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SCRIVE ANTONIO CORBO

"E' un Napoli snob, senza logica né identità"


'E' un Napoli snob, senza logica né identità'
30/01/2012, 11:01

La sconfitta comincia un’ora prima. Il Napoli non consegna all’arbitro una formazione, ma una dichiarazione di resa. L’esclusione di Cavani è la novità meno allarmante, si sa che prima o poi entrerà.

Il Napoli costruisce su una buona idea una struttura imperfetta. Il turnover sarà ricordato come una iattura, ma stavolta è opportuno. Dopo 13 gare in 50 giorni, meritano riposo alcuni e spazio altri. Due nomi però attirano l’attenzione del Genoa. Britos e Zuniga. Il primo è fermo da 5 mesi, ha giocato una sola volta e male contro il Cesena in Coppa Italia. L’altro, Zuniga, sostituisce Maggio. Una scelta che si rivela infelice.

È il Napoli a ispirare i cambi del Genoa? Marino intravede nel fianco sinistro del Napoli un varco. Sa che Britos è al rientro. Immagina magari che sia a disagio in una difesa a tre. Il Genoa sviluppa volentieri su quel versante il gioco, vi indirizza la seconda punta, Palacio. La prima, Gilardino, fa da apripista tra Cannavaro e Campagnaro. L’intuizione del Genoa è premiata: Palacio segnerà primo e terzo gol, fornirà a Gilardino l’assist per il secondo e finirà da migliore in campo. C’è un’altra chiave tattica. Il Genoa cambia il centrocampo. Non è quello annunciato. Manca all’inizio il centrale Seymour, compaiono due mediani poderosi, Kucka e Biondini, e due esterni. A destra Jankovic e a sinistra l’inatteso Sculli, che con irruenza e falcata larga incrocia non certo Maggio, che ha corsa lunga e dritta. Ma Zuniga, passo corto e ritmato da ballerino, altezza media. Zuniga soffre quindi il confronto anche nei duelli volanti: cede mezzo metro a Sculli. Meglio se di testa fosse intervenuto Campagnaro. Il Napoli si punge su due spine: a sinistra Palacio, mobile e creativo, Sculli potente e fastidioso a destra. I disagi maggiori nella zona di Britos, perché converge anche Jankovic. Dossena, risucchiato nel mulinello, non trae vantaggio dal balbettante Mesto, guardingo sulla stessa corsia. Con il mercato in chiusura giusto valutare Britos. Imprudente però inserirlo nelle attuali condizioni, suo malgrado statico come il tronco di una quercia, in una difesa a tre. La formula richiede Infelice la formula a tre: il Genoa scopre subito i punti deboli del Napoli e li sfrutta. Troppi errori hanno favorito Palacio Il colombiano inadatto al duello con Sculli massima agilità, collaudata intesa, affidabilità. Il reparto invece già da tempo soffre il mal di mare.

Con 24 gol subiti, il Napoli tra le prime sette ha la peggior difesa. È stressato dai troppi impegni, ma anche poco protetto dal centrocampo. Si sapeva anche questo. L’assenza di Inler lo conferma. Va appena meglio con Dzemaili, convincente nelle proposte offensive, meno rilevante in copertura. Debole anche il contributo di Hamsik, a sua volta controllato da vicino. Kucka e Biondini sono i guardiani del centrocampo, scorbutici nei contrasto, anche perché i sei gol rimediati al San Paolo nell’ultima del 2012 hanno lasciato tracce evidenti di livore. Lavezzi nel primo tempo, assente Cavani, gira al largo. Si esibisce in inutili preziosismi a centrocampo, lontano da Pandev che svanisce sotto gli artigli di Granqvist e Kaladze.

Il finale lascia un discreto ricordo del Napoli: è già sotto di tre gol, quando Gargano comanda l’offensiva con coraggio e lucidità. Trova in Maggio, Cavani e soprattutto Lavezzi i partner migliori. Due gol non bastano. Né assolvono lo scombinato Napoli, senza identità, logica e fluidità di gioco. Il settimo posto, a 15 punti dalla vetta e 9 dalla zona Champions, è un malinconico inizio del nuovo girone. Sembra persino snob il Napoli: come dire, mi meritano Europa e Coppa Italia, il campionato se lo giochino gli altri. È questo che pensa Mazzarri? E il presidente?
FONTE: ANTONIO CORBO PER “REPUBBLICA”

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di Redazione
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