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IL CASO

Ernesto:"Picchiato violentemente da Lavezzi"


Ernesto:'Picchiato violentemente da Lavezzi'
22/12/2010, 10:12

Di seguito l'articolo pubblicato da Repubblica con la testimonianza dell'automobilista picchiato da Ezequiel Lavezzi.

IL POCHO picchiava il ragazzo. E gli amici della vittima, che avevano riconosciuto «il loro indiscusso idolo, lo chiamavano per nome, implorando di smetterla». Ma il calciatore e l’amico, «evidentemente fuori di senno, continuavano a colpire con rabbia implacabile e francamente incomprensibile».

Via Nevio, notte fra il 14 e il 15 dicembre, immediata vigilia di Napoli-Steaua Bucarest di Europa League. Le 2.30 sono passate da un pezzo. Questa è la scena descritta da Ernesto, un ragazzo di 20 anni, impiegato presso un cantiere, che sostiene di essere stato aggredito e picchiato al culmine di una lite per viabilità da due persone: «Un uomo molto robusto, con la testa rasata e spiccato accento napoletano» che non ha saputo identificare. E un altro che sarebbe stato impossibile non riconoscere: Ezequiel Lavezzi, il beniamino dei tifosi napoletani, il campione argentino che da quattro anni infiamma il San Paolo con le sue giocate. Il calciatore, rientrato in Argentina venerdì scorso, non era stato convocato per Napoli-Steaua perché infortunato alla caviglia.

La querela è stata depositata ieri in Procura dal legale di Ernesto, l’avvocato Giorgio Balsamo, che non commenta: «Le indagini faranno il loro corso». Nei giorni scorsi, dopo la pubblicazione della notizia, l’entourage di Lavezzi ha fornito una ricostruzione completamente diversa, sottolineando che l’atleta si era limitato a fare da paciere, ma senza in alcun modo alzare le mani, vedendo l’amico attorniato da un gruppo di ragazzi e dunque ritenendolo in pericolo. Ernesto indica i nomi di sei ragazzi come testimoni oculari e il referto dell’ospedale Fatebenefratelli dove gli sono state riscontrate ferite alla faccia, cranio e spalla sinistra giudicate guaribili in 7 giorni.

L’uomo che si trovava con Lavezzi ha a sua volta sporto denuncia contro ignoti all’indomani dell’accaduto. Tocca adesso ai magistrati mettere a confronto le diverse versioni per accertare la dinamica dei fatti e verificare la fondatezza delle accuse contenute nella querela, dove sono ipotizzati i reati di lesioni e violenza privata. Riavvolgiamo il nastro, dunque. Prima della lite la comitiva di ragazzi viene controllata, intorno alle 2.30 del mattino, da una volante del commissariato di polizia Posillipo in piazza San Luigi. Gli agenti non riscontrano irregolarità e il gruppo si divide per fare ritorno a casa. Poco dopo Ernesto viene contattato sul cellulare da un amico che gli chiede di raggiungerlo in via Nevio perché la sua auto era stata tamponata, nella zona del Parco Carelli da una Mercedes in retromarcia. L’auto non si era fermata subito, al punto che aveva dovuto rincorrerla lampeggiando più volte, e ne era poi scesa una persona che si rifiutava di comunicare gli estremi dell’assicurazione. Ernesto arriva in via Nevio dove, sostiene, l’uomo non identificato gli avrebbe risposto con frasi del tipo «Piglia il numero di targa e vattene» oppure «levati dalle scatole».

Ma quando il giovane estrae il cellulare per chiamare la polizia, l’energumeno lo aggredisce «con violenza assolutamente inattesa - si legge - tentando di strapparmi il cellulare e colpendomi con calci e pugni». A quel punto Ernesto dice che i suoi amici sarebbero intervenuti per aiutarlo «se non fosse accaduto ciò che tuttora appare incredibile: mentre il primo continuava a colpirmi, si apriva la porta del lato guida della Mercedes e, tra lo stupore generale, scendeva il calciatore Lavezzi, che fino a quel momento era rimasto chiuso in auto. Questi, senza un attimo di esitazione, si univa all’amico e iniziava anche lui a colpirmi con pugni e schiaffi». Gli altri ragazzi riconoscono il campione, gli chiedono di non insistere promettendo che avrebbero pensato loro a convincere Ernesto a disinteressarsi dei dati dell’assicurazione. Tutto inutile, perché il Pocho avrebbe continuato a colpire prima di allontanarsi «evidentemente appagato», seguito dall’amico.

Solo per qualche istante, però. Perché, afferma ancora Ernesto, subito dopo sarebbe tornato sui suoi passi e «pervaso da rinnovata furia» avrebbe colpito il ragazzo «con altri due pugni».

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di Redazione
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