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Cucci: "Collettivo Napoli, arma vincente"


Cucci: 'Collettivo Napoli, arma vincente'
04/04/2011, 10:04

Napoli-Lazio, ieri, io non l’ho vissuta con voi gente di Napoli, del San Paolo, di Marechiaro, di Fuorigrotta, di Santa Lucia o dei Camaldoli, di Mergellina, dei Quartieri Spagnoli o di via Partenope, luogo esclusivo dei Partenopei veraci: io l’ho vissuta nel Mondo, collegato a tanti appassionati e felici napoletani lontani, mentre voi trasformavate lo stadio in una Fiera dell’Amore, con sussulti da cuori infranti, con vaneggiamenti da imbriachi e slanci furiosi man mano che i gol alternavano l’amaro della sconfitta alla dolce riparazione, fino al nettare prezioso della vittoria che ha fatto saltare in aria la “mia” gente che mi seguiva da Toronto a Caracas, da Boston a Nairobi, da San Paolo a Sidney, da Baires a Pechino e s’era stufata – prima – di sentir ancora parlare del derby meneghino. Tutti come Mazzarri: «Noi pensiamo a noi». Ecco lo slogan più bello per quest'ultima tirata di sette-partite- sette, a cominciare da quella di Bologna per finire alla Juventus: l’autarchia della fatica, della passione, della rabbia e della gioia: «Noi pensiamo a noi». E già che ci siamo, pensiamo anche alla Lazio. M’è dispiaciuto, sinceramente, per Edy Reja, probabilmente meritevole di un pareggio, ma dovrà anche lui ammettere che questo Napoli è una poetica macchina da guerra. Cosa vuol dir poetica? Che non c’è arroganza, nei suoi modi; né terrificante possanza, nei suoi mezzi, né sfacciata superiorità, nel suo percorrere quasi spaventato, certo sbalestrato, la strada del successo. C’è una qualità superiore – mi ripeto, felicemente – che si chiama collettivo, squadra, gruppo, solidarietà, intesa, e andare avanti, andare avanti senza tanti calcoli, com’è successo ieri quando alla Lazio prepotente già su di due gol, rispondevano Dossena eppoi Cavani, e ancora Aronica ma con mossa suicida per ripagare gli avversari del gol fantasma “rubatogli” all’aritro Banti, e ancora Cavani, Cavani, quante volte Cavani?, tre, sembrano trenta, trecento, tremila. Su ragazzi (di quaranta/cinquant’anni) non fate i fenomeni dicendo che sì, questo è un bel Napoli, ma vuoi mettere con Quello? Oddio, io Maradona non lo scomodo mai, è un pezzo di storia non solo del calcio ma del costume e della stramba società napoletana, ma vi dico, dall’alto dei miei anni e della mia esperienza, che raramente ho visto giocare il Napoli con tanta strabordante e sicurissima follìa, al punto di potersi permettere svarioni difensivi che sembrava l’Inter del derby, ai quali peraltro rimediava con cavanerie degne di quel calcio uruguagio già premiato dalla critica internazionale ai Mondiali sudafricani. Uomo generoso, l’Edinson di ieri e di tante altre occasioni, forse colpito dagli strali (chiamate così i frutti velenosi della sfortuna) di chi non gli concedeva un attimo di respiro, forse sopravvalutandolo, forse generosamentedenunciando l’incapacità di fare a meno di lui e dei suoi gol che a un certo punto sembrano (si può dire?) come una droga, adesso segna, vedrai che segna, oddio loro ne hanno già fatti due, Mauri, Dias, e allora dài Edinson, tocca a te, e uno e due e tre e un risultato che sa di Messico e nuvole mentre a mezzogiornoemezzo, al San Paolo, in due – lui e Dossena – han messo sotto la Lazio forse più bella della stagione, tuttavia mobilitando una squadra che pareva andarsi a perdere dovunque e sbandava come un camione con le ruote bucate finchè non ha trovato l’assetto voluto dal descamisado di turno, Walter Mazzarri, uno che ha più temperamento lui di tutti i mister d’Italia e dintorni. Non oso parlare di errori , e ce n’è stati, anche vistosi, come di quegli abbandoni che denunciano logorio ma non ne hanno ancora toccato i nervi distesi, per cui il Napoli può ancora giocare, e stupire, e vincere. Un vecchio maestro, Brera, la partita di ieri l’avrebbe considerata una follìa, un altro quattroattrè di quelli alla messicana, tanto per capirci, ma io di lui. Del Gioann, preferisco usare un’altra etichetta, quella che si rifà al Mistero Agonistico, e giustifica i due gol della Lazio, le dormite di San Desanctis, la follìa di Aronica. E la tripletta di Cavani che poi torna a casa per l’abbraccio di una donna e di un bimbo, immagine che mi riporta alla mia domenica “mondiale” con un piccino che dal Venezuela gridava “Forza Napoli” e entrava a far parte dell’Internazionale del Buon Calcio. Con buona pace di quelli che però Maradona era un’altra cosa…

Fonte: Italo Cucci per Il Roma

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di Salvatore Formisano
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