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Cucci: "Se Lavezzi resta farà la differenza"


Cucci: 'Se Lavezzi resta farà la differenza'
18/07/2011, 09:07

Nel suo spazio riservato sul quotidiano "Il Roma", Italo Cucci ha commentato i risultati della Coppa America e il futuro dei sudamericani Cavani e Lavezzi: "Sono contento che l’Uruguay di Edinson Cavani abbia fatto un passo avanti nel più importante torneo televisivo del Mondo  - scrive Cucci - alla faccia dell’Argentina di Ezechiele Lavezzi: assenti entrambi, la mancata supersfida mi suggerisce una divagazione dai soliti temi nazionali, dal più chiacchierato e vuoto calciomercato di tutti i tempi; parlare di calcio fa sempre bene, no? E proprio alcune basilari riflessioni tecniche mi avevano indotto a “sposare” l’Uruguay di Tabarez, Forlan e Suarez, i migliori del Mondiale che nessuno volle; una squadra nettamente uperiore alla strombazzatissima Argentina di Batista, quello che doveva far dimenticare Maradona perché in giro per il mondo c’è un mucchio di gente che detesta Maradona, come capita ai più grandi. Che delusione, l’Argentina, così ricca di talenti e così povera di uomini, volevo dire di argentini intenzionati a onorare uno straccio di patria, a mostrarsi superiori al clichè di mercenari. “Argentina murio en el Cementerio de los elefantes”, ha scritto ferocemente un quotidiano cileno, e nel resto del Sudamerica non si dice molto di meglio dell’Albolceleste espulsa dal “suo” torneo: una squadra incapace, peraltro, di far tesoro dell’esperienza dei suoi campioni d’esportazione utilizzandoli non secondo schemi tradizionali ma per quello che hanno appreso; Batista non lo sa fare, Tabarez sì, e i campioni che l’Europa gli restituisce di tanto in tanto vengono utilizzati secondo loro cultura aggiornata in Italia, in Olanda, in Spagna, in Inghilterra, in Germania. Ho spiegato, giorni fa, che Messi – da adolescente a Barcellona - non è più e forse non è mai stato un giocatore argentino secondo tradizione, perché cresciuto alla Scuola Europea della Tattica; come Zanetti e Cambiasso e Milito (Maradona lo sapeva, e sbagliava lui pure a non convocarli); e così Lavezzi, che considero anzi il più italiano degli argentini, essendo stato educato da un maestro del calcio all’italiana, Reja, che ha saputo farlo forte di un ruolo personale senza affidargli un ruolo specifico. Vi ho fatto nomi di uomini-squadra, di “vincoli” che appena vanno a servire la loro nazionale diventano – direbbe Pappagone - “sparpagliati”. Batista – e anche Diego, se è per questo – non possono confrontarsi con Guardiola, Mourinho, Mancini, Gasperini, Mazzarri (e son curioso di vedere che fine farà il neoromanista Luis Enrique che Totti, per ora, ha definito “interessante”). Come ho scritto fin dalla vigilia, non era il caso di andare a buttare euromilioni nel Torneo Televisivo di Baires un tempo Copa America, una nobile rassegna che ha scelto di dedicarsi al mercato e basta, organizzando esibizioni che han poco da esibire. Non basta una bella partita (Argentina-Uruguay) dopo millanta miserie esotiche per salvare la Copeta: in ogni caso, non abbiamo bisogno, noi italiani, di andare a lezione di contropiede dal Maestro Tabarez, un rispettabile insegnante di calcio, uno che si sottrae alla moda dei venditori di fumo e ribadisce alla Copa America 2011 le qualità mostrate dalla sua Celeste un anno fa in Sudafrica. Sarà invece importante, per i nostri tecnici, Mazzarri in testa, recuperare i reduci della Copeta e inserirli nei nuovi o antichi meccanismi di squadra: Cavani arriverà forse per ultimo, ma è importante che recuperi il disagio fisico; Lavezzi è già pronto per il ritiro azzurro, e Mazzarri gli si dovrà dedicare con particolare attenzione: il “Pocho” è stato il primo idolo del nuovo Napoli, poi è arrivato Hamsik, il Principe Ambizioso, eppoi Cavani, il Matador fascinoso: dei Tre Tenori – anche per capricci, infortuni e squalifiche – Lavezzi è quello che meno ha partecipato alla conquista della Champions; bene, io son convinto che, se recuperato totalmente sul piano fisico e psicologico, potrà essere il trascinatore e il goleador della prossima stagione in Italia e in Europa. La sua fedeltà merita l’amore dei napoletani. E deve sentirla, perché c’è il rischio che, mentre tutti parlano di Marekiaro, l’Uomo Senza Prezzo, portino via il “Pocho”, clausola rescissoria 31 milioni.

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di Salvatore Formisano
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