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MAREK DIVIDE I TIFOSI

Hamsik delude? E se l'equivoco fosse "tattico"?


Hamsik delude? E se l'equivoco fosse 'tattico'?
20/10/2011, 03:10

C’è chi lo difende e chi lo attacca, chi ne apprezza il rendimento e ne è soddisfatto e chi s’aspetterebbe di più da lui e non lo è affatto. I tifosi azzurri, quando si tratta di lui, sembrano irrimediabilmente divisi.
Parliamo di Marek Hamsik, giovane stella slovacca del Napoli, un centrocampista “moderno” lo definiscono. E se alla base della profonda divisione che c’è nelle opinioni dei tifosi ci fosse un mero equivoco tattico?
“Centrocampista moderno” si diceva, appunto. In questa definizione c’è molto da esaminare. Innanzitutto, la parola “centrocampista” che indica, per lo più, un giocatore che è abituato ad agire nel mezzo del campo, con doti da regista o interditore, tendenzialmente.
Tendenzialmente, appunto. Perché è qui che si spiega il termine associato a quello che ne definisce la posizione sul terreno di gioco. “Moderno”, si diceva. Con questo termine, antitetico rispetto a “Classico” o “Antico”, si vuole indicare qualcosa di innovativo ed atipico, almeno rispetto al passato.
Se, nella concezione più classica del calcio, esistono due specie di centrocampisti, l’interditore ed il play maker, quindi il giocatore di qualità e quello di quantità, ecco che nell’era della globalizzazione le cose sono cambiate.
Nell’era “moderna” bisogna saper fare un po’ tutto, magari senza eccellere in nessuna dote in particolare, ma senza palesare alcun limite evidente. Per essere “moderni”, in pratica, non bisogna eccellere nella tecnica o nel fisico, ma abbinare le due cose in maniera equilibrata.
E, sotto questo profilo, non c’è dubbio: Marek Hamsik è un centrocampista moderno. Il ragazzone slovacco, che dall’ “one” capirete che non è certo un mingherlino, ha fisico, resistenza, piedi buoni e grandi capacità negli inserimenti, nonché nel concludere in porta di destro e sinistro.
Non ha una tecnica sopraffina, non è velocissimo, non salta l’uomo, direte voi. Certo, vi risponderemmo. Per tali caratteristiche bisogne andare alla voce “Trequartisti” non a quella “Centrocampisti moderni”. In cima alla lista ci trovereste Lavezzi.
E’ questo, forse, l’equivoco tattico. Non tanto nella testa di Mazzarri, che conosce Marekiaro alla perfezione, ma nell’immaginario dei tifosi che, insoddisfatti, si attenderebbero qualcosa in più da lui.
Tifosi che, probabilmente, rischiano di restare eternamente insoddisfatti: Hamsik continuerà a giocare sulla trequarti, senza incantare o assumersi il rischio della “giocata” e comparendo di tanto in tanto nei momenti decisivi delle gare che il Napoli affronterà quest’anno. Segnando gol bellissimi, ma servendo pochi assist, garantendo copertura e pressing, ma facendo pochi dribbling. Tutto ciò sempre perché non è un trequartista classico, ma un centrocampista moderno, uno di quelli che canta e porta la croce, segna e fa legna.
Marek è così, fa un lavoro oscuro. Per i dribbling, gli uno contro uno, le rabone, gli scatti impetuosi e tutte le meraviglie che ci fanno stropicciare gli occhi per lo stupore, invece, c’è Lavezzi. Incaricato, lui si, di prendersi la responsabilità di creare la superiorità numerica saltando l’uomo e di tentare l’ultimo passaggio. Trequartista, lui si. O fantasista, se preferite. Che poi lo definiscono seconda punta e si rinizia come con Hamsik: “Ma come? Un attaccante che non arriva mai a 10 gol? E che attaccante è”?
Eh, no! Questa è un’altra storia…

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di Pietroalessio di Majo
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