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Corbo: "Cavani e Gargano, rivincita uruguaiana"


Corbo: 'Cavani e Gargano, rivincita uruguaiana'
19/09/2011, 10:09

Due bandierine azzurre sulla vetta di due classifiche. Il Napoli pianta la sua, è primo, sei punti pieni, lascia lontano il Milan che ne ha appena uno, laggiù accanto all’Inter. Settembre nero per le milanesi. L’altra corre a piazzarla, zazzera nera al vento, Cavani. Restituito alle sue certezze dopo un’estate di languori. La sua nazionale gli ha lasciato un ruolo marginale nella cavalcata verso la Coppa America. Ancora peggio quei dubbi, qui. Vedrete, Cavani non si ripeterà. Visto. Dopo i 33 gol (26 in A) è già il primo cannoniere in Italia. Impietoso con il Milan, afflitto da crisi fisica. Da collegare alle tante assenze per indecifrabili infortuni. Per lo scudetto contano anche preparatori e medicI. C’È un’ombra che insegue il Napoli dall’anno scorso. Per reagire, deve subire i morsi dell’avversario. Rimane per dieci, quindici minuti in un atteggiamento enigmatico. Inspiegabile. Una fase di disagio contemplativo. Non si capisce se osserva o trema. Come a Manchester, ma con minore sofferenza, lascia solo per un po’ al Milan i pieni poteri: dominio del gioco e possesso palla. E i campioni d’Italia, largamente incompleti, si sistemano nel ricordo delle due precedenti sfide tra Allegri e Mazzarri. Il Milan manda Cassano largo a destra, come specchietto per Aronica e Dossena. Sull’altro versante, va Pato. Il disegno è chiaro: aprire un varco centrale. Sembra il tema tattico che decide la partita. Non sarà così. Vale solo all’inizio, quando Aquilani trequartista preferito a Seedorf come sostegno delle due punte indovina il primo colpo con una testata a lunga gittata. Ovvio, su cross dalla destra di Cassano. È quello che forse cercava il Napoli. Lascia ai rivali il compito di accendere il suo stesso motore. Aquilani gira la chiave, quindi, e il Napoli come previsto parte subito. Mazzarri può sistemare la squadra, ormai liberata dei suoi complessi. Sono tre gli uomini che ribaltano il rapporto di forza. A destra, Maggio vince su Seedorf che aspetta dalla stelle un colpo l’ispirazione, schierato com’è sul lato sinistro, in un rombo che trova in basso al centro uno svampito Van Bommel e a destra un furioso ma disordinato Nocerino. Mazzarri ora sale sul podio. Dirige lui. Inler scala su Aquilani, il capomastro deve arretrare, ma il sacrificio rinsalda i due riparti. Centrocampo e difesa non offrono più spazi né ad Aquilani né a Pato. Da questa struttura finalmente coesa, schizzano in avanti il continuo, veloce Maggio sulla destra (lasciando Seedorf sempre più disorientato) e Dossena che dà un senso al suo rientro, dopo la bella prova di Zuniga a Manchester. Sfugge nell’ordine sia a Nocerino che ad Abate. Sulle zone esterne, Allegri aveva fondato le sue speranze, ma è proprio lì che comincia la sconfitta del Milan. Da una parte Cassano, con la verticale Nocerino-Abate, dall’altra Seedorf con Bonera che si spegne dopo le fiammate iniziali: è così che il Milan si scopre debole proprio sui lati. E crolla. Fissato il suo dominio sulle fasce, il Napoli può ribadirlo al centro. Decisivi due amici uruguaiani. Gargano vince un contrasto e attraversa in slalom mezzo campo, per offrire a Cavani il secondo dei suoi gol, quello che avvilisce il Milan, quasi quanto il rigore che gli nega l’arbitro per un fallo di mano di Cannavaro. Ma Tagliavento non vuol rovinare forse la festa, attenua dal rosso al giallo la punizione per Aronica che schiaccia un piede a Nesta rovinato in terra dopo un fallo scorbutico, e ammonisce invece di espellere lo stesso Nesta che platealmente reagisce. Il Milan ha stile: protesta poco, deve alla cattiva condizione acuita dalle fatiche di Barcellona l’infelice serata. Al contrario, quanto corre il Napoli. Mazzarri nel finale infila Dzemaili. Palese almeno per ora il divario con Gargano, il piccolo gigante riscatta mesi difficili. Asse di ferro con Inler. Riemerge dalla crisi che stava per privare il Napoli di un mediano, formidabile accanto a Inler. C’è anche la rivincita degli uruguaiani nella storia di una notte che forse vale un anno.

Fonte: Antonio Corbo per Repubblica

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di Salvatore Formisano
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