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POCHE ORE ALLA FESTA

I tasselli del mosaico azzurro


I tasselli del mosaico azzurro
03/08/2010, 10:08

Nel giorno della presentazione ufficiale, la fotografia del Napoli è eccellente, ma non ancora perfetta. Fosse un quadro, sarebbe un dipinto da galleria, ma a cui manca una tinta. Una sorta di mosaico con qualche tassello in meno. Il che non guasta l’immagine collettiva, ma di certo è utile a completare il capolavoro. La società ci sta lavorando, e sa che i tasselli non mancano in numero, ma in qualità. Ovvero: per completare l’immagine i pezzi ci sono, è che ne servono di migliori per elevare la figura. E allora, senza strafare ma con garbo, Bigon sta provando a sostituirli. Uno per volta, così da non perdere l’idea di insieme. Via un tassello del mosaico, Luca Cigarini, dentro un altro, Gokhan Inler (presumibilmente). Via un pezzetto del puzzle azzurro, German Denis, ecco un altro pezzo, Critiano Lucarelli. La forma non cambia, anche perché altrimenti non si incastrerebbe nel mosaico del pittore Mazzarri. Ma a cambiare è la sostanza. I pezzi aggiunti sono, e devono essere, di un livello superiore per migliorarsi. Se poi si raggiunge l’obiettivo di vendere chi non serve e acquistare chi interessa, rimanendo invariato il bilancio, allora tanto di cappello. Il ds partenopeo ci sta riuscendo con una formula cara a molte squadre in questo mercato: il prestito oneroso con diritto di riscatto. Un modo per pagare a rate i giocatori, senza appesantire il bilancio. Non una pazzia, come ha detto qualche ex direttore generale, ma un modo per muovere il mercato e salvaguardarsi le tasche. Anche perché, ad accordi fatti e rispettati, il prossimo anno il Napoli si ritroverà a sborsare circa 6 milioni per la seconda rata di Cavani, ma ne incasserà 14 e mezzo dai riscatti di Cigarini, Datolo e Bogliacino. L’economia di cassa è un pezzo importante del mosaico. De Laurentiis conosce bene queste regole, come sa bene di aver promesso ai napoletani una sorpresa per questa sera. Ieri l’addio a Cigarini, oggi l’incontro con Pozzo. Il resto è pura fantasia, ma neanche troppo. Chissà che nel “nuovo” San Paolo non ci sia occasione di presentare un nuovo tassello.

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di Salvatore Formisano
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