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LA FASCIA SFASCIATA

Il 3-5-2 logora gli esterni


Il 3-5-2 logora gli esterni
17/03/2010, 12:03

 
Si ferma anche Aronica, e si comincia ad invocare la maledizione della fascia sinistra, sommandovi i ripetuti stop di Dossena, l’acquisto di Datolo poi rivelatosi inadeguato per quel ruolo, un Rullo mai pervenuto, e via di seguito.
Prima di parlare di maledizioni ed affidarci ai miracoli di San Gennaro cerchiamo però di chiederci il perché delle cose. Il Napoli, unica squadra in Italia insieme al Livorno, pratica il 3-5-2, l’unico modulo che chiede agli esterni di fascia di dover sia attaccare quando si attacca, sia difendere quando si difende, percorrendo da soli tutto il campo. Perché meravigliarsi, dunque, e parlare di maledizioni visto lo stress fisico a cui devono sottoporsi questi calciatori?
Il modulo fu visto per la prima volta in Italia nei primi anni Novanta, con il Parma di Nevio Scala che schierava sulle fasce Benarrivo e Di Chiara. All’epoca si parlava di 5-3-2, ma solo perché il concetto di difesa a 3 (introdotto per la prima volta da Zaccheroni con la sua Udinese sul finire degli anni ’90) non era ancora di moda e magari si poteva passare per pazzi a dire che si giocava con la difesa a 3. In realtà Scala chiedeva a Benarrivo e Di Chiara lo stesso lavoro che Mazzarri chiede a Maggio ed Aronica: attaccare e difendere. All’epoca fu un’assoluta novità di grande successo, tanto che Benarrivo e Di Chiara finirono in nazionale ed il modulo cominciò a venir scopiazzato da diverse squadre. Lo stesso Napoli cominciò a praticarlo nei suoi anni bui, ricordiamo Baccin e Pineda. Ma non era sicuramente il calcio di oggi, quei ritmi erano più sopportabili, ed in più si poteva beneficiare dell’effetto sorpresa di un modulo con contromosse ancora poco note.
Oggi solo Napoli e Livorno praticano questo modulo in serie A, e sicuramente non è il Livorno che prendiamo volentieri a modello a cui ispirarci. Tantomeno crediamo alla storia che questo Napoli possa giocare solo così, perché non può essere vero e sfidiamo a dimostrarlo.
La verità è che gli allenatori, soprattutto quelli che entrano in corsa come Donadoni l’anno scorso e Mazzarri quest’anno, raramente prendono rischi per modificare moduli già collaudati in corsa, e puntano più a dare scosse psicologiche e motivazionali che non tattiche. L’auspicio è che Walter Mazzarri dall’alto della sua competenza nel prossimo ritiro precampionato trovi il modo di insegnare a questa squadra anche a giocare in modo diverso.
E soprattutto, che non si parli più di maledizione o sfortuna: questo modulo per gli esterni trova raramente elementi che lo sappiano interpretare (uno di questi è senz’altro Maggio), molte volte si infortunano, e raramente vi sono dei sostituti all’altezza.

Diego Nobile

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di Pensiero Azzurro
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