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Cucci: "Senza complessi di inferiorità"


Cucci: 'Senza complessi di inferiorità'
03/10/2011, 10:10

Il sogno di De Laurentiis s'è avverato: il Napoli ha vinto a San Siro dopo 17 anni ed è diventato grande. Così grande che si è beccato subito un aiutino dall'arbitro Rocchi, uno dei migliori del lotto. Come dire: benvenuto nel Club dei potenti. (Il mio amico Casarin si è lamentato sul Corsera perché la critica "smoviolata" non maltratta più gli arbitri e questi, senza morsi né graffi, si demotivano: beh, anche il suo paradossale sogno s'è avverato e a San Siro s'è aperta la caccia all'arbitro ad ogni livello, dalle smodate rimostranze di Julio Cesar e capitan Zanetti alle lamentose telecronache degli skayoti che hanno introdotto una penosa notte nerazzurra). Aiutino, d'accordo, ma strameritato, secondo proverbio, perché per la prima volta dalla Resurrezione il Napoli s'è presentato a Milano senza timore reverenziale, senza complessi d'inferiorità, tentando addirittura di giungere al successo con dotti fraseggi, senza le ripartenze che non piacciono a Mazzarri (e neppure a me: io preferisco il sano contropiede). E per fortuna ci ha pensato Lavezzi, il Pochoreal, a dar la carica vincente ai compagni, a far nascere questo tre-a-zero che va alla storia, facendo impazzire l'Inter dal centrocampo all'area di rigore, da Forlan a Julio Cesar, esibendo quell'insistente, inesauribile arrembaggio anarchico che nessun difensore è in grado di intuire e intercettare, tanto è vero che su di lui si sono accaniti con falli a volte incarogniti il gentleman Lucio, Samuel, Maicon, Cambiasso, Zanetti e compagnia cantante. C'erano due grandi squadre a confronto, a San Siro, per la prima partita-scudetto della stagione: una appena sortita dalla crisi, l'altra alla ricerca della potenza perduta per una… distrazione, entrambe reduci da ottime prestazioni europee, degnissime della Champions nonostante il pessimismo dei sapientoni italici. Due squadre di rango e due signori allenatori, l'ormai… antico Ranieri che più giovane aveva allenato anche il Napoli, e il Mazzarri finalmente riconosciuto Quasimago da una critica che non gli perdona il carattere fumantino e lo scarso rispetto delle potenze regnanti. Oggi Mazzarri ribadirà che per lui lo scudetto non c'entra nulla, in questa esaltante vittoria; può anche darsi, ma la definizione era di Ranieri, che ha trovato una squadra semidemolita e s'è dato da fare per resuscitarla, riuscendoci fino a quando non ha trovato sul suo cammino la nuova stella del calcio italiano: il Napoli dei Tenori (ieri due, e finalmente un Hamsik da… San Siro), il Napoli degli oscuri tessitori Gargano, Campagnaro e Zuniga (ma perché tante volte a gol proprio lui?), il Napoli del grande Cannavaro, che merita più attenzione da Prandelli, e del generosissimo Aronica, fondamentale nel rendimento del gruppo come, per altro verso, Inler, maturità e bravura e classe fuse a dar la chiave del centrocampo finalmente senza sbavature. Il Napoli – tenetevi – di Maggio, il doppio azzurro che fa sorridere Mazzarri e Prandelli e vuole, da italiano, entrare a far parte… del Quartetto dei Tenori.

Fonte: Italo Cucci per Il Roma

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di Salvatore Formisano
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