricordo sarà reciproco. 

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di Salvatore Formisano
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