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IL PENSIERO AZZURRO

Fino in fondo giocandosela


Fino in fondo giocandosela
29/03/2010, 01:03

 
Avevamo scritto che queste due partite in casa sarebbero state decisive.
Dovevano esserlo per capire diverse cose: quanto tenessero i giocatori e Mazzarri all’Europa, per esempio; quanta forza avessero ancora nelle gambe e nella testa; quanta voglia avessero di misurarsi con le altre fino all’ultimo; quanto fosse coeso il nucleo centrale del gruppo. Le risposte le abbiamo avute.
Contro una Juventus in penose condizioni e in piena crisi d’identità ma comunque piena di campioni (tant’è vero che comunque è ancora là, molto vicina alla zona che conta), gli azzurri sono andati sotto nell’unica vera amnesia difensiva degli ultimi centottanta minuti e hanno anche sbagliato, a inizio ripresa, il rigore del pareggio. C’era di che ammazzare animi forti, non osiamo chiederci come sarebbe finita la partita per la squadra molle e incerta che aveva Donadoni in panchina. Invece Quagliarella e soci hanno saputo raddrizzare la barca e prendere a pallate la difesa probabilmente sudafricana di Zaccheroni e Lippi, stravincendo la partita più di quanto fosse accaduto all’andata.
Contro il Catania ci sarebbe stato da soffrire, si sapeva; si è aggiunto il caldo al giorno in meno di riposo che i nostri ragazzi avevano rispetto ai rossoblù, una compagine in gran forma, terza per risultati nel girone di ritorno dietro alla Roma e all’incredibile Sampdoria. Il tecnico ha osato molto, mettendo in campo gli stessi di tre giorni prima, e ha vinto al di là dello stesso risultato, col portiere catanese migliore in campo; esibendo una difesa che, in questo momento, è certamente la più performante della serie A e un attacco atipico ma redditizio.
I due risultati decisivi sono arrivati, ed è arrivata anche la convinzione che il momento involutivo sia passato e che ci troviamo di fronte, nuovamente, a un undici brillante e deciso, in possesso di un’invidiabile convinzione nei propri mezzi. Ci siamo ancora, e siamo vivi. Il Napoli è tornato.
Mancano sette partite alla fine. E’ vero, ne abbiamo quattro fuori e tre in casa; ma tra le pretendenti all’Europa siamo gli unici che non dovranno affrontare una o più delle tre lanciate verso la lotta scudetto, che non possono permettersi di lasciare punti per strada; non abbiamo derby, come Catania – Palermo e Genoa – Sampdoria, né scontri diretti se non all’ultima giornata con la Sampdoria a Genova, quando forse sarà tutto deciso. Certo, nessun match è facile a questo punto della stagione: ma c’è da giocarsela fino alla fine.
Un compito però ce l’abbiamo, oltre quello di arrivare in fondo più in alto possibile: osservare con obiettività e serenità di giudizio la rosa, per capire quanto e se ci sarà da intervenire per una stagione, la prossima, che dovrà essere necessariamente migliorativa. I prestiti al rientro, ad eccezione forse di Datolo e Contini, dovranno essere immediatamente ceduti: nessuno di loro è all’altezza di una serie A di livello. Gli interventi andranno fatti reparto per reparto, tenendo conto che calciatori come il meraviglioso Grava e l’ottimo Pazienza, ad esempio, ormai fanno parte integrante dei titolari con pieno merito. Andranno riempite le caselle vuote con le relative riserve, un attaccante centrale da quindici gol sicuri, un centrocampista capace di cantare e portare la croce, qualcuno in grado di capitalizzare i calci piazzati. Non sarebbe sbagliato, infine, integrare qualche giovanissimo di talento, come fanno tutte le grandi.
Perché sia chiaro: squadre come Fiorentina, Juventus, Lazio, Udinese possono sbagliare una stagione. Non due.

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di Maurizio de Giovanni
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