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ENZO GNERRE: LA VOLPE DEL MOTARD


ENZO GNERRE: LA VOLPE DEL MOTARD
19/01/2009, 20:01

BENEVENTO. Sono pochi i piloti che riescono a rappresentare da soli la disciplina sportiva dove gareggiano. Ai giorni d’oggi forse solo Valentino Rossi e Tony Cairoli hanno la capacità d’essere al tempo stesso protagonisti ed ambasciatori del proprio sport. Nelle regioni del sud Italia la parola motard si legge Enzo Gnerre, uomo che a 47 anni abbina con successo gli abiti da sera di pilota vincente con quelli da lavoro di organizzatore. Era il lontano 2000 quando per sua iniziativa partiva l’avventura del trofeo Motorsannio, campionato riservato agli amanti della derapata, e che si è trasformato in un viaggio agonistico itinerante in regioni come la Campania, la Puglia, la Calabria e la Basilicata. Da quel momento il motard ha conosciuto una sua dimensione, ed ha conseguito un successo strepitoso se si considerano le difficoltà di carattere tecnico che ci sono nelle regioni interessate. La voglia di divertirsi intraversando la propria moto è forte, e nel mese di marzo prenderà il via la decima edizione del Motorsannio. Di queste ben sette sono state vinte dalla volpe del Sannio, soprannome che Gnerre ha conquistato grazie all’astuzia nel leggere le fasi della gara. Che si tratti di guidare una moto, o di organizzare delle gare, in lui sono sempre alte le motivazioni: “ Salire – spiega Enzo - sul gradino più alto del podio mi fa stare bene, e questo mi spinge a dare sempre il massimo. Qualcuno sussurra che sono fortunato, ma la fortuna aiuta gli audaci, ed io cerco di farmela amica. Il segreto di tante vittorie è semplicemente credere sempre in se stessi, e non darsi mai per battuti. Molte gare – continua – le ho fatte mie con sorpassi avvenuti proprio nelle tornate finali, quando il battistrada mi dava già per sconfitto, e finché ci sono giri da percorrere, tutto è possibile! Il lato organizzativo è quello che mentalmente mi tiene più impegnato, e se siamo arrivati a festeggiare il decennale del trofeo, lo devo alla passione di ragazzi come Flaminio Capone, la cui passione gli farà guadagnare un giorno la beatificazione”. Probabilmente questo sarà l’ultimo anno di caccia alla volpe, perché il sannita ha dichiarato di voler smettere a fine stagione: “ Quando iniziai – dice – mi promisi che avrei gareggiato almeno per dieci anni. Farlo è stato bellissimo, ma i sacrifici fatti sono stati enormi. Mi impegnerò per ripetere l’exploit dell’anno scorso, quando ho vinto tutte le venti manche in calendario. Se sarà un addio, dovrà esserlo con lo scettro di campione”.        

 

 



 

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di Alfredo di Costanzo
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