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LO SCRIVE IL CORRIERE

Fiumicino, duemila persone per l'addio a Fersini


Fiumicino, duemila persone per l'addio a Fersini
15/04/2012, 12:04

Un dolore troppo grande da spiegare, una chiesa troppo piccola per contenere il calore di chi a Mirko voleva bene. Quanti sono? Cento, duecento, mille, duemila. Le due file di banchi della chiesa di Santa Maria della Divina Provvidenza non bastano, non basta neanche il sagrato, via della Scafa è una cattedrale a cielo aperto, un mare colorato di ombrelli a sfidare una pioggia che ti entra sotto pelle e non ti lascia più, come quel senso di vuoto che tutti si portano dentro. La famiglia Fersini, la famiglia della Lazio, la comunità di Fiumicino: quelli che gli hanno voluto bene e che l'hanno visto crescere erano tutti lì, per l'ultimo abbraccio a Mirko, per una carezza dolce a papà Roberto e mamma Katia, alle sorelle Tania e Marika, alla fidanzatina Federica. E insieme ai loro sospiri e alle loro lacrime idealmente arriva il grazie delle sei persone alle quali lo sfortunato difensore del vivaio della Lazio ha donato gli organi. Prima di volare lassù Mirko ha crossato il suo assist più bello.

L’ABBRACCIO - Quando Mirko entra in chiesa, il coro intona  «dammi la vita accanto a te» e un lungo applauso lo accoglie ai piedi dell’altare. La sua famiglia è lì, accanto a lui. E dall’altro lato c’è Simone Inzaghi, il suo allenatore. Quel banco sembra una panchina, quante volte avrà visto Mirko sfilargli davanti, su e giù sulla fascia destra? E invece il suo ragazzo, che aveva definito  «un secondo figlio» , è lì fermo, chiuso in quella bara bianca coperta di fiori biancocelesti, con due maglie della Lazio.  «Questa non è solo una bara, ma la culla della nascita in Cristo per l’eternità» , spiega durante l’omelia padre Leonardo Ciarlo. Per tredici anni era stato il parroco di Mirko e della sua famiglia, aveva visto crescere lui e le sue sorelle.  «Ci univa anche il tifo per la nostra Lazio, lo ricordo da piccolo, con la maglia biancoceleste, imitare l’esultanza di Salas» , racconta dall’altare.

IL DERBY DI MIRKO - Accanto all’altare c’è un grande drappo bianco con lo stemma della Lazio. La sua Lazio. Se questo fosse stato un sabato normale, e non un sabato maladetto, Mirko l’avrebbe trascorso pensando già al derby del 22 aprile: s’era fatto ammonire apposta per scontare la squalifica questa domenica e tornare in campo contro la Roma, tra una settimana. Sarà il suo derby, ma intanto eccoli lì, i suoi compagni biancocelesti e i suoi rivali giallorossi, alle spalle dell’altare, piangere insieme. Tra loro, in tuta, c’è anche Stefan Radu, mentre il resto della delegazione della prima squadra è in divisa, tra i banchi: un paio di file dietro il presidente Lotito ecco Klose, Kozak, Dias e Lulic. L’omaggio della Lazio dei grandi mentre la Lazio baby accompagna a spalla Mirko fuori dalla chiesa: gli ultimi metri, l’ultimo applauso per quel ragazzo generoso e allegro volato via troppo presto, leggero come un fiocco di palloncini biancocelesti.

FONTE: CORRIERE DELLO SPORT
 

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di Luigi Russo Spena
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