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Cucci: "De Laurentiis soggetto originale"


Cucci: 'De Laurentiis soggetto originale'
25/07/2011, 10:07

Dalle mie parti lo definirebbero “on suget urizinel”, traduzione: un soggetto originale. Che per lui – Aurelio De Laurentiis – con siffatto riferimento cinematografico andrebbe bene, anzi benissimo. Ma il cinema non c’entra, se non per dire – ad esempio – che i film di Fellini erano pieni di “bei soggetti”, ma anche di “urizinel”, intendendo personaggi interessanti, anche divertenti, a volte fin troppo originali, come lo zio mattocchio sull’albero in “Amarcord”. Di sicuro c’è che Aurelio è il più originale, divertente, efficace presidente del calcio, degno di un capitolo Saga dei Padroni del Vapore attraverso la quale raccontammo Raimondo Lanza di Trabia, Andrea Rizzoli, Renato Dall’Ara, Orfeo Pianelli, Felicino Riva, Ivanohe Fraizzoli, Umberto Lenzini, Romeo Anconetani, Giussi Farina e altri rari capostipiti: nella piattezza contemporanea, quando il presidente più brillante ha l’enfasi e la verbalità di George Clooney – peraltro escludendo Claudio “Verdone” Lotito, fin troppo “originale” – De Laurentiis rinnova momenti di comunicazione, come si dice oggi, da tempo dimenticati; insomma: dico anche ai giornalisti meno attenti - e a quelli che ADL ha maltrattato – che uno così se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Perché dietro l’apparente astruseria di certi suoi interventi c’è una recondita lucidità, la voglia di colpire, a volte di ferire. E sbagliarono assai coloro che a suo tempo – quando apparve sulla scena – lo giudicarono (forse anch’io) un frillo estroso ma inconcludente, un avventuroso parolibero in cerca d’attenzione. Del suo vasto repertorio di sogni (tradisce l’americanità di “I Have a Dream”) uno solo non ho capito, uno solo non ha avuto seguito, e fu quando parlando della conquista calcistica del Mondo inserì nei territori pallonari anche l’India. Ma chissà che il tempo non gli dia ragione... Una volta accettato e anzi gradito il suo genere istrionesco non puoi offenderti di nulla, come quando decidi di andare in quelle trattorie romane dove t’insultano per farti piacere (una volta c’era “Meo alla parolaccia”, chissà se c’è ancora o basta frequentare i Cafonal di D’Agostino): a me è toccato subirlo in tivù, quando gli risultò sgradito un argomento che più tardi commentò negativamente anche quando ne trattai in queste pagine, ovvero il Napoli esempio di società organizzata miracolosamente cresciuta in una città politicamente e socialmente caotica; allora lo nominai Masaniello e lui mi disse di lasciar perdere la politica, eppoi di non pretender troppo dall’amministrazione locale appena nata, e all’improvviso è esploso contro tentennatori e bugiardelli incapaci di metter mano al restauro del San Paolo ormai sempre più simile alla cadente Palestra Grande di Pompei. Ridicole minacce, quelle di andar a giocare a Roma? Molti han dimenticato – non io – che la Juventus giocò partite di Coppa al Comunale di Bologna (ai tempi del primo Lippi, per problemi dello stadio torinese) premiata da un pubblico enorme che arrivava da tutta l’Italia centrale; e non ho neppur bisogno di ipotizzare l’invasione napoletana dell’Olimpico per una storica Champions come un vero trionfo di popolo, forse il film più bello dell’Ambizioso ADL. La pretesa è sacrosanta, e si diano da fare gli autoreggenti della civica napoletanità per rendere degno di ammirazione davanti all’Europa almeno lo stadio di questa città devastata da squallidi politicanti. Tutto il resto (compresa la “cretinità” di Messi favorita dalla stupidità tattica di Battista) concorre al “titolo del giorno” su quotidiani e telegiornali, e anche al gazzettiero “rompipallone” quotidiano per il puro gusto della battuta; ma anche – a volte – per apprezzare al massimo le scelte giuste o celare eventuali scelte bagliate. Non vorrei che nel furoreggiare dialettico di Aurelio De Laurentiis (per ora produttivo ma mai quanto i silenzi di Corrado Ferlaino) ci scappasse Lavezzi. Nel senso di una fuga altrove. Magari per gelosia di Cavani, l’uruguagio che gli ha tolto lo scettro di re di Napoli. Fonte: Italo Cucci per Il Roma

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di Salvatore Formisano
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