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Gli altri e Max Biaggi


Gli altri e Max Biaggi
11/06/2012, 22:06

Il “Misano World Circuit Marco Simoncelli” è stato magnifico scenario di una doppietta del Corsaro. Max Biaggi, in sella al destriero Rsv4 Factory, è stato autore di due gare tra le più belle della storia del mondiale riservato alle derivate di serie, tra le più emozionanti della sua infinta carriera. In qualifica, a dire il vero, una serie di ostacoli hanno relegato l’Aprilia ed il suo cavaliere al decimo stallo della griglia di partenza. Un conto però sono le qualifiche, un altro le gare; chiedere a Tom Sykes per conferma. Senza entrare troppo nel merito della cronaca, in sintesi si può dire che gara uno è stata l’apoteosi dei sorpassi, mentre la seconda manche una magistrale lezione di guida. Due primi posti che hanno entusiasmato il pubblico degli appassionati della Sbk, esaltato i tifosi del numero 3. Risultati che non solo ne consolidano la leadership in campionato, ma sono anche la giusta risposta su chi in maniera troppo frettolosa ha criticato l’operato 2012 del Max nazionale. Alcuni miei colleghi ed addetti ai lavori, dopo l’avvio pirotecnico australiano, hanno iniziato a scagliare dai loro archi a forma di penna, piccole ma numerose frecce intinte nel curaro. C’è chi ha scritto che appare troppo ragioniere; c’è poi chi ha affermato che si lamenta troppo della sua Aprilia. “Non sta capitalizzando il potenziale della moto” qualcuno ha tuonato; “agisce più con la testa meno con il cuore” gli rimprovera quel tale. Ognuno scrive quello che vuole, sia chiaro. Sono dell’avviso che si possono esprimere le proprie opinioni liberamente su chiunque, compreso Max Biaggi. Non ho mai creduto ed appoggiato il reato di lesa maestà. Mi sembra, però, di leggere tra i loro dardi non delle critiche obiettive e costruttive, ma analisi volte a sminuire livorosamente l’operato del pilota nato a Roma. A costoro chiedo come se non con il cuore sia possibile fare gare come quelle di Misano? La testa, poi, ha permesso a Max di conquistare un vantaggio importante sugli avversari. Gareggiare con il solo cuore lo trovo insufficiente; per vincere occorre anche dell’altro. Se si ha il cervello e lo si utilizza bene insieme al polso, si può guardare gli avversari dall’alto. Quando il pacchetto tecnico non è all’altezza di quello degli avversari, perché rischiare? Condotte di gare intelligenti, permettono di capitalizzare al massimo le potenzialità che si hanno a disposizione. Dopo ogni buon risultato, Biaggi ha sempre parlato al plurale, con parole d’elogio verso il team. Quando le cose non sono andate come voleva, non ho mai sentito gettare fango sull’Aprilia come scusante di prove incolori. Ho ascoltato parole di sprono a far tutti meglio. Sette podi, tre vittorie, due secondi e due terzi posti, con quattro quarti piazzamenti sono un bottino di tutto rispetto. Se Eugene Laverty, che fermo non è, non solo ancora non è salito sul gradino più alto del podio, ma in classifica ha meno della metà dei punti del compagno di squadra, qualcosa vorrà dire o no? Allora cari colleghi ed addetti ai lavori di prima, ribadisco la massima libertà di pensiero e l’assoluta libertà d’espressione per tutti. Un pizzico di considerazione in più per l’italiano che vince sull’italiana insieme ad un’analisi icastica delle sue gesta lo reclamano non la simpatia o antipatia del personaggio. Lo richiede quanto realizzato da Biaggi in pista.

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di Alfredo Di Costanzo
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