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Cucci: "Edinson Santo Subito"


Cucci: 'Edinson Santo Subito'
08/11/2010, 09:11

Chiudo le ostilità della domenica calcistica ricevendo un sms: "E adesso facciamo un monumento a Cavani". Già: pochi giorni fa, dopo il successo sul Brescia (e che Brescia fosse l’avete visto sabato a San Siro contro l’Inter) ho chiesto un monumento per Lavezzi e il lettore invoca giustamente eguale trattamento per l’uruguagio che parla soltanto con i gol e i luminosi sorrisi che indirizza alle persone del cuore. E io rispondo: già fatto. Anzi: se fosse per le parole che ho dedicato a Cavani, un tifoso fantasioso – e i napoletani lo sono – mi aiuterebbe a coniare un “Edinson Santo Subito” retroattivo, valido fin da agosto quando, dopo una sconsolante esibizione del Napoli contro gli vedesi dell’Elfsborg, ammisi che il sacrificio di Quagliarella aveva un senso e che la squadra nuova, con nuove ambizioni, doveva nascere e crescere intorno a lui. Così è stato e oggi il Napoli – che non è l’Inter – vede Cavani capocannoniere del torneo al fianco di Eto’o ma senza rigori, mentre il brillante Samuel ne ha segnati tre; e uno – sabato – anche fasullo. Su Cavani ho involontariamente anche aperto un minifronte polemico asserendo che mai – se non per situazioni obiettivamente valide – avrei sottoposto il giocatore alle bizzarrie dei turnover che i nostri tecnici invocano dopo avere costretto i club a spendere milioni per panchine lunghe e costose. Ogni squadra ha i suoi guai: ne ha l’Inter, per una catena d’infortuni senza fine, e tuttavia ripetutisi da anni, per i quali uno smemorato Moratti se la fa con Benitez; ne ha il Milan, ma Allegri, assediato dai potenti dirigenti, non osa neppur fiatare e tura avanti; ne ha la Juventus, ma Gigi Del Neri osa addirittura farsi quattro risate anche quando si sospetta che Buffon sia in fuga e quando deve far esordire un diciottenne danese che ha il solo pregio di esser stato strappato a un concorrente tedesco e di ricordare (almeno a me e a… Carratelli) un omonimo Sorensen del passato che fra il 1949 e il 1955 giocò 200 partite fra Bergamo e Milano e lasciò ottanta gol all’Atalanta e al Milan (con i rossoneri vinse anche uno scudetto). Non mi dedico ai tanti altri inguaiati che dovrebbero aprire gli occhi all’organizzazione di un calcio preoccupato solo di incassare soldi dalle tivù ma non di salvaguardare la salute dei preziosi giocatori. I ricchi scemi sono tornati! Detto questo, per fortuna Mazzarri non ha fatto risposare Cavani che per l’occasione ha nobilitato una domenica tecnicamente piuttosto fiacca. Bellissimo il primo gol, frutto di un’intesa magica con Lavezzi il secondo. Eppoi, che turnover, se non un giusto rimescolamento dei gregari, quando s’incontra un Parma così malridotto? Ecco perché da Napoli m’aspetto meno lamenti e più sorrisi: s’è insediato nella nobile Zona Champions e deve cercare di restarvi. Perché è una squadra importante, forte. Tanto forte che il Liverpool, dopo averla sonoramente battuta, s’è talmente caricato che ieri ha rifilato due gol al potente Chelsea di Ancelotti. Due gol di un campione che gli mancava da tempo, Torres.

Fonte: Italo Cucci per Il Roma

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di Salvatore Formisano
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