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CORBO ATTACCA

"De Laurentiis confuso: il Calcio non è il Cinema"


'De Laurentiis confuso: il Calcio non è il Cinema'
23/06/2011, 11:06

Gli anni del boom economico e del primo grande Napoli, tutto folclore e sentimenti, estate 1965: arrivano Altafini e Sivori, uno bollato come “Coniglio” nel Milan da Gipo Viani, l’altro preso con una telefonata ad Agnelli, il Comandante lo strappò per 90 milioni. Con il tempismo di un nostromo, Lauro prenotò anche i motori Fiat per la sua flotta, aveva già messo in mare la “Roma”, prima turbonave degli oceani. Record di abbonamenti e una novità: a rate. Attraverso i Cral di banche, uffici, industrie, Italsider a ovest e Cirio, persino parrocchie di periferia.
Nel parcheggio del San Paolo la Gilera 125 rossa e la “Vespa 50 truccata 90” mandano in pensione la Lambretta, cambia l’Italia, a Napoli s’innamora del calcio una generazione rivolta solo al futuro, la prima senza più guerra negli occhi, non l’aveva vista né patita. L’abbonamento di Curva costa 600 lire al mese, chi ha l’età di Aurelio De Laurentiis si lega al Napoli allora, molti per sempre, Roberto Fiore quasi nonno del responsabile attuale del marketing Alessandro Formisano intuisce il successo e va oltre.
Ogni iniziativa ti portava sempre più vicino al Napoli, lo sentivi tuo, per la vita. Domandate pure agli intellettuali del “Te Diegum”. Chissà dov’era De Laurentiis, quel rapporto non lo conosce, peccato, non l’ha mai vissuto. Va compreso. Questo vuoto nella memoria lo porta forse a confondere i tifosi con gli spettatori di un film, il calcio con il cinema: se un genere non fa cassetta si cambia, se si vendono poche tessere tanto vale abolirle, la logica è questa.
Anche nel Napoli? Gli abbonamenti l’hanno fatto grande. Quando Sky e sponsor non davano una cascata di milioni. Estate 1984, arriva Maradona, è l’acquisto che consegna il Napoli al rispetto del calcio nel mondo. Corrado Ferlaino rilancia un attimo dopo l’Atcn, l’Associazione tifosi calcio Napoli. Ci si iscrive per ottenere poi la tessera. Uno stratagemma ideato da Antonio Pinelli, mente finanziaria del Napoli di allora. La prima quota entra netta nelle casse del club, l’altra è invece divorata da tasse e l’altro 17% agli avversari. Il ricatto di dirigenti emarginati fa scattare un’inchiesta, pm Alfredo Fino giudice istruttore Bruno D’Urso, ma il Napoli è prosciolto subito, difeso dal penalista irpino di Milano Federico Sordillo, presidente dell’Italia ’82 campione del mondo.
De Laurentiis è pessimista. Maroni insiste sulla “tessera del tifoso”: seleziona il pubblico, ma lo allontana anche. Si preferisce il tifoso a casa, dove si gonfia di gol e di spot. Lo stadio dà al fatturato solo 12 per cento annuo, vero anche questo. Ma il mondo cambia, non c’è negozio senza la fidelity card. Un marketing evoluto può piazzare biglietti, gadget, servizi, vacanze. On line. Ricordando certe albe violente ai botteghini, siamo certi che il Napoli sappia vendere calcio?
FONTE: Antonio Corbo per “Repubblica”

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di Redazione
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