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Giancarlo Apuzzo, lo specialista delle Supermono


Giancarlo Apuzzo, lo specialista delle Supermono
21/10/2009, 17:10

C’è un microcosmo nel mondo della velocità, dove più che i cavalli e la velocità di punta, contano la passione e la voglia di divertirsi. In quest’oasi stellata del motociclismo, per brillare non occorre avere tanti cilindri, ne basta solo uno. Il campionato europeo Supermono conserva ancora oggi il sapore romantico delle gare degli anni settanta, dove i piloti in pista si trasformano in predatori, ma nel paddock sono tutti amici. In Italia tra coloro che se si dedicano costantemente a disciplina, c’è il napoletano Giancarlo Apuzzo, uno che mastica pane e monocilindri da venti anni: “Era il 1991 – racconta il pilota del Moto Club Viscardo – quando andai a Fornaci Barga, in provincia di Lucca, per farmi costruire da Luigi Cordati una moto che esteticamente s’ispirasse all’Aprilia 250 di Loris Reggiani che utilizzava nell’86. Per il propulsore, avendo un debole per le realizzazioni della casa dei tre diapason, decisi di far installare quello della Xt. Il mio approccio alle gare è avvenuto a 29 anni, quando per caso venni a sapere che il Moto Club Inverunese di Milano, organizzava una prova a Monza, riservata a moto spinte da monocilindri. Mi iscrissi alla gara senza grosse pretese, e da allora non ho fatto più a meno di partecipare ai vari trofei e campionati della categoria. Nel 1998, addirittura, vinco il titolo italiano”. Sulla soglia dei cinquant’anni Apuzzo è lì a giocarsela con i migliori d’Europa su circuiti come A1 Ring, Assen, Spa Francorchamps, Brno e Hockeneimen: “La supermono – spiega – o si ama o si odia. E’ una specie di rifugio per gli over 40 che ancora non hanno deciso di appendere il casco al chiodo. Queste moto si guidano prima con il cuore, poi con la mente. Non c’è tanta potenza in gioco, massimo 90 cavalli. Le ciclistiche, invece, sono raffinate, e questo ti consente una percorrenza in curva paragonabile a quella di una 250 del motomondiale. Il fatto, poi, che non ci sono grosse limitazioni regolamentari, lascia libero sfogo al lato hobbistico dei piloti. In questo settore non c’è bisogno di cambiare moto dopo ogni stagione. C’è, invece, un lavoro di continuo affinamento, che prosegue di gara in gara. Oggi gareggio con una creatura realizzata nel 2000 da Cordati, con telaio in tubi d’alluminio tondi. Il motore è il classico Yamaha Xt 600 4 valvole”. Un problema alla moto non ha permesso quest’anno ad Apuzzo di prendere il via a tutte le gare, ma il pilota della riviera di Chiaia, strada tra le più belle di Napoli, ha in mente un 2010 di riscossa: “Ho intenzione – svela – di impegnarmi sia come pilota, sia come organizzatore. Sul primo fronte cercherò di concludere nei primi cinque nel campionato europeo, mentre sul secondo, sono al lavoro per organizzare tre gare in Italia”.

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di Alfredo Di Costanzo
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