Sport / Calcio Napoli

Commenta Stampa

Cucci: "Grande Napoli, ma non scomodate Maradona"


Cucci: 'Grande Napoli, ma non scomodate Maradona'
31/01/2011, 09:01

Per favore, non scomodate Diego Armando Maradona: fareste torto a un Napoli che non ha bisogno di tuffarsi nel passato – e nelle inimitabili virtù del Pibe – per farsi coraggio, per tentare di arrivare lassù, più in alto possibile. Lasciate in pace Maradona: nessuno osa imitarlo, lo stesso Pocho rinuncia all’idea della maglia numero dieci salvo che non gliela consegni una vittoria, una grande vittoria. È nuovo di zecca, questo Napoli, cresciuto faticosamente dalla serie C1 alla A dal fallimento economico che tuttavia non ha sporcato la squadra; un Napoli capace di restituire alla città che lo ama un successo che ne salvaguardi almeno in parte – in buona parte – il decoro e possa servire a far dimenticare – anche per poco – l’osceno che c’è intorno. Ho amato e applaudito il Napoli di Ferlaino e di Maradona, ma l’ho archiviato nella memoria non solo come grande opera calcistica ma anche come impresa di uomini straordinari; è questa squadra che mi entusiasma, oggi, e m’induce a registrare momenti di strepitoso calcio dovuti agli ormai celebratissimi “Tre Tenori” ma soprattutto a un collettivo eccellente nel quale risaltano momenti di grande lealtà e solidarietà: rivedetevi, per favore, il Quattro a Zero, Lavezzi che conquista e gestisce il pallone per trasformarlo in gol, ma prima lo ammaestra e lo serve a Hamsik, e questi finalmente lo modella per il piede di Cavani, sì per il suo acuto finale, per la tripletta che subito festeggiano insieme abbracciandosi come fratelli. Così come non credo che la Pazzinter sia frutto della genialità del pur bravo Leonardo e mentre son disposto a riconoscere il merito del (provvisorio?) primato del Milan al lavoratore Allegri, uno che sfrutta ogni possibile risorsa, sono altresì convinto che questo Napoli sia decisamente made in Mazzarri: la sua mano è presente nella tattica di gioco come nel perfezionamento tecnico di pedatori di qualità, ma soprattutto nella realizzazione di uno spirito collettivo che mi fa venire in mente l’Opera di Bearzot, quella voglia matta di uomini disposti a tutto senza egoismo, senza invidia, senza pesar fatiche se si è gregari né miracoli se si è campioni. Se Hamsik mantiene intatta la classe originale e ha poco da imparare, semmai può solo arricchirsi d’esperienza; e se Cavani ha la forza umile e serena di esprimere qualità per taluni insospettabili (ma non per me, che l’ho ammirato fin dall’esordio palermitano), cerco di trovare parole giuste – senza darmi all’iperbole – per salutare l’inarrestabile crescita tecnica e professionale di Lavezzi: dall’esordio solipsista al non facile rapporto con il maestro Reja che tuttavia l’ha consegnato a Mazzarri (lasciamo perdere Donadoni) perché lo portasse alla perfezione; rischiava di essere un ammirevole quanto inutile Zarate, è diventato, il Pocho, il vero uomo-squadra, il trascinatore, l’inventore che sa farsi corista e solista. Questa squadra ha mostrato, contro l’avversaria che un anno fa le negò un posto in Champions, una qualità tecnica unita a professionalità che il presidente De Laurentiis – al contrario di quel che va facendo il suo collega Garrone – deve far crescere e non frenare: mancano poche ore alla chiusura del mercato, non servono campioni, al Napoli, ma solo operai specializzati scelti anche secondo l’evidente spirito di gruppo; perché oggi non si può più tirarsi indietro fingendo scetticismo: cosa ci vuole, ancora, per fidarsi della capacità dei ragazzi di Mazzarri di inseguire un sogno come se fossero del Milan, dell’Inter, della Roma, della Juventus?

Fonte: Italo Cucci per Il Roma

Commenta Stampa
di redazione
Riproduzione riservata ©