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IL CIUCCIO CHE VOLA

Cronaca di una partita mai vista


Cronaca di una partita mai vista
23/03/2010, 13:03

Gianni è un tranquillo e equilibrato professionista partenopeo, ma la domenica si trasforma e diventa un esagitato curvaiolo, appartenente al club “teste matte”. E’ un tifoso storico, affetto da azzurrite spastica, che dai tempi di Claudio Pellegrini III, Bruscolotti, Vinazzani e Criscimanni, non si è mai perso una partita del Napoli. Allo stadio, in televisione, o almeno alla radio. Che si trattasse di assistere allo spettacolo assicurato dalla MA-GI-CA o allo spettacolo mortificante altrettanto assicurato dalla gestione del trio Ferlaino – Corbelli – Naldi, era sempre lì in prima linea. Anche in serie C, per le partite col Gela, con la Cittadella, era lì a soffrire, a gioire, a diventare tutt’uno con ciascun calciatore che indossasse una maglia azzurra. A urlare ad ogni goal dei suoi beniamini come se avesse vinto alla lotteria, a imprecare contro quegli arbitri e i loro ascendenti e discendenti, viventi e non, ogni qualvolta riteneva avessero fatto un torto alla sua squadra del cuore.
Negli anni d’oro, considerava il Diavolo il nemico numero uno. Più volte, Maradona e compagni gli avevano spezzato le corna al maledettissimo Diavolo rossonero. In particolare, nell’anno del secondo scudetto, un sorpasso che era ormai ritenuto possibile solo da lui e pochi altri malati avvenne a poche giornate dalla fine proprio ai danni del Milan. E due anni prima era successo l’esatto contrario. E lui, dopo quella domenica, era rimasto immobile sul divano per tre giorni, sperando di svegliarsi e scoprire che quei maledetti tre olandesi in realtà fossero solo transitati per un suo incubo a vendere tulipani carnivori, e che il nome di quel sardo caciottaro, anziché averlo letto sul tabellino dei marcatori, lo avesse notato nella pagina della cronaca nera in quanto vittima dell’anonima sequestri.. Il Milan, sempre il Milan. Nel bene e nel male. C’erano sempre loro sulla strada che portava verso la felicità. E qualche volta il povero ciuccio, in groppa al quale erano caricati i sogni di tanti napoletani, sbagliava strada… E domenica il Napoli va a Milano. Al posto degli olandesi ora ci sono i brasiliani che fanno paura e noi veniamo da un periodo nero. Loro debbono vincere per scavalcare l’Inter dopo anni di predominio assoluto dei nerazzurri. Noi vorremmo vincere, perché abbiamo un sogno che non possiamo svelare per scaramanzia, ma che è ormai come il segreto di Pulcinella. Gianni si sta preparando psicologicamente da una settimana per questa partita. E’ andato a riesumare tutti i talismani dell’epoca, durante la settimana ha ripetuto tutti i riti propiziatori e ha rimesso il santino di Maradona nel portafogli insieme a quello di San Gennaro. Con loro due in attacco, il 3-4-1-2 sarebbe effettivamente il modulo migliore. Con la squadra attuale, invece, Gianni ha sempre pensato che un equilibrato 4-4-2 fosse il modulo più efficace. La sera prima non è uscito. E’ rimasto in ritiro, a casa, nella sua stanza tutta azzurra. Ma proprio il sabato sera gli giunge una notizia inaspettata. Una bellissima notizia, inaspettata. Non riguarda, come qualcuno potrebbe pensare, una eventuale dissenteria di Pato o una provvidenziale sciatica di Ronaldinho, no… Purtroppo i due brasiliani saranno regolarmente in campo e pare scoppino di salute, nonostante le bestemmie di Antonio, un caro amico di Gianni. La cosa inaspettata è rappresentata da un invito ricevuto dalla ragazza che ai tempi dell’università gli aveva fatto letteralmente perdere la testa. Per la precisione, la ragazza più bella dell’Ateneo federiciano. Quella stessa ragazza che non lo aveva mai filato manco di striscio, la aveva rivista dopo circa dodici anni su facebook. Ebbene, a quella meravigliosa creatura era venuto in mente sabato sera di inviargli un messaggio, dicendogli che avrebbe avuto piacere ad incontrarlo il giorno successivo. Cioè non quella sera stessa, o il lunedì, o qualsiasi altro giorno, bensì la domenica. Ma non la mattina o la sera, no. A pranzo, per poi trascorrere il pomeriggio insieme. Cioè il pomeriggio di Milan – Napoli! Voi che cosa avreste fatto? E che cosa pensate abbia fatto Gianni, invece? Lui, in passato, si era inventato le scuse più fantasiose per declinare inviti di ogni genere che coincidessero con una partita del Napoli, che fosse pure Napoli- Cremonese. Ma questa volta no. Non se la sentiva. Lei era sempre stata il suo sogno. Un sogno che si era accorta di lui dopo dodici anni proprio nel giorno e nell’ora meno opportuni, ma pur sempre un sogno. Voi penserete, e vabbè… si potrebbe unire il dilettevole al dilettevole andando a pranzo in un ristorante con maxi schermo, ordinare trentasei antipasti, sei primi, dodici secondi, frutta, dolce, otto caffè e un gelato, in modo da far coincidere l’arrivo del conto con il triplice fischio finale… Ma no, le due cose sono assolutamente incompatibili. Non avrebbe certamente potuto fare il gesto dell’ombrello a Galliani nel caso in cui il Napoli avesse segnato e la regia avesse inquadrato il faccione triste e ebete del poco ornamentale presidente rossonero. No, davanti ad una donna così raffinata, non poteva mostrare la parte concupiscibile di sé. Neppure avrebbe potuto fare delle deduzioni sulla moralità della moglie dell’arbitro, qualora avesse negato l’ennesimo rigore al Napoli oppure avesse concesso qualche altro goal in fuorigioco al Milan, come accadde per esempio all’andata. No, non poteva fare niente di tutto ciò. E quindi sarebbe stata una sofferenza atroce. Allora meglio scegliere. E così lui ha scelto il verde all’azzurro. Sì, un tradimento in piena regola. Ma certo che qualsiasi persona sana di mente lo avrebbe capito. Dopo pranzo, l’azzurro è lì, sullo sfondo, inizia a pochi metri da loro e continua verso l'orizzonte. Il vento leggero increspa il mare lievemente, accarezzandolo come una bandiera in curva. I pescatori vi calano la rete con la speranza di riempirla di pesce, mentre Quagliarella e Lavezzi corrono tra le onde e cercano di riempirla di palloni la rete. Lui li vede correre in mezzo al mare come Mosè. Un buffo innamorato lancia sassi cercando di farli rimbalzare sull’acqua, dicendo alla morosa “se rimbalza, vuol dire che il destino vuole che stiamo insieme”. Hamsik, probabilmente, a quell’ora ha già scagliato un paio di sassate verso Abbiati. E Gianni è innamorato di Hamsik, sebbene ultimamente lo slovacco sia un po’ assente. Ma soprattutto sente che si sta innamorando di lei, che è invece molto presente. Alzando gli occhi al cielo, continua a vedersi circondato dal colore che ha tradito, l’azzurro. Tutto intorno è un’unica immensa distesa di azzurro. Ma la sua attenzione è rapita da un altro colore. L’Avellino non è mai stata la sua squadra del cuore e neppure ne è mai stato un simpatizzante. Ma il verde è il colore in cui si è perso. Ma mentre la sua passione nuota in quella profonda distesa di smeraldi liquidi, un urlo, poi un altro, e poi altri ancora provengono dalle abitazioni circostanti. C’i sono diverse villette che si affacciano sul mare e su quei due giovani stretti in un abbraccio caldo come quel primo giorno di primavera. Siccome i due avevano scelto come sfondo per quel romantico pomeriggio la costiera amalfitana e non il lago di Como, si poteva desumere, senza timore di smentita che il Napoli stava attaccando più del Milan. Molto più del Milan.
Si intuisce chiaramente quando è il Napoli in attacco e gli urli sincronizzati provenienti da ogni dove cercano di spingere i vari Quagliarella, Lavezzi e Hamsik. E si intuisce anche quando sono gli azzurri a subire. La partita non è iniziata da molto quando un boato fa saltare tutti i pesci azzurri dal mare, che cominciano a ballare la tarantella sull’acqua. Gianni capisce immediatamente cosa è successo, ma fa la parte indifferente come se non fosse assolutamente certo che il Napoli fosse passato in vantaggio a Milano e come se davanti a lui non fosse comparso per un attimo la faccia meravigliosamente sofferente di Galliani… Fosse stato a casa sua, un urlo bestiale avrebbe fatto tremare tutto il palazzo e quelli non a distanza legale. Ma lui è lì di fronte a lei. E lei è uno spettacolo. Con tutta la fantasia che avete non potete immaginare e non potete capire. Da un balcone, ha la conferma di ciò che era ampiamente deducile. L’unica circostanza imprevedibile è costituita dal nome del marcatore: Hugo Campagnaro, uno dei beniamini di Gianni, che è un ottimo difensore, recentemente un po’ svagato e distratto, ma che non segna mai neppure con le mani. Un ragazzino, dal balcone di una elegante palazzina e che evidentemente ha anche Mediaset Premium - spiega all’amico che abita in un palazzo vecchio e sgarrupato posto di fronte, e evidentemente non abbonato ad alcuna pay per view, che Pazienza aveva servito una palla in profondità per Lavezzi, che dopo aver mandato in tilt la difesa rossonera – giunto sul fondo – aveva confezionato un assist delizioso al connazionale Campagnaro, che aveva spinto in rete la palla a porta vuota. Un urlo silenzioso rimbomba nel cuore di Gianni, che era già colmo di gioia per altri eventi felici.
Per un quarto d’ora circa, non si odono voci tutto intorno, o comunque non segnalano fatti degni di nota. L’ultra’ si dimentica quasi del contemporaneo spettacolo che sta andando in scena alla Scala del calcio di Milano. Il resto del mondo non esiste. Esiste solo lei. Poi, improvvisamente, si ode nell’aire un lungo e sofferente grido di disapprovazione. Poi il cognome, privato della desinenza finale del centravanti avversario, viene urlato da diversi indigeni, accompagnato da un campionario di epiteti e bestemmie rivolte sia a lui personalmente che ai di lui avi.
Ma Gianni, nonostante il pareggio del maledetto Inzaghi, che ha segnato due goal in tutto il campionato, ed entrambi al Napoli, non si scompone. Non si può scomporre. Lei è così fine, elegante ed aggraziata in ogni movimento, delicata e garbata in ogni espressione. E poi quei baci sono il rimedio migliore per quella sofferenza insopportabile. Un anestetico di impareggiabile efficacia sono le carezze della donna. Ma per i primi quarantacinque minuti, a parte i due goal, impropriamente suddivisi tra le squadre in campo, si percepiscono nell’aire quasi esclusivamente cori di approvazione per le numerose (probabili) iniziative della squadra di Mazzarri.
Boati non se ne sentono più fino alla fine del primo tempo. Ma si intuisce, si sente nell’aria che il Napoli sta attaccando, li sta mettendo sotto. Ad un certo punto anche lei ( che confessa candidamente a lui che non gliene frega assolutamente nulla sia del Napoli che delle altre trentatre squadre di serie A, che la domenica se ne vanno tutti in mutandoni in mezzo ad un prato a rincorrere un pallone ) gli dice, “ma il Napoli sta giocando bene, sento che la gente urla in continuazione. Sei sicuro che non ti fa piacere cercare un locale dove puoi vedere la partita?”.
Lui le risponde che preferisce restare lì con lei. E stranamente è sincero. Per un quarto d’ora, silenzio tutto intorno. Le rondini fanno la prima comparsa quest'anno, che fino ad ora aveva visto come protagonisti i pinguini. Il loro cinguettio ora si sente chiaramente, perché c’è l’intervallo e gli ululanti tifosi napoletani si stanno prendendo il caffè. Ma dopo un po’ si ricomincia, Gianni intuisce dai cori di tono differente che nel secondo tempo il Napoli non sta giocando con lo stesso ritmo del primo. E forse neppure sarebbe stato possibile. Da qualche commento colorito e ad alta voce, intuisce che Mazzarri ha effettuato qualche sostituzione opinabile. Ma il Napoli, si sa, ha sei milioni di allenatori. Si capisce che nel secondo tempo sta attaccando il Milan. Ma è anche normale, stanno giocando in casa loro, si stanno giocando lo scudetto. Ma, fino al triplice fischio finale, urli in falsetto, invocazioni di anime di prossimi congiunti di alcuni dei protagonisti in campo, sono il segno inequivocabile di una partita vibrante. Una partita in cui il Napoli non si è dimostrata assolutamente inferiore alla maggiore antagonista alla capolista Inter.
Lei, sebbene sia consapevole di essere assolutamente meravigliosa, capisce che lui ha fatto una rinuncia grande, solo per lei. E apprezza e ricompensa adeguatamente quel sacrificio.
Lui, dopo quel pomeriggio indimenticabile, ritorna a casa e si piazza davanti al televisore nuovo, un quarantadue pollici nel quale grande Puffo Gargano si vede ad altezza naturale. Anzi, forse anche più alto. Vede gli high-lights della partita e constata che, minuto dopo minuto, era riuscito ad immaginare con gli occhi del cuore cosa stava accadendo in campo, grazie anche alla chiarezza delle descrizioni offerte dalle urla dei tifosi da cui era stato circondato e dai quali si era dissociato, senza riuscire a pentirsene neppure per un minuto, per motivi di forza maggiore.
Un pareggio a Milano può e deve essere considerato oro colato, sebbene quella partita si poteva vincere, visto come si era messa.
Ma Gianni è felice, nella stessa domenica sono ritornate Lei e Lavezzi!

Gianni Puca
  

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di Redazione
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