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IL PENSIERO AZZURRO

Contro corrente


Contro corrente
15/03/2010, 00:03

Lungi da noi non dare il giusto peso all’episodio dell’atterramento del Pocho lanciato a rete; si tratta di cosa gravissima, che se correttamente interpretata dall’esecrabile Banti avrebbe certamente inferto a una Fiorentina in piena confusione il colpo di grazia, col rigore e l’espulsione del già ammonito Felipe. Il Napoli avrebbe quasi certamente vinto, rilanciandosi in prospettiva europea. E lungi da noi non rilevare alcuni progressi importanti, la ritrovata velocità di Lavezzi, l’insistenza nel proporsi di uno Zuniga ancorché fuori ruolo, l’impegno di Cigarini quando è entrato, la generale buona condizione atletica di quasi tutti.

Sarebbe però sbagliato, profondamente sbagliato, limitare a quanto precede l’analisi della sconfitta con la Fiorentina. I fatti sono questi: il Napoli ha perso, e perso in casa, davanti a oltre cinquantamila tifosi che, è opportuno chiarirlo, meritano molto di più di quanto anche quest’anno molto probabilmente avranno, e cioè niente. Niente Europa, grande o piccola. E niente campioni in arrivo; perché senza Europa e con l’ormai famosa e obbligatoria cessione alla società dei diritti d’immagine e col tetto degli ingaggi, mi spiegate quale campione di prima fascia dovrebbe venire a Napoli?
Questa sconfitta (ma un pareggio sarebbe stata la stessa cosa) azzera o quasi ogni aspirazione di alta classifica della nostra squadra, comunque sia maturata. A noi, come a buona parte dei tifosi, interesserebbe vincere: assicurarsi di nuovo un ruolo nel calcio italiano che, senza dubbio, ci compete per storia e dimensione della città.
Non dobbiamo discutere Mazzarri, dice il Presidente. E’ vero, su questo siamo d’accordo: ha raccolto una squadra priva di dignità e le ha conferito compattezza, voglia di combattere, personalità; non ha costruito l’organico, non ha condotto il ritiro e non ha potuto programmare l’andamento della condizione atletica; sicuramente non gli si possono attribuire le carenze che oggi sono evidenti. La domanda che ci si deve porre oggi, all’indomani della bruciante sconfitta con la Fiorentina e della lunga serie priva di vittorie, è: qual è il progetto di De Laurentiis per il Napoli?
La domanda non è peregrina: se Marino era stato il costruttore con carta bianca della proprietà, il responsabile di lunghi e onerosi contratti con Bucchi, De Zerbi, Rullo, Dalla Bona e così via, il mercato di gennaio è stata un’occasione gettata al vento dal Presidente e solo da lui. In quel momento era evidente lo stato di crisi di alcune squadre obiettivamente più forti del Napoli, Juve, Palermo, Fiorentina, Genoa; l’inserimento di tre elementi, un esterno sinistro, un centrocampista centrale e una punta, avrebbero conferito agli azzurri una superiorità forse determinante. Così non è stato.
Si potrà dire che il mercato di gennaio non consente grandi affari, e probabilmente è così; ma le altre hanno trovato elementi in grado di aiutare a risolvere le difficili situazioni, penso a Candreva, Suazo e Acquafresca, Liverani, Maxi Lopez, Bolatti, Toni, Guberti e Storari. Da noi è arrivato un Dossena francamente inguardabile, che non sarà pronto prima della prossima stagione.
Oggi il Presidente viene a dirci in televisione che l’Europa non è un risultato al quale punta, che l’ex coppa Uefa non è il suo obiettivo, che rinuncia volentieri ai soldi che verrebbero da questo raggiungimento. Noi possiamo chiedergli, allora, dove vogliamo andare a parare. Per che cosa stiamo giocando? Cosa stiamo cercando di realizzare?
La situazione tecnica del Napoli è sotto gli occhi di tutti: Mazzarri, con le sue grandi qualità di motivatore e di tattico, copre carenze evidenti. Le seconde linee sono assenti, i titolari non hanno praticamente alternative. La primavera non propone talenti, e i giovani di qualche valore vengono subito ceduti per “maturare”, e dobbiamo essere testimoni di un ragazzo di diciassette anni, Babacar, che fa sfracelli della nostra difesa giocando benissimo in una squadra ambiziosa come la Fiorentina. Il nostro calciatore di maggior livello, Hamsik, è raramente decisivo e si estranea per lunghi tratti dal gioco. L’unico schema applicabile per tenere in campo lo slovacco costringe Quagliarella a giocare spalle alla porta e Cigarini in panchina. Il parco attaccanti del Napoli ha in canna una trentina di gol complessivi, assolutamente insufficienti alla realizzazione di obiettivi di soddisfacente entità. Il Napoli è questo.
Non rasserena la produzione di palle gol, sei, sette a partita, né il possesso palla insistito, a volte sessanta minuti a partita; sono argomenti spessissimo portati a favore, e invece sono l’esemplificazione più esplicita di quanto non va in questa rosa. Una squadra in grado di produrre tanto gioco deve, necessariamente, vincere la partita, e invece così non è. La mancanza di centrocampisti in grado di verticalizzare a difesa avversaria schierata e di una punta capace di finalizzare almeno i due terzi delle palle gol, la mancanza di soluzioni su calcio da fermo e da fuori area non sono più tollerabili.
De Laurentiis deve ricordare che una squadra di calcio non è un’impresa come un’altra; che rappresenta una città e milioni di tifosi nel mondo, che hanno il diritto di essere ascoltati e di confrontarsi con avversari di pari livello come Inter, Milan, Juventus; che è ora di andare a scovare talenti nel calcio mondiale, come la Fiorentina di Corvino che schiera gente come Jovetic (20 anni), Babacar (17), De Silvestri (21), Lajic (18), Keirrison (19), Bolatti (21); che non si può avere la presunzione di cambiare il calcio, mettendo paletti che impediscono l’acquisizione di calciatori di valore assoluto.
De Laurentiis deve ricordare che il Napoli ha una storia. E la deve rispettare.
 
 
Maurizio de Giovanni
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di Redazione
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