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INCHIOSTRO AZZURRO

I risultati utili


I risultati utili
08/03/2010, 09:03

Punto primo: il calcio è uno sport, ma è anche un gioco. Un gioco finalizzato alla realizzazione di più punti dell’avversario; i punti si chiamano convenzionalmente “gol”, e consistono nel collocare il pallone in mezzo a tre pali, due più una traversa.
Punto secondo: altrettanto convenzionalmente, si definiscono “utili” i risultati che implicano l’acquisizione di punti in classifica, quindi vittoria e pareggio. Per la vittoria vengono assegnati tre punti, per il pareggio uno.
Be’? Nessuna novità, no? Eppure sembra che questi due assunti stiano generando alcuni equivoci nel campionato del Napoli. Cerchiamo di capire quali.
Il primo punto, quello dei gol, sembra il meno chiaro alla squadra azzurra; pare infatti che si ritenga sufficiente il possesso della palla, che si concretizza in un mare di inconcludenti passaggi orizzontali. Nessuno tenta il tiro da fuori area, nessuno tenta un dribbling, nessuno tenta una giocata appena al di fuori dell’ordinario: a questa ignavia si aggiunge l’endemica carenza tecnica sui calci piazzati, intesi sia come soluzione diretta che come schema offensivo, e la poca disposizione dei difensori al gol (quello peraltro inutile di Rinaudo col Bologna è il primo dell’anno). Se in termini d’intensità e di personalità i risultati dell’arrivo di Mazzarri sono evidenti, da questo punto di vista non pare che sia cambiato granché dai tempi di Reja e Donadoni: nelle gambe di Hamsik, Lavezzi, Denis e Quagliarella non ci sono più di una trentina di gol all’anno, e tanti saranno alla fine del torneo; se non si aggiungono una ventina di segnature da parte degli altri, Maggio, Cigarini, magari Gargano, non si raggiungeranno risultati degni di nota.
Il secondo punto: ci si riempie la bocca parlando di diciotto risultati utili in venti partite. Ma, ci si chiede: utili a che? Non retrocederemo, questo è certo. E facilmente finiremo nella parte sinistra della classifica, come si usa dire. Ma se non si comprende che tre pareggi equivalgono a due sconfitte e una vittoria, se non ci si rende conto che pareggiare in casa con squadre che ci hanno sconfitto all’andata come Palermo e Genoa significa non potersi permettere di arrivare a pari punti con loro, se non ci si capacita che il pareggio sarà un ottimo risultato per i tre quarti delle squadre che incontreremo di qui alla fine, dobbiamo rinunciare da ora a ogni sogno di gloria. In questa prospettiva è evidente che il pareggio è un risultato inutile. Molto inutile.
Tra Juve, Fiorentina, Palermo, Genoa, Sampdoria e Napoli, almeno tre rimarranno a fine stagione fuori dalle coppe. Non crediamo che la Juve sarà tra queste, e francamente il Palermo, che peraltro gioca benissimo, sembra aver messo tra sé e le altre un numero sufficiente di punti: noi per esempio abbiamo una distanza di cinque punti che diventano sei se si tiene conto dello svantaggio negli scontri diretti di cui sopra. Rimane un solo posto, e la Samp ha due punti di vantaggio: saremo a Genova all’ultima giornata.
E’ questo che intendiamo quando parliamo del pareggio come risultato inutile. Ed è qui che i due argomenti diventano uno solo: il Napoli deve ricominciare a vincere, e deve prendere punti dove le altre presumibilmente li lasceranno. Per farlo deve segnare, e per segnare, come diceva il grande Vujadin Boskov, bisogna tirare in porta; non ci possiamo aspettare gol da un Quagliarella spalle alla porta, da un Hamsik in clamorosa involuzione atletica e da un Maggio fuori forma. L’unico che può far gol in questa condizione è… Mazzarri, privilegiando la cura della fase di possesso palla e inserendo uomini freschi e propensi a offendere, come Cigarini, Zuniga, Denis e Dossena. E’ il momento di lasciare spazio a quelli che hanno giocato meno e hanno qualcosa da dimostrare: otterremo anche di far riprendere fiato e motivazioni ai grandi nomi di questa squadra, perché tornino a fare la differenza.

 Maurizio de Giovanni

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di Redazione
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