Sport / Calcio

Commenta Stampa

Commozione per gli Azzurri

Euro 2012, la Nazionale italiana in visita ad Auschwitz


Euro 2012, la Nazionale italiana in visita ad Auschwitz
06/06/2012, 16:06

Una mattinata di forti emozioni, qualche lacrima e tanta commozione. "Sentire le testimonianze dirette fa riflettere. E' un momento di riflessione, in cui ognuno deve sentire dentro quello che prova. Ci sono poche parole e un vuoto dentro, sono sconvolto". Le parole di Riccardo Montolivo sintetizzano al meglio lo stato d'animo degli azzurri dopo la visita nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Presente tutta la delegazione italiana, compresi i vertici federali guidati dal presidente Giancarlo Abete (con lui anche Albertini, Macalli e Tavecchio). La mattinata e' iniziata poco prima delle 10 ad Auschwitz, quando la Nazionale ha varcato il cancello del centro sotto la scritta "Arbeit macht frei". Presente anche l'ambasciatore italiano in Polonia Riccardo Guariglia, i rappresentanti dell'Unione delle comunita' ebraiche italiane e del Museo della Shoah di Roma. Ad accogliere la Nazionale il presidente della Comunita' Ebraica italiana, Renzo Gattegna e il direttore del Museo dell'Olocausto di Roma, Marcello Pezzetti: "Il segnale che la Nazionale italiana puo' dare da qui - ha detto - nessun altro puo' darlo. I giocatori possono prendere per mano i giovani ed evidenziare cosa e' successo, in passato, quando non e' stato bloccato il razzismo". "Se si verifica un episodio di razzismo, bisogna fermare la partita", ha dichiarato Piero Terracina, uno dei tre sopravvissuti che hanno partecipato alla visita. "Mi auguro che questa visita sia servita ai ragazzi - ha detto Samuel Modiano, un altro dei superstiti -. Loro, come tutti voi, avranno letto libri e visto documentari ma essere qui e' tutta un'altra cosa. Se siamo qui e' perche' il ricordo viva ancora e perche' tutto quello che e' successo non accada mai piu'. A Birkenau la mia comunita' di ebrei-italiani e' stata sterminata, eravamo 1.500 persone, si sono salvati 31 uomini e 120 donne. Io avevo soltanto 13 anni e mezzo, sono rimasto solo al mondo e per me e' stato un dolore enorme. I tedeschi mi credevano morto e se i russi fossero arrivati qualche giorno dopo non si sarebbe salvato nessuno, ma tra noi sopravvissuti non c'e' stato nessun momento di allegria, ci siamo portati dentro sempre la stessa domanda: perche' noi ci siamo salvati? La risposta l'ho trovata adesso: la mia missione e' quella di spiegare che siamo tutti uguali, che non ci sono razze diverse l'una dall'altra e che non deve mai piu' succedere. Resta un dolore tremendo, una piaga che non si chiudera' mai". Capitan Buffon ha deposto una corona di fiori e i giocatori un lumino in memoria delle vittime. "Per noi e' stata un'esperienza molto toccante, e' stato importante venire qui per ricordare e testimoniare, nella consapevolezza che tutto quello che e' accaduto non si deve mai piu' ripetere", ha detto Giorgio Chiellini. "Sono contento di vedere qui tanti ragazzi, tante scolaresche, e' giusto che sia cosi' per fare in modo che anche le generazioni future possano provare questa esperienza - ha aggiunto il difensore della Juventus - Bisogna comunicare la lotta contro ogni discriminazione razziale e contro ogni atrocita' commessa". Sulla stessa lunghezza d'onda Morgan De Sanctis: "Bisogna combattere ogni discriminazione razziale di qualsiasi tipo".Dopo Auschwitz, visitato anche da una delegazione della nazionale olandese, il pullman degli azzurri si e' trasferito nel vicino campo di Birkenau (circa 3 chilometri), dove si trovano i ruderi delle camere a gas usate durante lo sterminio. I giocatori, seduti sul binario della morte, hanno ascoltato, insieme ai dirigenti federali e a Prandelli, le testimonianze dei tre sopravvissuti. Particolarmente toccante quella di Hanna Weiss che ha ricordato la separazione dai genitori e le parole che un nazista le rivolse alla sua richiesta di informazioni. "Sono saliti in fumo e diventati cenere". Commovente anche il racconto di Modiano, molti gli azzurri (da Nocerino a Thiago Motta passando per Montolivo) con le lacrime agli occhi e anche tra i dirigenti federali la commozione era evidente. Alla fine gli abbracci tra i giocatori e i sopravvissuti per una mattinata che restera' nei cuori e nelle teste di tutti.

Commenta Stampa
di Veronica Riefolo
Riproduzione riservata ©