Sport / Calcio Napoli

Commenta Stampa

IL PENSIERO AZZURRO

Cuore, testa e fegato


Cuore, testa e fegato
01/03/2010, 19:03

Una volta ritrovato il battito normale, ci chiediamo: avremmo firmato per un pareggio? Rispondiamo di no, quindi non c’è da essere contenti. E allora, qual è il problema?
Paradossalmente, il problema ce l’abbiamo quando ci fanno giocare.
Lo dimostra la partita di oggi con la Roma, confermando quello che era successo a Siena: per la prima volta nella storia recente della sua squadra, Ranieri schiera tre centrali difensivi. E li schiera a suo rischio e pericolo, tenendo fuori uno degli uomini migliori di questa rinascita giallorossa, Brighi, restando senza plausibili alternative difensive in panca. Perché un allenatore di quel valore e soprattutto di quell’esperienza prende una decisione così strana e fuori dagli schemi?
Provare a rispondere a questa domanda può forse consentire di individuare le carenze endemiche azzurre e quindi le possibili soluzioni.
Premettiamo che non essere contenti del campionato che il Napoli sta facendo sarebbe veramente un crimine; significherebbe non ricordare la squadra molle e involuta, il gioco nullo e l’assenza di personalità del periodo gestito da Donadoni. Ripensarci oggi sembra quasi far riferimento a un altro campionato, non a solo un girone fa. Oggi assistiamo a tutt’altra forza, a tutt’altra tensione emotiva; e alcuni interpreti, come De Sanctis, Cannavaro, Grava, Pazienza, Aronica sembrano altri calciatori.
Tuttavia è anche giusto che il tifoso faccia il tifoso, e si aspetti una squadra all’altezza delle aspettative di una grande città che vive di calcio, e alla quale la storia calcistica ha riservato momenti di assoluto trionfo.
I tecnici distinguono la fase di possesso da quella di non possesso di palla. In questo secondo aspetto il Napoli fa generalmente molto bene, a parte qualche amnesia come quelle di Campagnaro contro la Roma (ma il ragazzo è quasi sempre tra i migliori, e in quella fase di gioco aveva problemi al solito polpaccio). Il pressing è alto e furioso, i raddoppi di marcatura sono puntualissimi e i giocatori che si dedicano anima e corpo a rubare palla agli avversari sono dieci. Gli attaccanti ripiegano prontamente, e immediato è il disturbo al portatore di palla antagonista.
I problemi nascono quando la palla ce l’abbiamo noi. La frenesia indiavolata che era un pregio quando si trattava di fare pressing diventa cattiva consigliera, e il piede non proprio vellutato di alcuni dei nostri certo non aiuta; così spesso, troppo spesso, la palla viene ceduta di nuovo dopo pochi secondi, e si ricomincia. Qual è il motivo? Presto detto: se si sceglie di tenere davanti alla difesa due centrocampisti come Gargano e Pazienza e a sinistra si utilizza un centrale difensivo adattato come Aronica, in pratica le alternative produttive di gioco sono due: o si dà palla a Maggio, sperando che abbia spazio e forza per mostrare la sua corsa (non essendo il vicentino particolarmente brillante nel dribbling), o si aspetta che Hamsik o Lavezzi vengano a metà campo a ricevere un appoggio che non sia difficile.
E’ questo il motivo per cui la mancanza del Pocho si sente tanto: senza di lui il compito spetta a Quagliarella, che non ha lo spunto per creare la superiorità; ed è anche questo il motivo per il quale l’assenza di Lavezzi fa male anzitutto al nazionale slovacco, che diventa marcabile da almeno due avversari.
Sento spesso dire in giro che il problema del Napoli è l’assenza di un attaccante da venti gol. Non ci credo. Penso invece che il problema sia il basso numero di occasioni limpide che riusciamo a creare in rapporto al tempo in cui teniamo palla. Per non parlare dell’ormai tragica assenza di soluzioni sui calci da fermo, sia diretti che attraverso schemi, e la carenza di precisione nei tiri da fuori area.
Eccoci quindi al motivo per cui Ranieri a Napoli, e solo a Napoli, esibisce una bella difesa a tre. Non perché abbia paura dell’attacco azzurro, obiettivamente tra i meno temibili della serie A, ma perché è pienamente consapevole della lezione data dal Siena che, bisognoso di punti com’era, in casa si è difesa con sei uomini almeno: andiamo in crisi gravemente quando il gioco dobbiamo crearlo.
Conseguenze? Giochiamo meglio, molto meglio contro chi fa gioco. Aspettiamoci belle partite contro le grandi, Milan, Juve, Fiorentina: non sono attrezzate per difendersi e non lo faranno, man mano che entreremo nella fase calda quando serviranno i punti per scudetto o Europa. E magari non a tutte le “piccole” che affronteremo fuori casa verrà in mente di fare come il Siena, e qualche spazio lo offriranno.
Rimedi? Primo: inserire Dossena appena possibile, per creare anche a sinistra la possibilità di inserimento e magari di battere a rete. Almeno cinque palloni di Lavezzi e Maggio hanno attraversato impunemente l’area della Roma per terminare in fallo laterale dall’altra parte.
Secondo: un po’ di spazio a Cigarini. Sta imparando a difendere, è più dinamico e con la palla tra i piedi sa cosa fare; per di più è uno che vede la porta da lontano, e anche qualche calcio piazzato tra i pali è in grado di metterlo. Una risorsa da utilizzare, a costo di fare a meno di qualche mostro sacro forse troppo sicuro del posto.

Maurizio de Giovanni

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©