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IL CIUCCIO CHE VOLA

I sogni nell'armadio di un epicureo napoletano


I sogni nell'armadio di un epicureo napoletano
23/08/2010, 14:08

Antonio ha un sogno nell'armadio. Anzi, due. Sì, quei sogni sono entrambi troppo grandi per tenerli in un cassetto.

Lui è un epicureo convinto, e al vertice della gerarchia del suo piacere ci stanno il Napoli e le svedesi!

Come ce la mettete una svedese nel cassetto?

E ma pure uno scudetto, una Champions, come ce li mettete in un cassetto?

Lui vive solo per il Napoli e per le svedesi.

Del Napoli è abbonato da tempo immemorabile, ha vissuto il periodo di Vinicio, quello degli scudetti e della Coppa UEFA, e anche quello diTotò Naldi e dei libri contabili in tribunale. Ha sofferto per Napoli- RealMadrid come per Napoli- Cittadella. Ha pianto per gli scudetti, sia per quelli vinti, che per quelli che ha visto portargli via sotto agli occhi dai maledetti olandesi, da Ferrario e Pellegrini III, da Altafini core 'ngrato.

Per cui, almeno il Napoli, ciclicamente, qualche soddisfazione gliel'ha data.

Per quanto riguarda le svedesi, invece, la sua passione è da sempre in conflitto con la sua insuperabile paura di volare, nonché con la sua proverbiale e necessaria propensione al risparmio. Lui ha terrore dell'aereo e, pertanto, in estate gira tra Napoli e Sorrento alla ricerca di turiste svedesi. Una volta è andato addirittura in vacanza al campeggio degli svedesi a Castel Volturno, ma quel nome era solo uno specchietto per le allodole. E l'allodola aveva abboccato come un pollo! E poi, facendo un rapido calcolo, tra aereo, albergo, annessi e connessi, una settimana a Stoccolma gli costerebbe diversi mesi di stipendio, ammesso che lo avesse uno stipendio.

Quando, quindi, dall'urna benedetta, la mano di Dio ha pescato l'Elfsborg e subito dopo la pallina con su scritto SSC Napoli, Antonio è saltato dalla sedia! Ma non tanto e non solo per la relativa facilità del confronto con gli svedesi, ma anche e soprattutto per la possibilità di incontrare delle svedesi, e senza prendere l'aereo.

I prezzi dei biglietti, per la verità, non sono di quelli molto accessibili e Antonio, ultimamente non naviga nell'oro. Ma l'astuzia è lasua ricchezza principale e, quindi, non si sa come, è riuscito a procurarsi un biglietto per il settore... ospiti. Lui, solitamente, va nei distinti (non è un tifoso comune lui), ma nella fattispecie, con quella mandrakata, ha risparmiato venticinque euro rispetto ad un biglietto per il settore distinti e, soprattutto, ha risparmiato volo per Stoccolma, albergo e annessi e connessi.

Il giovedì della partita, Antonio esce di casa con largo anticipo rispetto all'orario di inizio. La madre lo guarda perplessa; non indossa la solita divisa composta da sciarpa, cappellino e maglia numero dieci, con la preghiera "Maradona nostro che sei nei cieli", scritta sul davanti. Non si porta neppure la bandiera con la scritta "Vire 'o Marek quant'è bello"! Nonostante il caldo quasi africano, Antonio indossa giacca e camicia bianca, stile Mazzarri, e i mocassini nuovi, che mai e poi mai avrebbe messo allo stadio, dove notoriamente ti transitano sui piedi almeno cinquemila persone circa a partita.

Antonio arriva allo stadio alle 18.45. Il sole quasi gli squaglia la giacca beje di lino, che alle 18.49 ha ormai sul retro, e precisamente al centro, una chiazza di sudore, avente all'incirca il diametro di un pallone.

Per dare l'impressione dello straniero, Antonio si è portato anche una vuvuzela, che gli aveva portato un amico dal Sud Africa. Avrebbe voluto comprare anche un cappellino dell'Elfsborg, ma 1) costava dieci euro e 2) non poteva tradire la sua fede azzurra.

Neppure per le svedesi.

Neppure per le svedesi?

Quello era il dubbio che lo aveva attanagliato dal momento dell'acquisto del biglietto del settore ospiti fino al 93esimo minuto della partita, che per lui era una sorta di derby... del cuore!

Il dubbio molto più che amletico che lo affliggeva era più o meno il seguente: "Mettiamo che capito vicino a una svedesona, bionda con gli occhi azzurri e tutto il resto appresso che ci vogliono quindici giorni perdescriverla per intero una svedese, e mettiamo che l'Elfsborg, malauguratamente, segni un goal, posso abbracciare la svedesona e fingere di esultare, oppure no?

Sul fatto che lui capitasse accanto ad una svedesona, non c'erano dubbi. I posti non erano numerati e lui questo fatto lo avrebbe fatto capitare. La circostanza che gli svedesi potessero segnare un goal era molto più aleatoria, anche se lui non nutriva tanta fiducia in Cannavaro e Grava, nonostante l'ottimo rendimento dei due, nel campionato precedente. Ma mettiamo che questa coincidenza si verificasse?

Uno straordinario compromesso poteva consistere in unavittoria del Napoli per 6 a 3. Ma poi si ricordò, che non stava a Wimbledon, ma al San Paolo.

E allora pensò: "cominciamo ad andare e poi si vedrà".

I tifosi e le tifose ospiti entrarono all'interno dello stadio un'ora prima della partita, e ovviamente anche Antonio, che fece il giro di tutto il settore e si piazzò tra due quasi cloni di Brigitte Bardot, che fecero ballare il waka waka alle pupille di Antonio che schizzarono fuori dalle orbite e anche dagli occhiali.

La partita, intanto, era iniziata, ma Antonio continuava a strombazzare con la vuvuzela e manco se ne era accorto. Due ore erano volate. I suoi ormoni continuavano a ballare e cantavano "Brigitte Bardot... Bardoooot...."

Antonio cercava di comunicare con le due vichinghe, ma l'emozione gli aveva fatto dimenticare anche quelle due o tre frasi di svedese che aveva imparato in tanti anni di studio, abbastanza matto e quasi disperato. Guardava la vichinga sulla sua destra e le sorrideva con i sedici denti di destra, poi si girava e sorrideva all'altra con i tredici denti e le tre capsule che aveva dall'altro lato.

Loro ricambiavano. Le svedesi sono aperte. Lui lo aveva sempre detto.

Le svedesi intonano cori nella loro lingua e Antonio, senza capire una mazza, dopo la terza birra, comincia a cantare insieme a loro, improvvisando le parole, azzeccando al massimo un paio di desinenze.

Al 7' un bacchettone svedese abbatte il Pocho Lavezzi, Antonio accenna ad una bestemmia, deviata in corner da uno sguardo dalla vichinga di destra. Lui, peruna notte, è parte nopeo e parte svedese. Ma la parte nopea deve rimanere nascosta nel cuore.

Al 10' minuto gli svedesi superano la metà campo partenopea, e un attaccante col nome da scrittore di thriller prova a dare una coltellata al cuore dei tifosi azzurri. La svedese di destra abbraccia Antonio, che si ritrova la testa tra due fuochi. De Sanctis para, Antonio urla: "Nooooo", ma non si capisce se per la paura che stesse segnando l'Elfsborg o per la reazione della svedese, che dopo la parata lo libera dalla piacevolissima stretta. Una goccia di sudore freddo, grossa come una palla di neve, scende dalla fronte di Antonio, che vorrebbe trasferirsi immediatamente in Svezia. Da lì, pensa, potrebbe vedere comunque tutte le partite del Napoli in televisione.

Al 13' Pazienza lancia Quagliarella, che si libra nell'aire e con una sforbiciata spettacolare fa gridare ad Antonio "Mannaggia Jeppson"! La svedese di sinistra lo guarda senza capire. Antonio le offre un pezzo di panino con la parmigiana, lei accetta e il gemellaggio è salvo.

Al 19' il giapponese Ishizaky, cugino di secondo grado di Holly e Benji, dribbla  Cannavaro, che nella fattispecie sembra la reincarnazione di un birillo, dà inizio ad una manovra pericolosissima che si conclude con un tiro di Advic, che a botta sicura centra un cartellone pubblicitario e le coronarie di Antonio, dalla cui fronte scende una nuova goccia di sudore gelido, simile a quella provocata dalle tette della svedese. Incredibile come eventi così diversi possano provocare reazioni tanto simili!

Al 21' Antonio imita Mazzarri e si toglie la giacca, che ormai è evaporata. La sua camicia bianca è ormai diventata color sudore, ammesso che il sudore abbia un colore.

Mazzarri poco dopo prende a morsi la panchina e Vitale, per un tiro di Hamsik che finisce nel fossato del Maschio Angioino.

27' Punizione per il Napoli. Gli svedesi tremano. Le due vichinghe si abbracciano tra loro dalla paura, con Antonio in mezzo, che comincia a pensare che Dio esiste. Qualunque sarà l'esito di quel calcio di punizione, per lui ci sarà qualcosa per cui gioire .Quagliarella non segna, ma Antonio riceve un doppio bacio sincronizzato conconseguente svenimento carpiato all'indietro. Una delle due gli fa un massaggio cardiaco, l'altra prova con la respirazione bocca a bocca. Antonio sta bene, per la precisione benissimo, ma indugia fino al termine del primo tempo prima di rialzarsi, come un navigato calciatore che rimane tramortito a terra per perdere tempo, senza manco ricordare a quale gamba è stato colpito.

Inizia il secondo tempo, Antonio sta sognando con un occhio aperto e uno chiuso. Quello aperto sbircia nelle canotte delle svedesi, ma con la coda dello stesso guarda il campo di gioco. E, proprio come in un sogno, al 46' vede Cannavaro, in versione Alessandro Renica, che da Soccavo lancia il pocho Lavezzi che, si traveste da Oliver Halton e impiega tre puntate per arrivare nell'area avversaria, nonché un'altra puntata per dribblare il portiere, e una, infine, per depositare il pallone in rete. Antonio urla "Gooooooaaaal" e salta in aria, come un canguro appena resuscitato, a circa un metro e mezzo di altezza. Una delle svedesi lo prende inbraccio, nel mentre l'ultra' in miniatura azzurro atterra sulla gradinata.

Lui la guarda come quando un marito qualsiasi viene scoperto da una moglie qualsiasi, in flagranza di un tradimento. Implora perdono con gli occhi. Ma lei, stranamente, non reagisce in alcun modo e lo riposiziona sulla gradinata.

Tutto quello che accade dopo e fino al 93', Antonio non l'ha mai saputo. Le sue pupille hanno continuato a girare fino al fischio finale in modo innaturale, fino a diventare strabico. Un occhio rivolto verso il rettangolo di gioco e l'altro verso il Paradiso.

L'unica immagine che rimane impressa nella sua memoria è quella di Gargano, che all' 89' anticipa di testa un attaccante svedese. In quel momento pensa che nella vita tutto è possibile e si sente un gigante. Proprio come Gargano.

93' L'arbitro Kakos fischia la fine. Antonio si sveglia. Le due svedesi si abbracciano, una delle due, con accento puteolano, commenta che l'1-0, tutto sommato, può essere un buon risultato. L'altra, con evidente accento afragolese, sottolinea che la squadra non è ancora completa, e che mancano una punta centrale, un centrocampista e un difensore. Sulle parole precise preferiamo glissare (anche perché la traduzione è a senso, considerato che il puteolano e l'afragolese sono lingue di gran lunga più complicate dello svedese) e chiudere la cronaca della partita con un fermo immagine. Un fermoimmagine con la faccia di Antonio quando realizza che le due vichinghe non sono proprio svedesi svedesi...

Ma, caro Antonio, c'è ancora la partita di ritorno...D'altronde la Svezia non è lontana. E, come direbbe il grande de Giovanni, il ritorno sarà in discesa...

Al ritorno, nel treno, Antonio si addormenta e sogna,oltre a due svedesi vere, tre o quattro nuovi acquisti. Il suo pensiero vola in Brasile e al baby trequartista Giuliano dell'Internacional, in Argentina al giovanissimo centravanti Funes Mori, e in giro per l'Europa alla ricerca di un difensore e un centrocampista di qualità e quantità. Lui passa le giornate intere davanti alla tv a sognare...

di Gianni Puca

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