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IN CERCA DI IDOLI

Dopo-Lavezzi, il Napoli comincia a pensarci...


Dopo-Lavezzi, il Napoli comincia a pensarci...
27/07/2011, 18:07

La grande passione dei tifosi napoletani, il più delle volte “costruttiva”, rischia di rappresentare un’arma a doppio taglio. Se contribuisce enormemente al prestigio della società, costituendone la risorsa imprescindibile, può risultare, allo stesso tempo, “distruttiva”.
Sembra un affronto alla “febbre azzurra”, ma non lo è. Non tutti, infatti, reagiscono allo stesso modo davanti al calore partenopeo. C’è chi ne è entusiasta, incredulo e felice. Ma c’è anche chi, per carattere, si sente oppresso e non rispettato.
Non tutti si sentono partecipi, coinvolti al cento per cento. Napoli, a volte, è solo un posto in cui lavorare, dove poi non si riesce ad avere una vita privata serena. Una città in cui ci si allena e si gioca, ma poi si vorrebbe anche andare a fare shopping in centro o a mangiare una pizza. E questo, purtroppo, non è possibile. E’ lo scotto da pagare quando si è “star” in un posto in cui la gente ha il sangue caliente.
IL CASO LAVEZZI ED IL PARAGONE CON MARADONA
E’ quanto sta accadendo ad Ezequiel Lavezzi, idolo incontrastato della gente di questa città, abituata ad osannarlo e riempirlo d’amore fin dai primissimi giorni. Un amore che il Pocho ha gradito, forse amato. Ma poi si è stufato e, non avendo un carattere tale da riuscire a “difendersi”, è stato fagocitato.
Maradona, per intenderci, accoglieva i giornalisti troppo insistenti, che l’assediavano sotto casa, imbracciando un fucile a piombini. Diego, per intenderci, se ti paravi dinanzi a lui in cerca di un bacio, una foto o un autografo e non eri rispettoso, ti metteva sotto con l’auto.
E’ quello l’unico modo per riuscire a vivere da idoli: a Napoli è così. Lavezzi, con quelli che non conosce, è invece timido, schivo e riservato. Non riesce ad imporsi mai e si tiene tutto dentro, rischiando l’implosione.
Lo disse fin dal primo anno: “Qui mi sento quasi come a casa e la gente è fantastica. Mi vogliono tutti un gran bene, ma io sento che tutto questo non mi appartiene, non è mio. Mi rende felice, certo. Ma io sono argentino”.
Un attaccamento alle proprie radici culturali da far spavento. Una tendenza che lo porta a portarsi dentro una certa “Saudade” tutta sudamericana. “Non credo che giocherò molto a lungo e a trent’anni voglio tornare a giocare nel mio Paese per chiudere la carriera lì”. Parole che spiegano come per il Pocho conti più la tranquillità che le vittorie, i soldi e la fama.
E’ un ragazzo genuino Lavezzi. Privo di malizia, incapace di essere “cattivo”. Uno di quelli che subisce e che non sa replicare, perché troppo buono. E’ capace di arrabbiarsi solo con sé stesso il Pocho, come quando sbaglia davanti alla porta e poi calcia i tabelloni pubblicitari.
Un carattere che, alla lunga, ha fatto si che Napoli gli pesasse. “Nonostante tanto amore?”, direbbe qualcuno. Nonostante tanto amore, oseremmo rispondergli.
Se potesse, il “guaglione” che è in Lavezzi, fuggirebbe. Andrebbe lì dove magari vincerebbe di meno, ma dove sarebbe libero (o quasi) di circolare liberamente per strada, di andare al cinema, a fare shopping o al ristorante. Magari sostenendo allenamenti blandi e non dovendo mantenere un regime alimentare da “integralista”.
LE VOCI DI MERCATO E LA CONSAPEVOLEZZA DEL NAPOLI
Da tutte queste considerazioni, probabilmente, nascono le tante voci di mercato legate al Pocho. Da qui si comprende perché alcune squadre come Malaga e Manchester City , pur di risparmiare qualcosa, abbiano provato a fare leva sul desiderio dell’argentino di cambiare aria. Ma gli sceicchi, che di cammelli dovrebbero intendersene, non avevano previsto che De Laurentis avrebbe detto: “Pagare moneta, vedere cammello”.
Tutto, dunque, sembra quantomeno rimandato. Il Malaga ha preso Cazorla, il City è andato su Aguero e , dunque, due “papabili” acquirenti si sono auto-escluse dalla corsa a Lavezzi.
Ezequiel non ha fatto una piega, anche perché le alternative non erano di primissimo piano. E’ rimasto e darà certamente tutto sé stesso per la causa degli azzurri. Ma poi, il problema si ripresenterà.
Il Napoli, conscio di un addio futuro del Pocho, non ha perso tempo, cominciando ad ipotizzare sostituti. Chissà che anche Lamela non entrasse in quest’ottica. Certamente c’entra Douglas Costa, proposto a De Laurentiis più di una volta dal suo agente, Cesar Bottega.
IL POSSIBILE SOSTITUTO: DOUGLAS COSTA
Un nome che, più di altri, potrebbe far felici i tifosi. Il brasiliano dello Shakhtar, che è cresciuto nel Gremio come Ronaldinho e che ne è considerato l’erede, è arrivato in Ucraina un anno e mezzo fa per soli 5 milioni di dollari.
E’ giovanissimo, ma già decisivo. Anche in Champions, come ha dimostrato quest’anno affondando la Roma a furia di giocate favolose. Sarebbe uno dei pochi in grado di sostituire degnamente il Pocho, se non di superarlo ampiamente, facendosi amare dalla città.
Douglas Costa è veloce, tecnico ed intraprendente. Vede le traiettorie oscure di passaggio ed ha un mancino fatato, di quelli che meritano paragoni illustri. A differenza di Lavezzi, inoltre, ha un’efficacia incredibile negli ultimi metri. Sa calciare le punizioni e fa gol con regolarità.
E’, senza dubbio, uno degli astri nascenti del calcio mondiale. Ed i tifosi devono essere felici, perché la dirigenza, interessandosi al brasiliano, ha dimostrato di volersi rinforzare ulteriormente.
Se mai Lavezzi andasse altrove, De Laurentiis prenderebbe un calciatore di livello internazionale, capace di entrare nel cuore dei tifosi rapidamente. Aurelio, dopo tutto, viene dal Cinema. E sa bene che, senza star, non si va da nessuna parte: la gente ha bisogno di identificarsi con un giocatore-simbolo, con un idolo.
E Douglas Costa lo diverrebbe in fretta, molto in fretta. Senza smettere di temere, perché il calcio è fatto più di sentimenti che di logica ed il Pocho ne ispira di rari, ci sentiamo di rassicurare tutti.
“Se mai Lavezzi andasse via, prenderemmo uno più forte”. Non è solo De Laurentiis che lo dice, lo dimostrano i fatti.

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di Pietroalessio di Majo
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