Sport / Calcio Napoli

Commenta Stampa

SCRIVE ANTONIO CORBO

"De Laurentiis-Mazzarri, serve un leale confronto"


'De Laurentiis-Mazzarri, serve un leale confronto'
10/04/2012, 12:04

Si sono divise a Roma le strade di squadra e società. I giocatori possono ancora lottare per il terzo posto, anzi devono, la lunatica Lazio ha dato quest'anno ampia prova di discontinuità. Il club invece deve capire perché dopo Londra il Napoli in campionato abbia raccolto appena due punti in 4 partite e subìto dieci gol. Solo dopo la più serena analisi di questo disastro tecnico si può programmare la prossima stagione. Presidente e allenatore, nella rifondazione del Napoli, non possono prescindere da un leale confronto.
Che non si amino, lo sanno anche i pini di Castel Volturno e le pareti romane della Filmauro. De Laurentiis diffidente, Mazzarri insofferente. Ma non è questo che conta. La diversità e tutto il groviglio di pregiudizi li ha resi vincenti, inseparabili, anche quando avevano ormai rotto. Nel costante antagonismo hanno trovato equilibrio, onorando i rispettivi ruoli. Si battono tutt'e due in forme diverse nell'interesse comune del Napoli. Ma qualcosa a Londra è cambiato. Quel martedì 14 marzo è il confine tra un ciclo e l'altro. Il Napoli quella sera è banalmente uscito dalla Champions, sembra adesso sopraffatto da choc e rimorsi, lo dimostrano i risultati. Due pareggi modesti con Udinese e Catania, due brutali sconfitte con Juve e Lazio.
Lasciando che la squadra rincorra la Lazio, la società si dedichi al futuro. Ma come? De Laurentiis e Mazzarri devono ammetterlo: il Napoli 2009, con il solo innesto felice di Cavani, ha retto fino agli ottavi di Champions. Merito della società che aveva speso molto e quasi sempre bene, merito di Mazzarri che ha saputo guidare la stessa squadra rimettendo a lucido pezzi ossidati e gettati via da Donadoni come Pazienza, Grava, Aronica. Negli ultimi tempi, il Napoli ha avuto idee confuse o scarsa fortuna al mercato ma risultati migliori sul campo. Ha investito in due anni una settantina di milioni: dopo Cavani, Lucarelli, Yebda, Cribari, Ruiz, Dumitru, Mascara e l'indimenticabile Sosa, il direttore sportivo Riccardo Bigon quasi sempre con il consenso di Mazzarri ha offerto a De Laurentiis giocatori più quotati di lento inserimento: Inler, Dzemaili, Pandev, Fideleff, Fernandez, Santana, Rosati, Colombo e un mistero molto oneroso chiamato Donadel. La struttura del 2009 ha retto ancora, mascherando il contributo incongruo di due mercati. Ma ora cede anche quella. Un modulo inflazionato e titolari stremati nei muscoli e nel morale.
Molto ha inciso la delusione in Champions. Per tutti. I più celebri si sono sentiti al buio fuori dalla grande ribalta, crollate quotazioni di mercato e prospettive. Per Hamsik è stato il secondo duro colpo dopo l'eliminazione della Slovacchia dagli Europei. I comprimari hanno avvertito il trauma della nuova dimensione, il ritorno al mediocre anonimato. Mazzarri dice che il Napoli ha giocato bene anche a Roma, va capito, deve dire così. Non è facile ricostruire una squadra una squadra spenta e sconvolta, in una coesione morale e tattica.
Bisogna guardare oltre, però. C'è un punto decisivo per il futuro. Quale linea adottare. Al di là di temperamento e stile, certamente diversi ma ininfluenti sui risultati, qui presidente e allenatore sono davvero in antitesi. De Laurentiis è per la linea più verde. Investimenti importanti, giocatori di talento pari all'avvenire, ma ingaggi contenuti per tenere sempre in equilibrio un bilancio attivo, e invidiato da quasi tutti i club, in una serie A per metà alle soglie della bancarotta con un miliardo di passivo totale. Mazzarri ha dimostrato in carriera che preferisce i giocatori maturi anche se modesti ai più acerbi e dotati. Più che costruire, preferisce guidare, magari riciclare. Non ha scoperto campioni né migliorato di un grammo Lavezzi e soprattutto Hamsik, ma Pandev è il suo capolavoro dopo Aronica, Pazienza, Grava. La sua tesi: il livello di una squadra è dato dalla somma degli ingaggi.
Il Napoli è dinanzi a due modelli. 1) Acquistare anche a caro prezzo grandi promesse, da valorizzare, ragazzi che possono fallire ma anche esplodere, con ingaggi relativamente modesti. Uno c'è già, Vargas. Qualcuno arriva gratis, Insigne, valorizzato da Zeman. 2) Arruolare giocatori esperti, magari a fine carriera, pezzi prefabbricati da montare, contratti pesanti per un usato sicuro. Non contano quindi le asperità di carattere, pregiudizi e malumori. I successi del prossimo Napoli dipendono dal nuovo indirizzo tecnico e finanziario. Come nei telequiz, busta numero 1 o 2. La scelta tocca a De Laurentiis, ma dopo aver ascoltato bene Mazzarri. Niente equivoci. Sono ancora in tempo per ragionare, occhi negli occhi?
FONTE: ANTONIO CORBO PER “REPUBBLICA”

PdM

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©