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FOCUS – L’ E.T. AZZURRO

Da quale pianeta proviene Ezequiel Lavezzi?


Da quale pianeta proviene Ezequiel Lavezzi?
27/12/2011, 11:12

Da quale pianeta proviene Ezequiel Lavezzi? Ve lo siete mai chiesti? Appartiene, forse, a questo mondo? No, perché di terrestre non ha nulla…
Si scrive Lavezzi, ma si legge Pocho, perché la scelta di utilizzarne il soprannome anziché il nome, operata  dai tifosi del Napoli agli albori dell’Ezequiel napoletano, è già di per sé sintomo d’affetto.
Suona così “tenero” quel nomignolo, “Pocho” , rispetto al più “acre” Lavezzi, dopo tutto. Sarà perché appartenuto ad un cane, il più fedele amico dell’uomo, o perché piu’ corto e, per tutti i napoletani amanti di Massimo Troisi, garanzia di affidabilità.
“No, un eventuale figlio non potremmo chiamarlo Massimiliano, verrebbe fuori maleducato: mentre tu ne pronunci il nome, ha già avuto tempo di fare quello che non deve”, diceva in una celebre scena di un suo celeberrimo film il grande attore di San Giorgio a Cremano.
E allora “Pocho”, non v’è dubbio alcuno. Più lungo di Ugo (“Troppo corto, non ha il tempo di respirare, viene su represso”), ma sufficientemente breve da essere richiamabile all’ordine in un lampo.
Sarà per questo che è diventato così continuo, Ezequiel. Sarà per questa sua continuità, ormai “imbarazzante”, che non ci sembra appartenere a questa Terra, il nostro E.T. (quello di “Telefono Casa”) argentino.
Al nome, bello “ristretto”, come un caffè partenopeo e come voluto da Troisi, si aggiunge un’altra caratteristica che ha favorito il processo di… “azzurrizzazione” (passateci il termine) di Lavezzi: quella sua predilezione per il celeste, colore che, insieme al bianco, contraddistingue la sua Nazionale d’appartenenza. Gli è giusto toccato scurire un po’ la tinta, per divenire in fretta l’E.T. azzurro.
Così potente e veloce che i difensori avversari non sanno più a che Santo votarsi quando se lo trovano davanti. Ha una confidenza tale col pallone che gli permette di non perdere nulla della sua forza propulsiva quando ne è in possesso: tecnica in velocità, la chiamano. Una peculiarità che, soprattutto nel calcio del ventunesimo secolo, fa la differenza.
Quella che si cerca in ogni giocatore “moderno”, quello che il Napoli sembra aver riscontrato in un altro gioiello sudamericano destinato a brillare alle pendici del Vesuvio; in tutti i sensi, perché potrebbe far esplodere l’entusiasmo della città: Eduardo Vargas.
Il “nuovo Lavezzi”, già dicono. Fortissimo, in effetti, lo sembra già a tutti. Ma sarà anche lui di un altro pianeta?

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di Pietroalessio di Majo
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