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SCRIVE ANTONIO CORBO

"E' un Napoli che balla tra trionfi e polemiche"


'E' un Napoli che balla tra trionfi e polemiche'
26/01/2012, 10:01

Champions negli ottavi col Chelsea, Coppa Italia in semifinale col Siena. Il Napoli che balla tra trionfi e polemiche corre in due tornei, magari ritroverà gli equilibri tattici anche per risalire in campionato. Solo settimo nella classifica degli ingaggi, liquida l’isterica e più ricca Inter. Smentisce il suo allenatore, rivaluta la secolare legge del calcio, vince chi gioca meglio. Proprio con il Siena, semifinalista a sorpresa di Coppa Italia, il Napoli aveva mostrato una formula usurata e alcuni giocatori stanchi. Ma non c’era molto tempo per una rivoluzione tattica. Mazzarri nella sua tormentata vigilia ha scelto la virtù che pratica meglio. Ne ha una sincera vocazione: la prudenza. Ha limitano le novità sia nel modulo che formazione. La difesa è rimasta ufficialmente a tre, per convertirsi spesso a 4 e talvolta a 5, appena arretravano gli esterni: più spesso Maggio per ostruire l’ininfluente Obi sostituito nella ripresa, meno Zuniga schierato più avanti per impegnare Maicon e scoraggiarne le sue missioni sulla corsia sinistra dell’Inter. Più netta diventerà la difesa a 4 nell’ultima mezz’ora, contro un’Inter più aggressiva. Per non lasciare solo il discusso Inler, è stato quindi invitato Hamsik a frequentare il centrocampo senza concedersi troppe pause. L’altra decisione spinosa, quella che non concedeva ambiguità, è stata presa da Mazzarri sul filo della memoria: il rispetto che gli si deve per i suoi immensi contributi ha consentito ad Hamsik di conservare il posto, non sarà stato facile convincere Pandev, trascinatore e bomber del Napoli più grigio degli ultimi tempi. È stato per lo stempiato macedone come sedere sui chiodi, dopo aver saputo pure che Ranieri si era detto molto sorpreso nel vederlo in panchina ad attendere il suo turno. La chiave tattica del primo tempo è stata decisa dall’Inter, dai suoi difetti di forma. Ha giocato sotto ritmo per contenere il Napoli senza osare mai troppo, con un compassato 4-4-1-1 che lasciava un nervoso Sneijder sulle piste di Milito. Il Napoli ha elevato di poco la sua velocità: mai una accelerazione in verticale, troppi passaggi e di rado qualche fascio di luce sulla sinistra con Zuniga e il disincantato e lezioso Lavezzi, sostituito con Pandev dopo un’ora senza gloria. Ranieri, placato Snejider rissoso e falloso, l’ha spinto più avanti per affiancare Milito, per poi ritirare Obi. Senza immaginare il rigore provocato dall’irriconoscibile Thiago Motta, svagato come può essere un giocatore lusingato dal Paris Saint Germain, Ranieri ha in anticipo preparato un’Inter reattiva. Alvarez al posto di Obi ha dato vivacità alla fase offensiva, accorciando le distanze tra centrocampo e attacco. Ci si è messo anche Maicon: lascia la posizione guardinga per proiettarsi in avanti. Ranieri non trascura nulla, liberando anche Zarate che punta subito su Campagnaro. Il Napoli replica allungando la linea difensiva arretrando sempre più spesso Maggio a destra, bravo Maggio, perché appena può collabora anche con l’attacco. Si rivede il Napoli dei finali ruggenti: contratto in difesa, ma pronto ad occupare velocemente gli spazi in contropiede. Rotti gli equilibri da un’Inter che a nervi scoperti si espande nella metà campo del Napoli, può galoppare senza briglie quel cavallino brado chiamato Gargano. La reazione così impetuosa dell’Inter per colmare lo svantaggio, anche inviperita dopo il rigore concesso a Cavani e negato poco dopo a Milito, non spiega il primo tempo a ritmi blandi, il suo atteggiamento amletico se non passivo, preoccupata forse di chiudere tutti i varchi ad un Napoli che nelle ripartenze ha le sue lame più affilate. Mazzarri trova in Cavani la soluzione finale ma anche in Pandev un altro esemplare interprete del contropiede per entrare nella semifinale di Coppa Italia. Conquista sofferta ma meritata.

FONTE: ANTONIO CORBO PER "REPUBBLICA"

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di Redazione
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