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IL CIUCCIO CHE VOLA

I veri problemi della vita...


I veri problemi della vita...
24/04/2011, 10:04

Palermo-Napoli (Non ce la faccio a scrivere il risultato)

“E vabé, ma fossero tutti i questi i problemi della vita… E tu vuoi stare nervoso solo perché il Napoli ha perso?” Osserva inopinatamente Laura, mettendo a rischio la stabilità di un pluriennale matrimonio, fino ad allora felice, con l’unica frase che la moglie di un tifoso del Napoli non dovrebbe mai pronunciare e neppure pensare.

Gaetano, fino a qualche istante prima, era immobile come un soprammobile, bianco e freddo come una lapide. Ma quella frase blasfema, restituisce colore e calore al suo corpo esanime, che diventa viola e raggiunge la temperatura di ebollizione in pochi secondi. Gennaro si gira lentamente verso la voce che gli era arrivata alle spalle come una pugnalata. Incenerisce la moglie con uno sguardo laser in cui sono racchiusi novanta minuti di lenta sofferenza, di rabbia insopprimibile, di illusioni disintegrate, al termine dei quali Gaetano appende i sogni al chiodo...

Laura si trova sulla traiettoria dello sguardo feroce di un uomo a lei sconosciuto. Vorrebbe dire: “Ma che ho detto di così grave?”, ma per sua fortuna intuisce che aggraverebbe di gran lunga la situazione già delicata, e così opta per un sano e costruttivo silenzio.

Il piccolo Antonio, di due anni, interamente vestito d’azzurro, e che conosce a memoria la formazione del Napoli, osserva la faccia stravolta dal dolore del papà, poi guarda la mamma. Intuisce subito che è lei la cattiva, che sta facendo soffrire il suo papà, e gli abbraccia il ginocchio.

Gaetano guarda la moglie come se l’avesse vista per la prima volta, con gli occhi iniettati di sangue e pensa: “Ma chi è quella? Come diavolo ho fatto a sposare quella donna?” Lui non ha ancora proferito verbo, ma anche le mura della signora del piano di sotto riescono a percepire ciò che sta pensando. Quella frase aveva demolito le fondamenta di una vita felice insieme. Gaetano osserva la moglie dalla testa ai piedi, e quei bigodini, quelle pantofole, alle quali si era ormai assuefatto, gli diventano ora tutto ad un tratto insopportabili, come quella voce che era diventata improvvisamente fastidiosa come quelle vecchie porte poco oleate dei castelli infestati dai fantasmi. Secondo lei… una sconfitta del Napoli… non rientrerebbe tra i problemi gravi della vita?! E ma allora lui vorrebbe sapere da lei quali sarebbero i problemi gravi della vita? Lui non ne conosce di più gravi. Lui in tutta la sua vita non ha mai sofferto come quando il Milan vinse tre a due al San Paolo portando via alla MAGICA quello che sarebbe stato lo scudetto più meritato e spettacolare della storia. E lei se ne viene che la sconfitta del Napoli non è un problema grave?! Secondo lei, perdere la partita che ha fatto abbandonare a sei milioni di malati l’ultima speranza… non sarebbe una cosa grave? E quali sarebbero allora i problemi gravi? La munnezza? La camorra? La droga? “Ma chi se ne fooootteeeee?” pensa ad alta voce Gaetano, per il quale quello scudetto era quasi un secondo figlio.

No, la donna che aveva pronunciato quella frase non poteva continuare a rimanere nel suo campo visivo né in quello acustico. Almeno per le prossime quattro settimane.

Lei pensa: “E vabè, ma pure a casa mia sono appassionati di calcio, ma quando perde la squadra del cuore di mio padre e di mio fratello, non se ne fa una tragedia così”. Lei non ha il coraggio di dirla questa cosa, ma lui gliela legge negli occhi e, anche se non le risponde, pensa: “E per forza! Tuo padre e tuo fratello sono tifosi dell’A-ta-lan-ta! (scandendo Atalanta con sillabe gradualmente più schifate) Una sconfitta dell’Atalanta non è paragonabile ad una del Napoli. Il tifoso bergamasco non è come il tifoso del Napoli. La sofferenza del tifoso napoletano è diversa”.

Gaetano si chiede perché a Pasqua i parenti debbano necessariamente andare a casa degli altri parenti durante la partita del Napoli. E ma fossero solo parenti… No, a casa di Gaetano quel giorno erano passati in rassegna, in lenta successione, cognati juventini e romanisti, sorelle milaniste, cugini interisti, e addirittura zii bresciani… E ciascuno, durante la partita, pretendeva di baciarlo, di abbracciarlo. Qualcuno.. addirittura di parlare. Come si fa a parlare con un’interista mentre il Napoli sta perdendo a Palermo? Ditemelo voi. Come si fa a fare finta di niente, a trattarlo come se fosse una persona normale? Può un’interista essere considerato un essere umano normale?

Gaetano era stato costretto a grattarsi per tutta la partita come se avesse l’orticaria, ma invece teneva solo la scaramanzia. Gli occhi addosso sono una scienza esatta. E la colpa di quella sconfitta lui non può che attribuirla alla moglie, che ancora è attaccata a queste tradizioni ormai superate, e ancora apre la porta, durante la partita del Napoli, a parenti juventini, interisti, milanisti e romanisti. Solo perché è Pasqua! Quando il Napoli perde, a casa di un napoletano Pasqua non viene. Così come non viene Natale, Capodanno. Gaetano era rimasto chiuso in casa per una settimana a Ferragosto, con quarantasei gradi all’ombra, anche per la sconfitta all’ultimo trofeo Birra Moretti… Figuriamoci come non poteva essere considerato un problema grave aver perso partita e scudetto in un giorno solo. I leghisti vogliono sparare sui gommoni ai poveri extracomunitari che, via mare, cercano di raggiungere le coste italiane. Or bene, cosa dovrebbe dire e/o fare un povero tifoso del Napoli che cerca di trascorrere serenamente la Santa Pasqua davanti alla televisione allorquando vede attraccare barconi con a bordo orde di tifosi extranapoletani?

Lei è ormai impietrita, sa che quel lungo silenzio dell’idrofobo marito è intriso di rabbia; quegli occhi color collera dicono molto di più di quello che una vipera inviperita o una tarantola tarantolata potrebbero esprimere con le parole. Quello sguardo affilato come un coltello a serramanico penetra nelle carni di lei, che se potesse tornare indietro mai più pronuncerebbe quella frase, che aveva scoperto avere conseguenze deflagranti, che a confronto le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki erano tricchitracchi inesplosi.

Quella per lui era già stata una giornata devastante. Dopo l’urlo lanciato al goal di Cavani, che aveva fatto sobbalzare i mille tifosi assiepati sugli spalti del Barbera, nei successivi novanta minuti aveva subito diversi trapianti di fegato, dovuti alla inspiegabile presenza in campo di Cribari e alla mancata sostituzione immediata di Pazienza dopo il secondo inutile fallo da ammonizione. Ad un certo punto della partita, era rimasto con l’ulcera senza lo stomaco intorno. Ma il culmine si era raggiunto quando Mazzarri, al minuto sessantacinque toglieva Hamsik e metteva dentro Lucarelli. Per carità, Hamsik non aveva combinato chissà che cosa. Ma è un giocatore che spesso aveva risolto le partite, con un goal impossibile, con un assist imprevedibile. Quando Gaetano vede entrare in campo Lucarelli, i suoi occhi schizzano fuori dalle orbite, comincia  trasudare bile, lapilli infuocati gli schizzano dalle narici. Avrebbe bisogno di un trapianto di ulcera! Lucarelli nooo, grida facendo tremare l’intero parco, composto da trecentocinquanta appartamenti. Nella storia del calcio si sono inventati assurde incompatibilità tra grandi campioni: Rivera non poteva giocare insieme a Mazzola, Baggio non poteva giocare con Mancini. Ma l’unica cosa matematicamente certa è che non si può giocare con Lucarelli e Cribari contemporaneamente in campo. 

La cosa peggiore è che questa volta Gaetano non può prendersela neppure con l’arbitro, che mai come oggi è stato pro-Napoli, con un paio di decisioni che neppure lui si riusciva a spiegare. Lui che solitamente se ne strafotte altamente del fair play e di vincere meritando, e che ancora assume che il suo idolo Maradona contro l’Inghilterra segnò di testa..  

Il colpo di grazia, in quella Pasqua di passione, gli era stato inferto alle spalle dalla moglie, nel mentre lui era già a terra immerso in una pozza di dolore, con sangue azzurro che gli zampillava dal cuore.

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di Gianni Puca
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