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FORMULA 1: ecco le motivazioni sulla regolarità dei diffusori


FORMULA 1:  ecco le motivazioni sulla regolarità dei diffusori
20/04/2009, 19:04

Cinque giorni soltanto sono serviti alla Corte d'Appello per stilare un lunghissimo rapporto, un fiume di parole, con tutte le motivazioni che hanno indotto alla sentenza del 15 aprile sui diffusori. Cinque giorni per smontare punto per punto gli argomenti portati dagli appellanti, ovvero Ferrari, Renault, Red Bull e Bmw. Venti pagine, 89 punti, in cui si legge, ad esempio, che i team in questione non sono stati in grado di dimostrare come le macchine con i diffusori contestati influissero in negativo sui sorpassi.

 

 

Si afferma che il punto 2.4 del regolamento tecnico "invita", non "obbliga", le squadre a specificare nel dettaglio l'introduzione di nuovi elementi del progetto. Si argomenta aggiungendo che il disegno in questione non rappresenta per nulla un'innovazione.

Insomma gli elementi dell'accusa Ferrari sono stati rigettati uno per uno ma da Maranello per ora si è scelto di non replicare. Meglio attendere e cercare di dare un senso alle parole. Perchè passando in rassegna il documento salta all'occhio anche di chi non è un giurista come sul senso delle parole si sia giocato.

Basti prendere in esame il punto 72 dove la Corte specifica come i famosi buchi in oggetto non siano da considerarsi buchi e pertanto la questione non sta. Con buona pace dell'avvocato della Ferrari Nigel Tozzi, che davanti alla Corte spiegava come sui termini non si gioca. Una parola ha un preciso significato. Sarà ma evidentemente per la giustizia le interpretazioni sono tante. Si consolino i team appellanti che alla fine di tutto si ritroveranno anche a pagare le spese dell'udienza

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di Fabrizio Pirone
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