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SCRIVE ANTONIO CORBO

"De Laurentiis sa descrivere e realizzare i sogni"


'De Laurentiis sa descrivere e realizzare i sogni'
27/04/2012, 11:04

Ventisei aprile 2012, ieri. È il giorno di Aurelio De Laurentiis. Da Pechino in una visione mistica della sua vita detta a se stesso il futuro. All’International Festival del Cinema presenta un film estemporaneo: l’autobiografia invertita della sua esistenza, traccia quella che verrà. Alla svolta dei primi sessant’anni si concede un eccitante quarto di secolo: il signore di tre mondi. Non lascerà l’Italia, Roma e Napoli, Filmauro e San Paolo. Né la California, Los Angeles, Hollywood e gli studios, forse ispirato da “Sunset Boulevard”, il “Viale del tramonto”, ha immaginato anche il suo. «Mi voglio trasferire in Cina per i prossimi 25 anni. È un paese baciato da Dio», sorprende i giornalisti. Quale Dio? La Cina è atea, non si riconosce religioni, semmai tre dottrine. Taoismo e confucianesimo ancora prima di Cristo, quindi il buddismo. De Laurentiis ha però rassicurato se stesso ancora prima di cronisti, tifosi, amici, familiari. «Non abbandonerò l’Italia, o l’America. Ma la Cina è il futuro, ho cercato di convincere i miei figli a studiare il mandarino, ma erano già grandi e non mi hanno ascoltato. Ora proverò con i nipoti». Nascono con un destino segnato i figli di Eduardo e Luigi, il primo erede chissà quando nel calcio, il secondo lo è già nel cinema.
De Laurentiis è uomo di spettacolo. Il cinema crea e vende sogni. Ieri se n’è dedicato uno a Pechino, e l’ha raccontato come sa fare lui. Con il garbo della sua vocazione onirica. Al contrario di altri sa descriverli, ma anche realizzare. Sarà per questo che ha sfondato subito nel calcio. Il suo Napoli è tra le “Top 20”, una delle prime venti società della “Money League”. Con Juve, Milan, Inter e Roma è da pochi mesi una delle cinque potenze italiane del calcio internazionale, l’ultima in ordine di tempo ma c’è. A Pechino ha descritto ancora meglio il progetto. «Io voglio venire, capire, e raccontare storie cinesi, scritte da cinesi, con attori cinesi e girate da registi cinesi».

Mancano otto mesi, sarà cominciato il passaparole tra i gestori delle multisale. Quest’anno un bel “Natale a Pechino” non lo toglie nessuno. Ce n’è anche per i cinesi, ovvio: «Bisogna avere un rapporto col pubblico, con le città, con i quartieri. Mi dicono che stanno costruendo 30 mila schermi per i cinema multisala. Sì, un paese baciato da Dio, le sue metropoli come Pechino e Shanghai sono all'avanguardia, bisogna approfittare del processo di crescita in atto e integrarla nel mondo».

Vuol portare intanto il Napoli a giocare. Un’estate intensa, con troppi impegni. Si spiega il suo rammarico nel congedare Marco Fassone, il direttore generale che in società ha avuto spazi inferiori alle sue ambizioni, ha deciso quindi di cambiare, ma l’estate scorsa portò il Napoli al Trofeo Gamper del Barcellona, che invita ogni anno una squadra ad una sfida che è la serata d’onore ambita da tutti i grandi club. Fu il debutto nell’aristocrazia del calcio europeo, ma anche l’inizio di una stagione rivalutata dalla finale di Champions, il 19 maggio all’Arena di Monaco se la giocano i tedeschi del Bayern e gli inglesi del Chelsea. Proprio due formazioni che al Napoli ricordano notti ruggenti. È stato secondo solo al Bayern nel terribile girone A, battendo il Manchester City finanziato dall’emiro Mansour, che con la stessa disinvoltura passa dall’acquisto di banche, società petrolifere, Ferrari e panfili alla firma del contratto di Roberto Mancini, per sei milioni di euro annui. Contro l’altro club opulento del calcio inglese, il Chelsea del disinvolto finanziere russo Abramovic, il Napoli ha sfiorato il passaggio ai quarti dopo la vittoria (3-1) al San Paolo. Le due semifinali, con la disfatta spagnola, insegna al Napoli che la Champions premia lo strapotere fisico sulla frenesia di madrileni e catalana.

Ne terrà conto? Il produttore che si promette al cinema cinese, in un volo tra fantasia e realtà, è lo stesso che vanta il miglior successo economico del calcio italiano. Dalle ceneri della Fallimentare alla Champions in soli otto anni con gli ultimi quattro bilanci chiusi in attivo. Il fatturato di oltre 150 milioni porta il Napoli nella “Top 20”, ma ne fa anche un modello di gestione più vicino al Bayern e agli antipodi del Chelsea. La Champions non è solo gol e tattica. Contano i soldi. Non è un caso se in finale vanno una società tedesca ed una inglese. La classifica europea e mondiale per volumi di affari vede proprio Inghilterra e Germania al primo e terzo posto nel ranking Uefa per nazioni. I punti (83.225 e 73.486) derivano dai risultati degli ultimi cinque anni. In mezzo al secondo posto c’è la Spagna campione del mondo con 76.614, al quarto l’Italia con 59.838. Per le prime tre vi saranno nella prossima stagione 4 squadre in Champions, l’Italia ne avrà una in meno, può essere il Napoli la terza, ma con obbligo di preliminari. Quattro partite per una qualificazione che vale 50 milioni in più di fatturato, la prima domani sera all’Olimpico con la Roma. La Cina fa sognare De Laurentiis, ma l’Europa del calcio lo tiene sveglio.
FONTE: ANTONIO CORBO PER “REPUBBLICA”
PdM

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di Redazione
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